Ignazio Panzica

Stamattina, a Bellolampo, alle 8.34 è scattato il blitz dei carabinieri del Noe (nucleo operativo ecologico) e della Procura antimafia, contro l’incubo percolato a Bellolampo. Una sorta di bomba ecologica – di decine di migliaia di metri cubi – puntata contro la salute dell’intera città di Palermo. Una situazione che si protraeva da mesi – esattamente da metà settembre 2009 – ed aggravatasi dai primi giorni del 2010 a causa delle straordinarie piogge invernali.

Nella discarica più grande della Sicilia, a gestione pubblica dell’Amia, si è presentato un plotone di 40 carabinieri, accompagnato da un gruppetto di tecnici e sottoufficiali esperti in accertamenti per delitti contro l’ambiente. Sul posto, a coordinare le operazioni, il capitano Tarallo ed i sostituti procuratori Roberta Buzzolani e Geri Ferrara.

E’ la seconda volta che la Procura di Palermo organizza un blitz a Bellolampo, a tutela della salute dell’intera città. Era già successo nell’Aprile del 2005, quando si intervenne per stoppare il progredire di un altro vero e proprio disastro ambientale annunciato, dagli esiti imprevedibili. Allora scattarono prima una gragnuola di denuncie a dirigenti e dipendenti dell’Amia, anche sulla base di incredibili intercettazioni telefoniche, per omissioni e complicità nell’aver consentito il deteriorarsi della situazione. Procedimenti giudiziari purtroppo ancora non definiti. Dell’odierno, gravissimo allarme percolato, si erano fatti carico di informare l’opinione pubblica gli ecologisti di “Rete rifiuti-zero”.

Il blitz a Bellolampo si è concluso alle 15.30, ossia dopo ben oltre sei ore dall’inizio, durante il quale si sono svolte le rilevazioni degli esperti della Procura e dei militari dell’Arma. Le ipotesi di reato in via di contestazione da parte dell’Autorità giudiziaria dovrebbero essere – in attesa delle possibili conferme ufficiali – almeno quelle di omissione e tentato disastro ambientale. Come mai? Perché, stavolta, l’inerzia dell’Amia nel non intervenire – o nel non richiedere l’intervento della protezione civile – in modo straordinario di fronte ad un evento di portata straordinaria, ha permesso un accumulo di quantità di percolato senza precedenti, al di là della stessa zona della vasca di captazione. Anzi, come hanno fotograficamente dimostrato i ragazzi di “rete rifiuti-zero”, ancora una volta si è provato a smentire e sminuire il problema, anche procedendo, sul campo, a Bellolampo con iniziative decisamente pedestri: tipo tentare di coprire le pozze spontanee di pioggia e percolato con cumuli di rifiuti e/o sfabriciti provenienti da vicine operazioni di sbancamento in corso.

La gravità dell’accaduto è correlata al fatto che l’allarme percolato era stato ravvisato già a metà settembre 2009. Da allora, la direzione dell’Amia ha cercato di fronteggiare questo disastro ambientale limitandosi ad utilizzare gli scarsi mezzi a diretta disposizione dell’azienda e piccoli rimedi da potere approntare, estemporaneamente, in loco. Il banco dell’ipocrisia dell’Amia e del Comune di Palermo che la sovrintende, e di tutti gli altri soggetti – che avrebbero potuto vigilare nel tentare di tenere celato questo“segreto di pubblico dominio”- è saltato perché oltre ai ragazzi di “rete rifiuti-zero” – che da settembre si appostavano nei dintorni di Bellolampo, documentando, passo dopo passo, lo scempio in corso – c’erano appostati pure i carabinieri del Noe.

Così, dopo che la notizia ha cominciato a lievitare in città, la Procura antimafia ha deciso di rompere il riserbo ed intervenire formalmente con il blitz di stamattina. Toccherà, adesso, agli esperti della Procura riuscire a valutare l’entità effettiva del danno provocato, sull’intero territorio circostante, dal percolato fuoriuscito da Bellolampo in materia di infiltrazioni ed inquinamento delle falde acquifere, e dei relativi percorsi idrogeologici che si prolungano sino alla zona costiera, all’altezza di Isola delle Femmine, con possibili prolungamenti sino a Montelepre e Partinico, come, purtroppo, paventano i tecnici di “rete rifiuti-zero”.

Adesso, non rimane che attendere quale iniziative assumeranno i magistrati e quali, di “straordinarie”, assumerà la protezione civile.