Umberto Bossi, stavolta, ha trascurato Alberto di Giussano (con la spada sguainata), che gli stava alle spalle a Pontida, per occuparsi di sé e del federalismo, che sono tutt’uno. "C’e’ un solo ministro per il federalismo – ha spiegato a suoi – e quello sono io". Insomma una specie di rivisitazione della celebre puntualizzazione del Marchese del Grillo, rivolta ad uno sventurato: “Io so’ io, e tu non sei un c…”.
Che ci sta a fare quel nuovo Ministro nominato da Silvio Berlusconi con l’incarico di occuparsi del federalismo? “Al neo ministro Aldo Brancher”, spiega Bossi, “ è stato affidato il decentramento, e’ importante perché con il decentramento si possono distribuire i poteri della capitale affidandoli ad altre capitali d’Italia’ come Milano, Torino e Venezia".
E poi dicono che è grezzo. Ha messo i puntini sulle “i”, capovolto la frittata, facendo contento e gabbato il Cavaliere e rassicurando il popolo “padano”, presente in forze sulla spianata di Pontida, nell’anniversario della prima indimenticabile genialata, l’invenzione della Padania.
Qualche cosa Bossi l’ha concessa alla storia, ma non ad Alberto di Giussano, giusto per ricordare i “tanti bergamaschi che c’erano a Lepanto, quando venne fermata l’invasione dei Turchi”. Roba di mille anni fa, ma sempre attuale. Ce n’erano di più, di bergamaschi, invero, appresso a Garibaldi, ma la guerra ai Turchi oggi è ben più importante dell’Unità d’Italia.
Niente strappi, altrimenti il gioco si fa difficile, e il federalismo perde pezzi. Ed allora, ecco Bossi cauto che invita ad abbassare i toni ad un altro membro del governo leghista, Castelli, che evoca la secessione in caso di fallimento del federalismo.
“Senza il federalismo non ci salveremo”, aveva avvertito il Ministro leghista Calderoli, prima di Bossi. Ed è per questa ragione che Premier ha reclutato Aldo Brancher, incaricandolo di occuparsi del federalismo. Si aspettava di essere ringraziato, ma Bossi non pare che abbia gradito tanto il regalo. Il federalismo è stato affidato a lui. Brancher si può occupare del decentramento.
Come si faccia a dividere le due cose è un mistero. Non l’unico.
Il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, ha detto "che nonostante la manovra il federalismo non è a rischio, e vede in Bossi "il suo regista" perché il federalismo si fa solo con le riforme, è un’oggettiva necessità : senza si muore. Pantalone non può continuare a pagare per tutti".
Capita l’antifona? Una tirata d’orecchie per chi non vuole sentire, cioè il Sud d’Italia, con i suoi buchi e il suo costante bisogno di quattrini.
E la manovra anticrisi che secondo il collega di Cota, Formigoni, affosserebbe il federalismo? Niente paura, è proprio per questa ragione che si è rafforzata la compagine di governo. Le Regioni non avranno le risorse per amministrare? C’è Brancher, e non solo lui.
Il governo può contare su un Ministro per la semplificazione, un Ministro per i rapporti con il Parlamento, un Ministro per l’attuazione del programma, un Ministro per le riforme e il federalismo, e un Ministro per il decentramento in chiave federalista. Raddoppio delle marcature, affinché nessuno sfugga.
Brancher dovrebbe condividere con Bossi una fetta di federalismo. Si metterà al lavoro per dare a Roma quel che è di Roma e alle altre capitali d’Italia quello che loro appartiene. Un gran lavoro che lo costringerà a trascurare l’inchiesta giudiziaria che lo vede protagonista (Banco AntonVeneta), ma potrà utilizzare la recente legge sul legittimo impedimento dei Ministri. I malpensanti credono che sia stato nominato Ministro proprio per evitare la partecipazione al processo. Ma non è assolutamente vero.
Se non ci credete sono affari vostri.
