Salvatore Parlagreco

Lette le intercettazioni ed avute le prime notizie, il presidente del Consiglio ha rafforzato le sue convinzioni: il sottosegretario e capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, rimane dov’è. Anzi, a maggior ragione, non deve muoversi, perché a vergognarsi non deve essere lui ma i pm, coloro che hanno indagato su di lui.
 

Per quale ragione abbia assolto di ogni addebito Bertolaso e ritenuto che gli inquirenti si siano assunti responsabilità tali da dovere provare rossore e pentirsi di ciò che hanno fatto, non è dato saperlo. Berlusconi ha affermato, è vero, che “è tutto infondato”, aggiungendo “come al solito”, ma senza mettere sul tavolo fatti, indizi, prove, contrariamente a quanto hanno fatto i pm.

Bertolaso è più sobrio, ma sostiene di non avere fatto nulla di cui pentirsi e di non avere mai tradito la fiducia degli italiani. "Darei la vita per provare la mia lealtà", ha detto.
 

Le reazioni di Berlusconi sembrano dettate da un moto d’affetto verso il capo della Protezione civile (o di stizza, a seconda dell’ottica, verso coloro che l’hanno messo sulla graticola) e sembrano risentire della storia personale del premier, che ha vissuto giornate difficili per la storia di Patrizia D’Addario, la escort invitata a Palazzo Grazioli dall’imprenditore Tarantini.

Qualunque sia l’origine delle dichiarazioni del premier, le sue parole sono senza precedenti e riaccendono la disputa con la magistratura mai sopita del tutto.

Il presidente del Consiglio ha accusato le toghe, in passato, di lavorare per disarcionarlo e di essere pertanto dei golpisti, sovversivi e impegnati in intrighi al fine di destabilizzare le istituzioni democratiche. Ha anche riferito di complotti a suo danno. Le aule del tribunale di Milano sono state definite luoghi in cui si annidano i plotoni di esecuzione.
 

Ora a queste denunce si aggiungono altre gravi giudizi: una indagine complessa che indaga 40 persone, ne arresta quattro, ed invia un avviso di garanzia al capo della Protezione civile è ritenuta infondata, colpevolmente sbagliata al punto da dovere indurre coloro che l’hanno iniziata e portata avanti alla vergogna.

Siccome le intercettazioni telefoniche attribuiscono a Bertolaso, ma non solo a lui, espressioni impegnative sulla sua volontà di tenere fra le braccia ragazze conosciute grazie alla sua autorità nella protezione civile, il fatto che a vergognarsi debbano essere le toghe e non Bertolaso, implica che le intercettazioni siano prive di fondamento e le frasi attribuite a Bertolaso mal comprese se non addirittura volutamente distorte.

Il presidente del Consiglio sembra ribaltare tutto – e non è la prima volta che succede – sospettando di una malandrinata da parte della magistratura.

A corredo dell’inchiesta, infatti, ci sono le trascrizioni delle telefonate che hanno messo nei guai ben 44 persone. Non credere alle trascrizioni significa non credere alle registrazioni e questo, di conseguenza, secondo logica, impone considerazioni malevole sul conto di coloro che hanno trascritto dopo avere ascoltato. Da qui non si esce. Non siamo in presenza di una testimonianza ambigua, documenti parziali, indizi superficiali: abbiamo sotto gli occhi, riferiti dai giornali già stamattina, brani tratti dal carteggio dell’inchiesta giudiziaria. Li abbiamo letti e riletti e non possono che essere intesi come li hanno intesi i magistrati, a meno che non siano stati volutamente falsificati.

Se il premier ritiene che i magistrati debbano vergognarsi, ne consegue che egli sospetti proprio questo. Non c’è alternativa.

Non è la prima volta che questo schema viene proposto. L’accusa di golpismo, infatti, è scivolata via come nulla fosse. Anch’essa avrebbe dovuto avere delle conseguenze inoppugnabili: o si tratta di un sospetto giustificato ed avrebbe dovuto comportare dei provvedimenti gravi ed immediati, o si è trattato di una bufala, della quale avrebbe dovuto rispondere chi l’ha pronunciata.

Lo schema s’è ripetuto. E’ probabile che non succeda niente come in passato, sicché una parte degli italiani riterrà che Berlusconi abbia ragione e che i malandrini indossino le toghe, ed un’altra parte esattamente il contrario: che ci sia un presidente del Consiglio che difende i malandrini ed abbia l’interesse a farlo.

Non lo sopporterebbero nemmeno nella Guinea Bissau, in Italia si digerisce di tutto. Purtroppo.