Ma lo sapete quanto guadagnava l’ex Direttore Generale dell’AMIA Orazio Colimberti? Lo stipendio di un dirigente dell’area pubblica locale, vi risponderete.
Così, sarebbe dovuto essere, se l’Azienda si fosse chiamata in modo diverso di AMIA. Che ormai ai palermitani più anziani ricorda la famosa pubblicità del dentifricio: ”con quella bocca può dire ciò che vuole”. Invece che dire all’AMIA gli amministratori e dirigenti, nel periodo di gestione 2001-2008, hanno fatto di tutto, di più!
Adesso vi spieghiamo tutto.
A Colimberti, Direttore Generale gli era riconosciuto un normale stipendio annuo di 112mila euro. Rimpolpato da 24mila euro di indennità di posizione (il cosiddetto salario accessorio) e “appena” 40mila euro di premio di produzione (ndr: complimenti!). Giungendo, così,ad un totale di 176mila euro annui, più fringe benefit (ossia concessione di: un auto di servizio, una sorta di attendente h24, il telefonino, rimborso spese a piè di lista per ristoranti e alberghi, giornali e libri, i costi per trasferte fuorisede, etc).
E tutto considerato, nonostante la nota improduttività dell’AMIA, e a parte il pauroso deficit di bilancio, saremmo ancora, quasi, nella norma.
Ma si dà il caso che Colimberti nel 2002 è stato pure nominato Presidente della PEA (Palermo Energia Ambiente), la società destinata a curare i lavori di realizzazione del termovalorizzatore di Bellolampo, e poi anche a gestirlo dopo. L’AMIA in rappresentanza del Comune di Palermo, per arguta volontà del Sindaco, vi era entrata con il 29% di azioni (ndr: parrebbe con 45 milioni di euro), trovandosi come soci il consorzio Actelios (gruppo Falck) ed altre imprese, note e meno note, per lo più mai rese di pubblico dominio.
La società PEA, passata alla storia per il fitto manto di segretezza che ancora oggi circonda la sua esistenza: sia su come ha funzionato, che su quali lavori (e con quali modalità) abbia materialmente realizzato. Segretezza, riservata anche ai titolari dei 45 milioni di euro in questione – i consiglieri comunali – che, perciò, fa infuriare Davide Faraone, capogruppo PD al Comune di Palermo.
Comunque, per presiedere la PEA, Colimberti incassava un ulteriore compenso di 58mila euro l’anno. E siamo giunti ad un totale annuo di introiti di ben 234mila euro.
Ma non basta. Colimberti dal 2004 al 2008 ha ricoperto ad interim pure la funzione di Direttore del Dipartimento “amministrazione e finanze” dell’AMIA. E fanno altri 14mila euro l’anno, che portano il totale annuo della retribuzione di Colimberti a 248mila euro.
E sì, avremmo finito questo conteggio di salario, molto speciale, se…
Se si conoscesse quanto Colimberti avrebbe avuto attribuito come emolumento annuo nel triennio 2005-2007, periodo dell’intervento AMIA negli Emirati Arabi Uniti, nella sua doppia qualità di AD e DG di “AMIA Abu Dhabi branch” e di General Manager e consigliere di amministrazione (unico) di “Investor and AMIA enviromental services LLCC”. Quest’ultima società capitalizzata con poco meno di tre milioni di euro, interamente depositati presso la locale banca di garanzia per gli investimenti provenienti dall’estero, e registrata quale polmone finanziario fuori Italia di AMIA, presso il competente Ministero degli Emirati. Atti e fatti, di cui sinora non si ha notizia del ritrovamento delle relative copia documenti, presso gli archivi amministrativi e contabili della sede di via Pietro Nenni 28.
Cosa diavolo sarà successo? Vi chiederete. Non lo sappiamo.
Ma pazientando, prima o poi, avremo la risposta adeguata. Ci stanno lavorando, per sapere e per capire, alla Procura Distrettuale Antimafia di Palermo. Sempre che siano in grado di superare la mancanza di uno strumento investigativo indispensabile, quale è quello della rogatoria internazionale;inesistente con gli Emirati. E sempre, che gli scarni bilanci della Procura di Palermo, consentano di poter finanziare eventuali indagini in terra di Abu Dhabi. Dove, per la verità, tanti testimoni sarebbero ben lieti, in loco, di rimembrare le splendide serate e gli allegri festeggiamenti a cui – nella lussuosa cornice del Millennium Hotel- avrebbero partecipato i nostri rappresentanti dell’AMIA, talvolta, pare, con il ludico supporto di altra qualificata rappresentanza siciliana.
Però, non preoccupatevi! Pare, che i nostri eroi, si siano fatti onore, difendendo la voglia di vivere e l’essenza prima della nostra sicilianità. Almeno, così si sussurra dalle parti di Abu Dhabi.
