Salvatore Parlagreco

Il Copasir, la commissione parlamentare che vigila sui servizi segreti, presieduta da Massimo D’Alema, nei giorni scorsi ha ascoltato Italo Bocchino, che aveva denunciato un grave episodio. Ovvero, di essere stato a lungo spiato da agenti del “controspionaggio” o, come oggi vengono chiamati, da agenti del Servizio civile. Giovedì il Copasir ha trattato nuovamente la questione con l’audizione di Adriano Santini, direttore dell’Aise, ex Sismi (spionaggio interno), che ha riferito sui compiti del servizio da lui diretto senza entrare nel dettaglio, anche perché Santini si trova a capo dell’Aise solo da poche setimane.

 

Nel corso della seduta del Copasir è emerso che alcune settimane fa un centinaio di agenti è passato dall’intelligence militare a quella civile.

Lo spionaggio di Italo Bocchino è cominciato prima o dopo il trasferimento?  Le novità recenti nell’organizzazione dell’Aise è proprio una delle risposte che il Copasir, forse, vuole avere adesso.

 

 Ma non è la sola, naturalmente.

 

Il pedinamento di Italo Bocchino è stato deciso in concomitanza di altri eventi, per esempio alla vigilia della rottura fra i finiani e il presidente del Consiglio, quando ancora le nuvole all’orizzonte non lasciavano presagire il temporale che si sarebbe verificato nel corso della riunione della direzione nazionale del Pdl. Tempi insospettabili dunque, ma non per tutti. Per esempio, Il Giornale, edito dalla famiglia Berlusconi, è stato il primo ad anticipare il dimissionamento dell’ex vice capogruppo della Camera dei deputati. “Sarà il primo a perdere la poltrona”, anticipò il quotidiano parecchi giorni or sono.

La previsione giornalistica non ha nulla a che vedere con lo spionaggio, ovviamente, ma testimonia il clima “avvelenato” del Pdl, in particolare nelle strette vicinanze di Arcore.

Dopo la riunione del Copasir sono circolate voci circa una faida interna ai servizi segreti e di una fazione, guidata dal generale Niccolò Pollari, vicina a Italo Bocchino. Una voce che vorrebbe fare intendere, senza fornire alcun indizio, che la soffiata che ha consentito di svelare l’episodio di spionaggio sia venuta dall’interno dei servizi. Un ragionamento che ha una sua logica, perché Italo Bocchino non avrebbe potuto averne notizia altrimenti, dal momento che le attenzioni su di lui sono state ben mimetizzate.

 

La tensione che si respira dalle parti di Montecitorio e Palazzo Chigi, fra Fini e Berlusconi, suscita illazioni e voci incontrollate, alcune delle quali appaiono autentiche farneticazioni, una caccia alle streghe giustificata solo dalla diffidenza e dai sospetti accumulati in questi giorni intensi di guerriglia.

Fra le farneticazioni va annoverata quella di chi collega l’episodio di spionaggio alla vicenda Marrazzo per delineare una strategia degna del Kgb. Metodi sovietici, dunque, che richiamano – proseguendo la farneticazione – le frequentazioni del premier con il suo collega russo, Vladimir Putin, ex capo del Kgb e considerato un esperto in materia. 

 

Gli incontri informali e riservati hanno concesso un qualche interesse, che non merita, agli accostamenti, contribuendo ad avvelenare ulteriormente il clima.

Certo, le recenti rivelazioni sul caso Marrazzo lasciano allibiti: la magistratura inquirente ha accertato il complotto ai suoi danni, una volontà chiara fare esplodere lo scandalo. Ricatto per i soldi o una finalità ben precisa, di natura politica?

Non lo sapremo mai, o meglio, non lo sapremo presto. Lo scandalo Marrazzo, è un fatto incontrovertibile, ha seppellito il gossip che impazzava attorno a Palazzo Grazioli e a Villa Certosa, oltre che “bruciare” in modo grave la permanenza del Pd alla testa della Regione Lazio, un "test"-chiave per l’esito complessivo del voto.

 

La dietrologia la fa da padrona, stimolando illazioni e farneticanti scenari, il caso Bocchino si carica, forse inevitabilmente, di responsabilità, sospetti che non hanno a che fare con la voglia, platealmente esibita, dal premier di farla finita con il presidente della Camera ed i suoi più fedeli seguaci. Il fatto che si sia arrivati al redde rationem proprio in concomitanza con l’episodio di spionaggio, ha dato una mano a coloro che disegnano complotti e li vedono ad ogni angolo.