Chi volete che s’indigni se è stata sfiorata la rissa a Palazzo dei Normanni durante la seduta dedicata al bilancio della Regione siciliana? Nessuno, visto quel che succede nei parlamenti di mezzo mondo, soprattutto quelli orientali. E’ fresca la memoria del Presidente del parlamento lituano costretto a proseguire la seduta con un ombrello che lo ripara dalle uova marce. Mitiche le scazzottature giapponesi e coreane. Dunque, non c’è problema, se Cateno de Luca deputato alla seconda legislatura ed autore di indimenticabili performance a Palazzo dei Normanni, suscita reazioni indispettite a deputati stanchi della maratona d’aula. I torti e le ragioni, poi, è meglio metterle da parte. Il galateo istituzionale non ha concesso alle motivazioni alcuna ragione d’essere. E’ accaduto ben altro.
Un assessore regionale lanciò vasi di fiori verso il suo avversario e lo inseguì per il corridoio senza che la cosa diventasse storia. I sommari delle sedute non concedono alcuno spazio allo scambio di insulti e di cazzotti. E’ capitato che il Presidente dell’Assemblea desse per morto e sepolto un ex deputato con un necrologio senza che ci fosse traccia dell’incidente nei verbali gelosamente conservati come lo scrigno della verità Anche i resoconti tradiscono? No, i resoconti non tradiscono, inviano alla storia ciò che viene deciso dai protagonisti della storia. E’ stato sempre così, niente di strano. Che si sia sfiorata la rissa, dunque, sarà ricordato nell’archivio di SiciliaInformazioni e delle agenzie di stampa, e dai giornali il giorno dopo, ma non nei verbali dell’Aula. Non è una grande perdita.
Nemmeno ai siciliani interessa che si sia sfiorata la rissa, vorrebbero piuttosto che l’Aula esitasse il bilancio prima che accada l’irreparabile, che si vada fuori tempo massimo. Evento questo che è ben più grave di quello che si verifica nelle maratone vere e proprie, dove chi giunge con grave ritardo, riceve l’applauso dovuto a chi allo stremo delle forze vuole portare a termine la sua sfida con se stesso. Qui si tratta dei conti pubblici, senza i quali mezza Sicilia potrebbe conoscere una crisi nera.
