Salvatore Parlagreco

Un evento storico o un episodio spiacevole possono essere ricordati dal luogo in cui la circostanza è avvenuta. Maastricht è diventato sinonimo della svolta nella politica monetaria europea, Shenghen, l’abbattimento delle dogane, Roma il patto della Comunità europea.

 

Quando nasce un partito, invece, ci si incontra al ristorante, e allorché bisogna avere un chiarimento fra uomini importanti basta un dolce, magari una torta. Così la torta ricorda i tentativi di Gianni Letta di riparare ai gusti del suo leader, Berlusconi, e le cene di Arcore stanno a significare per Umberto Bossi, il pegno di un’alleanza indistruttibile. La consuetudine di Arcore consolida il patto, ma una cena resta una cena. Potrebbe significare tante cose e niente.

 

Massimo D’Alema e il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, hanno cenato ieri al ristorante la Scuderia di Palermo. A prescindere dalle sue “conseguenze”, questo incontro è comunque un evento politicamente ragguardevole. Le ragioni sono semplici: essa si è svolta all’indomani di un’assemblea di delegati del PD che, a Palermo, ha eletto il nuovo segretario regionale, Giuseppe Lupo, che nei giorni scorsi ha detto e ripetuto che è sua intenzione dare battaglia nel Parlamento regionale, al governo di Raffaele Lombardo.

 

L’intenzione non è peregrina perché l’opposizione deve fare l’opposizione, ma il bisogno di annunciare ai quattro venti incessantemente la voglia di rendere la vita difficile al governo Lombardo, acquista un significato ben preciso nel panorama siciliano: discontinuità rispetto al passato e cioè il taglio netto con la linea Cracolici, il capogruppo parlamentare, finora, dei democratici.

 

Questa linea, chiamiamola pure “d’attacco”, non è condivisa da tutti perché si ritiene che le spaccature all’interno del centrodestra possano offrire al PD, l’opportunità di fare prevalere alcuni obiettivi del PD. Quali? Il nodo sta proprio qui. Meglio l’opposizione dura per nascondere l’assenza di una politica investire sul governo Lombardo e la conflittualità del centrodestra? L’interrogativo è senza risposta. Per intanto, com’è noto, i delegati della mozione regionale di Lumia, collegata a Bersani, hanno abbandonato la scena durante il primo atto, l’elezione del segretario.

 

D’Alema arriva nel momento più delicato e tutti si chiedono se sia venuto per tentare di mettere pace, magari riferendo ai suoi che la Sicilia doveva andare alla mozione Franceschini, punto e basta. Tutto questo che c’entra con la cena alla Scuderia fra D’Alema e Lombardo? C’entra, c’entra. D’Alema ha dato un segnale preciso al suo partito: con Lombardo si può discutere ed andare a cena senza rischiare sanzioni. Si può parlare con lui proprio mentre Giuseppe Lupo proclama la necessità di rendergli la vita difficile.

 

E questo ha un valore politico, non c’è dubbio. Ma è bene ricordare che fra D’Alema e Lombardo ci sono precedenti che vanno ricordati. In Puglia, a Bari che vigilia di un congresso Mpa, che muoveva i primi passi, pareva che Lombardo dovesse propendere per il centrosinistra. D’Alema si aspettava che ciò avvenisse, ed invece non accadde. Il rapporto fra i due non si è consolidato, ma non si è nemmeno deteriorato. Durante il congresso del Mpa a Roma, l’intervento di D’Alema – in quell’occasione assai lucido e brillante – scaldò i cuori dei delegati, che gli tributarono un’ovazione. Episodio che destò sorpresa anche ai vertici del Movimento.

 

Nel suo intervento D’Alema mise in campo, tra l’altro, il bisogno delle regioni meridionali di fare lobby per riequilibrare le decisioni di Roma, influenzate dal peso politico crescente della Lega Nord. Lombardo oggi ha bisogno di una sponda nell’opposizione del PD che conta su 28 deputati in Assemblea regionale. Il governatore ha dalla sua parte 30 deputati, 15 del MPA e 15 del Pdl Sicilia.

 

La maggioranza pretende 45 deputati, ce ne vogliono quindici per battere l’opposizione del PDL e dell’UDC. Un patto con l’opposizione è improbabile sia per le posizioni di Lupo sia per i problemi che provocherebbe a Lombardo nel suo rapporto con il centrodestra e, soprattutto, con il Cavaliere. E allora? Dovranno inventare qualcosa, magari inventando alternative al patto ufficiale.