Salvatore Parlagreco

Il Presidente è impegnato nel Consiglio dei Ministri e non può presentarsi in tribunale? Male, i giudici non hanno dubbi: il Consiglio dei Ministri non è un legittimo impedimento. Com’è possibile? Prevedibili le polemiche e la montagna di insulti sui “talebani”, le toghe che considerano il Consiglio dei Ministri alla stregua di una gita in campagna.

Ma è bene non fermarsi alla notizia.

Il Consiglio dei Ministri è convocato dal Presidente, il quale è libero di scegliere ora e giorno. Il Premier, ricevuta la convocazione del tribunale, ha scelto il giorno dell’udienza, la concomitanza, sapendo che ciò gli avrebbe impedito di essere presente all’udienza.

Questa concomitanza potrebbe essere stata dettata però da urgenze istituzionali. Se così fosse stato, Palazzo Chigi avrebbe fatto bene a farlo sapere, e invece non c’è notizia di urgenze istituzionali.

La data scelta dal tribunale per l’udienza ha tenuto conto delle consuetudini di Palazzo Chigi: il lunedì, infatti, non è il giorno assegnato d’abitudine al consiglio dei ministri. Essi si svolgono il mercoledì. C’è di più, il tribunale ha concordato la data dell’udienza con la presidenza del consiglio.

Perché Palazzo Chigi non ha spiegato l’urgenza? Non ha voluto creare il precedente, o meglio ha preteso che si stabilisse una sorta di priorità istituzionale. E’ il Presidente del Consiglio e non il tribunale a dettare l’agenda politica.

Questo ha indubbiamente irrigidito i giudici. Le ragioni sono semplici. Non si tratta certo di diminutio capitis, di orgoglio ferito, ma c’è in ballo ben altro.

Così stando le cose, ogni convocazione del tribunale può essere disattesa dal Presidente del Consiglio: basta che convochi il CDM in concomitanza dell’udienza. Non c’è bisogno di una legge ad hoc, quella sul legittimo impedimento in esame in Parlamento.

Il tribunale di Milano, che deve giudicare il Premier sul caso Mediaset, ha impedito perciò con il suo pronunciamento che si instaurasse un precedente “paralizzante”, che cioè l’impedimento potesse di volta in volta essere creato dall’imputato per non partecipare all’udienza.

L”incidente” potrebbe velocizzare l’iter del ddl sul legittimo impedimento, mettendo al riparo Silvio Berlusconi dai giudizi dei tribunali. Potrebbe essere stato creato ad arte per saggiare il terreno. Ove fosse stato accolto dal tribunale l’impedimento provocato dal CDM, la tensione sul ddl si sarebbe sciolta o quasi.

La palla passa alla politica ed al parlamento italiano. Il Premier dovrà uscire da un situazione a dir poco imbarazzante: sostiene di volere l’assoluzione e crea condizioni di incompatibilità fra udienze e lavoro istituzionale per giungere alla prescrizione. Imputato in processi per corruzione o falso in bilancio, propone iniziative legislative per rendere più rigorosa la normativa anti-corruzione e più strette le maglie di accesso alla candidatura di uomini “compromessi”.