Salvatore Parlagreco

Che cosa farà da grande Gianfranco Miccichè? La domanda è pertinente ed attuale ed è inutile che arricciate il naso e borbottiate. L’età adulta non arriva con il tempo, bisogna guadagnarsela facendo scelte dure sul campo. Non è mai una conquista definitiva.

 

Calma, la questione non riguarda solo Miccichè ma tutti, proprio tutti, quindi è bene che nessuno si senta già “arrivato”. Il fatto è che Miccichè decide anche per conto nostro, oltre che cavalcare la tigre per conto suo; governa insieme a Raffaele Lombardo, fa le carte insomma. Questo significa che il raggiungimento dell’età adulta di Miccichè non riguarda solo lui, ma un sacco di gente, forse tutti i siciliani.

 

Lo so che è difficile da accettare, e che leggendo questa cosa uno come Giuseppe Castiglione, coordinatore regionale del Pdl e disistimatore ufficiale di Miccichè, potrebbe mandarci al diavolo avendo ragione di farlo, perché non si sente rappresentato da chi si pone questo problema, nel senso che non è disposto ad accogliere il quesito manco per niente. Non è un problema suo, ritiene incomprensibile, però sbaglia anche lui, insieme a quelli che ritengono sia possibile fare a meno di farci gli affari di Miccichè.

 

Gli affari di Miccichè sono affari nostri, inutile girarci attorno. Perciò il quesito iniziale – Che cosa farà da grande Miccichè? – ce lo dobbiamo porre con serietà. L’ha fatto anche il governatore, chiedendogli che cosa deciderà quando il partito del Sud, che sta mettendo in lizza, comincia a muovere i primi passi.

 

Nelle file del Pdl, ne siamo convinti, sono in tanti a porsi la stessa domanda. Insomma è questo il quesito principe.

 

Negli ultimi mesi Miccichè ha sbattuto fuori dal governo il Pdl, ha fatto nascere un gruppo parlamentare autonomo all’Ars, ha creato un’alternativa nel Parlamento regionale alla coalizione fra Mpa, Pdl e Udc, una ipotesi che qualche anno fa avrebbe provocato una risata e fatto dubitare sulle facoltà mentali di chi l’avrebbe sospettata. Miccichè ha criticato il governo nazionale con tanta frequenza ed asprezza che un’opposizione attrezzata e convinta non avrebbe potuto fare di meglio. Miccichè ha messo in fila tutti i difetti del Pdl, la dabenaggine di alcuni dirigenti, l’insulsaggine, la contraddittorietà delle loro scelte. Ne ha dette di cotte e di crude, insomma.

 

Partito e governo nazionale sono governati da Silvio Berlusconi. L’equazione sarebbe facile, vuol dire che ce l’ha con lui, perché è il premier che ha la responsabilità dell’uno o dell’altra. Ma non è così, Silvio Berlusconi resta nel cuore di Gianfranco Miccichè nella buona e nella cattiva sorte. Nel Pdl si può spaccare il gruppo parlamentare, andarsene sbattendo la porta e rimanere sia dentro il partito quanto dentro il governo.

 

A Miccichè è consentito: Miccichè borbotta, sgomita ma non lascerà mai Berlusconi (Marcello dell’Utri docet). La qualcosa significa che rimane a metà del guado. Perché? Vuole il partito del Sud, che di fatto diventa un soggetto politico destinato a competere con il Pdl, ma pretende che il premier gli dia il via libera. Così si costruisce un contrappeso alla Lega e si ottengono consensi nel Mezzogiorno.

 

Ma con chi lo fa il partito del Sud? Con Lombardo di sicuro no, perché il suo partito del Sud nasce senza briglie. E allora? Niente, non succede niente.

 

Governo Lombardo. Miccichè ha contribuito in modo determinante alla realizzazione del quadro politico attuale, con Mpa e Pdl sicilia dentro il governo, e il PD impegnato con il patto riformista. Quando Lombardo dichiara la sua disponibilità ad accogliere il Pd nel governo, Miccichè reagisce senza frapporre indugi: non starà mai al governo con il PD. I democratici fuori, impegnati a sostenere il suo governo vanno bene, dentro no.

 

Siccome il PD ha preso in considerazione questa ipotesi, facendo cadere un vecchio tabù, Miccichè ha da prendere anche questa decisione, difficile quanto il partito del Sud.

 

Perciò tutti vogliono sapere che cosa farà da grande. Non vogliono farsi cuocere a fuoco lento. Non dai nemici, ma dall’alleato Miccichè, il quale inveisce, dissente, combatte, ruggisce e schiuma ma fino a un certo punto. Coitus interruptus, lo chiamano con una metafora audace.

 

Ai partner il coitus interruptus generalmente non piace. Per giunta fa venire il mal di testa. Per questo si augurano che Miccichè raggiunga l’età adulta e si assuma la responsabilità delle scelte. Perché ciò avvenga occorre tradire il padre. È un viatico ineludibile. Si cresce “uccidendo” il padre, facendo cioè quello che si ritiene più giusto.

 

I padri generalmente capiscono.

 

Se non è solo una questione affettiva allora le cose si complicano. In Sicilia il settore creditizio è in movimento. L’Unicredit digerisce il Banco di Sicilia e s’impegna in grandi progetti nel Nord. Gaetano Miccichè, fratello di Gianfranco, annuncia l’arrivo di Intesa Sicilia, costola della Banca Intesa San Paolo. Sta per vedere la luce la Banca del Mezzogiorno di Giulio Tremonti.

 

Intesa scende a Sud e si “compromette” nell’Isola governata da Lombardo e Gianfranco Miccichè, Alessandro Profumo investe le sue risorse a Nord per consolidare la sua presenza in Europa e tenere a battesimo un’inedita alleanza con i governi leghisti della Padania.

 

Crescere è difficile per chiunque. Non si finisce mai di farlo. Ma per Gianfranco Miccichè è una scalata dell’Everest. Bisogna capirlo.