Salvatore Parlagreco

"Lo Statuto Siciliano, l’articolo 15, ci dà la possibilità di abolire le Province in Sicilia. Chiediamo che il governo della Regione assuma una grande iniziativa politica di livello nazionale anticipando in Sicilia l’abolizione delle province. Una sfida in positivo che lanciamo a Raffaele Lombardo per dare inizio a una seconda fase dell’azione di governo, più dinamica, più efficace, più politica”. Carmelo Briguglio, vicepresidente dei deputati del Pdl, stamane nel corso della conferenza stampa tenuta da Italo Bocchino a Palermo che ha presentato con i parlamentari siciliani ‘Generazione Sicilia’, la versione regionale di ‘Generazione Italia’, ha ribadito l’alleanza con il Mpa di Raffaele Lombardo nell’Isola e la permanenza del governo in carica, ma ha manifestato le sue perplessità per le scelte del governo.
Invece che un impegno attorno ai dirigenti da nominare occorre volare alto, ha osservato sostanzialmente Briguglio, affrontando i nodi della Regione, sfidando la cultura leghista sul terreno delle risorse pubbliche, i costi della politica, la necessità di risparmiare tagliando i rami secchi, il bisogno di alleggerire l’apparato dello Stato rispettando la Costituzione, della quale lo Statuto siciliano fa parte.
Quella di Briguglio non ha affatto l’aria di essere una provocazione, ma una proposta concreta, una richiesta di Generazione Italia Sicilia, impegnata nell’Isola con due assessori nel governo regionale presieduto da Raffaele Lombardo. Che si tratti di una sfida, tuttavia, come lo stesso Briguglio la definisce, è indubbio: toccare le province, come ogni altro ente, piccolo o grande che sia, è come mettere la mani bagnate sui fili dell’alta tensione.
Attorno agli enti locali vive e vegeta un apparato politico molto nutrito che dall’abolizione delle province trarrebbe grande danno. Per affrontare questo apparato ci vuole grande tenacia, determinazione, forza e consenso. Quest’ultimo non dovrebbe mancare se si tiene conto dell’opinione pubblica, “provata” dagli sprechi.
In più, la Sicilia rappresenta una condizione privilegiata: lo Statuto ha cancellato le province e le prefetture. Avrebbero dovuto essere sostituite dai consorzi di comuni, che però non sono mai stati proposti nella sede naturale, l’Assemblea regionale.
Certo, mettere in campo una questione di così forte impatto costituirebbe una svolta per il governo in carica che potrebbe però trovare in Parlamento consensi ampi rispetto all’attuale maggioranza risicata.
Una bella avventura, non c’è che dire.