"La magistratura e’ sostanzialmente costretta dalle mancanze della politica a svolgere un ruolo di supplenza funzionale". Lo dice Francesco Saverio Borrelli, ex capo della Procura di Milano ai tempi di Mani pulite, in un’intervista a ‘La Repubblica’. A proposito della vicenda in cui e’ coinvolto il consigliere del Pdl Milko Pennisi, Borrelli afferma di non essere d’accordo con il sindaco Letizia Moratti che esclude analogie con Mani pulite: "Mi sembra un giudizio imprudente. Dico di piu’: al momento, con le informazioni di cui possiamo disporre, le analogie con quella stagione mi sembrano prevalenti sulle dissimiglianze".
"Ci sono -dice Borrelli- due elementi che si intersecano nella corruzione: la serialita’ e la forte diffusibilita’ dei fenomeni. Quando uno commette degli abusi e rimane impunito, la tentazione di imitarlo da parte di chi gli sta vicino e’ inevitabile". Per l’ex Procuratore capo, "a livello politico nessuno si e’ incaricato di prendere iniziative finalizzate a stroncare la corruzione".
"Il mondo politico -lamenta Borrelli- non ha voluto prendere atto di una realta’ squallida, ha girato la frittata lanciando una vergognosa campagna contro le ‘toghe rosse’ e le ‘manette facili’. Questi signori dovrebbero battersi il petto perche’ certe piaghe come la corruzione non si possono combattere solo con l’azione della magistratura che per definizione si occupa di atti specifici". Allora come oggi, conclude, "i pm sono costretti ad intervenire perche’ la politica nella migliore delle ipotesi non fa argine alla corruzione con gli strumenti che le competono".
