Ignazio Panzica

Cammarata, ora, politicamente rilancia. Preannunciando, dalle colonne del Giornale di Sicilia, la sua volontà e determinazione di privatizzare l’Amia. Ha dichiarato al principale quotidiano siciliano della carta stampata : “Noi abbiamo avviato il processo di privatizzazione (ndr. dei servizi) con Amg e vorremmo  farlo anche con Gesap (ndr. aeroporto Punta Raisi), nonostante qualcuno ci mette i bastoni tra le ruote. Né intendiamo fermarci. Pensiamo, infatti, al settore rifiuti,anche se attendiamo di conoscere le risultanze dell’attività dei commissari giudiziali all’Amia”.
L’intervistatore, per la verità, lo incalza contestandogli che non sempre la privatizzazione dei servizi, fa rima con miglioramento della qualità degli stessi né con minor costi di gestione e minor tasse per i cittadini. Ma il Sindaco, da uomo di mondo, privo di taccagneria, ribatte : “ Se vogliamo servizi migliori – risponde con un tono di noncuranza salottiero con il quale si parla al bar di fronte ad un martini – dobbiamo anche accollarci costi maggiori. L’importante è che fra qualità e tariffe ci sia la giusta proporzione”. Un pensiero, immaginiamo, che condivideranno la stragrande maggioranza del 70% dei palermitani che vivono con un reddito attorno ai mille euro mensili, cento più, duecento in meno.
Ancora, l’intervistatore del GdS gli rinfaccia lo stato disastroso dell’Amia correlandolo all’aumento da lui voluto del 75% della Tarsu. La risposta di Cammarata, a questo punto, ha dell’incredibile : “Lì (ndr. all’Amia) il problema è stato fisiologico, non patologico. Sono peggiorate le condizioni economiche dell’Amia, non i servizi, andati in crisi solo in occasione di alcune proteste dei lavoratori per i tanti guasti ai mezzi, sui quali ora stiamo investendo”.
Neanche una parola il primo cittadino su un fatto concreto e terribile che pesa come un macigno sulla condizione attuale dell’Amia e dell’intera città : la misteriosa evaporazione in quella Azienda – solo dal 2001 al 2008 – di almeno 300 milioni di euro di soldi pubblici. Dei quali, nulla si sa più, come e dove siano finiti.
Il tutto senza spendere una parola sulla scientifica chiusura dell’officina interna  dell’Amia, che ha messo in ginocchio il parco mezzi dell’Azienda. Neanche una  parola, il Sindaco ha ritenuto di dover spendere sui mancati controlli del Comune (ndr. azionista di capitale unico) sulla gestione e sui bilanci dell’Amia.
“Ma perché si stupisce ? – commenta amaro Manfredi Agnello capogruppo in Comune del Pdl Sicilia -  Non è una novità la notizia che Cammarata & friends bramino di privatizzare l’Amia, dopo averla disastrata e deprezzata con le loro disattenzioni croniche nel ruolo di azionisti/controllori. Già l’1 Dicembre 2009, il disegno di privatizzazione dell’Amia era stato anticipato dall’Assessore al Bilancio Bavetta in una intervista al supplemento economico del Corriere della Sera. Tanto che il capogruppo del Pd, Faraone,allora, ne aveva fatto oggetto di una clamorosa ed animata denuncia in Consiglio.”
Ma cosa aveva detto Bavetta in quella intervista? Il semplice annuncio ai mercati economico-finanziari milanesi che, al più presto, ed in alcuni casi addirittura entro il 31 dicembre 2009, il Comune di Palermo si riproponeva di disfarsi delle azioni detenute in Gesap, nonché del 40% delle azioni Amia (ndr. allora già prima della procedura fallimentare), e di voler fare la stessa cosa per l’Amg (gas).
Bavetta si era, persino, sbilanciato ipotizzando la necessità di preparare il transito amministrativo dei dipendenti Amap (e quindi, ci si immagina, di tutti i suoi beni) all’Acque Potabili Siciliane. La società privata che ha vinto l’appalto trentennale per la gestione dell’acqua a Palermo e provincia per i prossimi trent’anni. Una gara di cui si ricorda che l’Aps fu l’unica partecipante, ma soprattutto che allora nessuna autorità pubblica si pose il problema di che fine avrebbe fatto l’esistenza dell’Amap, e se tutto ciò sarebbe convenuto alle casse del Comune di Palermo.
Quindi esiste da tempo il disegno di chiudere l’azienda acquedotto palermitana? Parrebbe, proprio di si, se Bavetta, poi, con giornalista milanese si era espresso sinteticamente dicendo: “si tratta di una storia già scritta”. Ovviamente, l’unica sede legale e politica dove sarebbe stato, ed è,possibile decidere cose del genere è il Consiglio comunale. Ma Bavetta e Cammarata, pensiamo in assoluta buona fede, se lo erano scordati.
“Allora ho apprezzato moltissimo l’indignazione manifestata da Davide Faraone – chiosa Manfredi Agnello – mi auguro proprio che gliene sia rimasta ancora po’ da spendere contro Cammarata, perché nel prossimo futuro ce ne sarà bisogno per contrastare i disegni liberisti di retroguardia del Sindaco. Che continua a fare il furbetto,pensando di avere ancora il potere e la credibilità politica per fare e disfare economicamente ciò che vuole. Bollando i malumori e le contestazioni nei suoi confronti che provengono dalle associazioni rappresentative delle principali categorie produttive del mondo economico palermitano, come provenienti da personaggi a lui ostili. Chissà per quali preconcetti, o ragione politica recondita. Dell’aumento dell’addizionale Irpef e di quello della Tarsu, il Sindaco non ha più memoria? In siciliano una volta si diceva : “mancia e scorda! Il guaio nostro, vero, è che a lui capita troppo spesso”.