"Le socialdemocrazie sono a fine corsa, non perche’ hanno fallito ma perche’ hanno compiuto la loro missione storica". Pier Luigi Castagnetti non ha usato metafore per esprimere tutti i suoi dubbi riguardo alle scelte europee del Partito democratico, arrivando a suggerire un deciso ripensamento della collocazione nell’europarlamento. "Dobbiamo accentuare la nostra originalita’ e la nostra apparente solitudine in Europa -ha spiegato Castagnetti intervenendo al convegno del Pd ‘L’Italia in Europa e nel mondo’-. Dobbiamo fare ginnastica, e’ necessario". Secondo l’esponente del Pd, "dall’interno si rischia di essere risucchiati e condannati ad una fine inesorabile", per questo bisogna lavorare "dall’esterno" per "non compromettere il lavoro fatto in Italia" e spingere a "guardare al lavoro anticipatrice della nostra esperienza italiana". Castagnetti ha invitato a considerare che alle prossime elezioni politiche voteranno "i figli dell’Ulivo, che non sanno cosa e’ stata la socialdemocrazia o la Democrazia cristiana". Considerando cio’, "chi pensa ad una rigenerazione del socialismo europeo pensa a un progetto di breve periodo o intende ipotecare il futuro di giovani che non sono interessati ad una versione sfocata del progetto giovanile dei padri".
Castagnetti ha premesso: "In Europa i Paesi guidati dai socialisti sono 5 su 27, se ci saranno le elezioni anticipate in Spagna rischiano di rappresentare solo il 4% del Pil europeo. A Strasburgo il gruppo socialista e’ stato scavalcato da quello del Ppe, che ha 80 deputati in piu’". Ma, per l’esponente del Pd non e’ solo una questione di numeri: "Il socialismo europeo e’ mal posizionato rispetto ai temi cardini del ventunesimo secolo, nessun dibattito sui temi di attualita’ e’ di matrice socialista. Ma, soprattutto, preoccupa il giudizio del Pse sulla natura della crisi che lo sta attraversando, ciclica e non storica". Secondo Castagnetti "il socialismo europeo e’ paralizzato e rischia di apparire come il barone di Munchausen che cerca di risollevarsi tirandosi per i capelli, molto difficile". Inoltre, piu’ in generale, "la sinistra e’ rimasta senza parole perche’ e’ senza idee di fronte alla crisi economica". L’esponente del Pd ha ricordato: "Mi hanno molto colpito, impressionato le parole del capogruppo Schulz all’ultimo congresso quando ha sostenuto che il gruppo del Pse e’ anticapitalista. Restano immutati il linguaggio, ma anche le categorie ". Con queste premesse, il giudizio e’ conseguente: "Noi Democratici italiani non possiamo essere complici di questa inerzia, non dobbiamo stilare le analisi dolorose e chiederci perche’ ora che la destra perde perdiamo anche noi: e’ la credibilita’ che il socialismo non trasmette piu’, l’incapacita’ di reinventarsi questo tempo che considera il Novecento alle spalle".
