Elena Sorci

”Che ne sara’ del Crocifisso nelle aule delle nostre scuole? Mentre l’Italia, ancora una volta si ritrova divisa, spaccata e urlante, nel tentativo di far prevalere una ragione sull’altra, mi piace scrivere Crocifisso utilizzando il maiuscolo. Perche’? Questione di rispetto. Nei confronti del Cristo in Croce nutro un personale affetto e un’intima amorevolezza. Il Crocifisso fa parte di me, sin da quando bambino lo vedevo nella camera di mia madre, quando la notte si recitavano le preghiere. Tanti pareri, piu’ o meno autorevoli, ci hanno frastornato attraverso la televisione, la radio, i giornali; ciascun commentatore ha espresso il proprio parere sulla decisione della Corte di Strasburgo”. Lo scrive il presidente della Regione Sardegna in un intervento pubblicato oggi su ‘L’Unione sarda’.

 

”Per questa riflessione – scrive Cappellacci – ho preferito affidarmi ai ricordi d’infanzia, che poi sono i ricordi di tutti noi. ‘Sembra che dalla storia non vogliamo imparare nulla. Che paradosso. A vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino – prosegue Cappellacci – celebrata come momento di liberazione e evoluzione verso un mondo di pace, siamo stati capaci di erigere un’altra cortina, stavolta ideologica, ben piu’ alta e solida, che ci strappa via con violenza da un percorso iniziato duemila anni fa. Da genitore mi sono posto il problema: e’ giusto privare i miei figli di un pezzo pregnante della nostra storia? Di farli rinunciare a una tradizione? Di educarli facendo loro credere che possa esistere una liberta’ relativista che per affermarsi debba prevaricare un’altra liberta’?”.

 

”Purtroppo questa polemica sul Crocifisso presente nelle scuole, negli ospedali, nei tribunali umilia la nostra intelligenza di uomini, credenti e non credenti; ci costringe a ritenere una sottrazione, una privazione, una deminutio, piu’ proficua di una crescita, di un progresso, di un avanzamento, di un arricchimento – scrive il presidente della Regione Sardegna – Ecco il secondo paradosso, la vittoria del negativismo: qualcuno vuole farci credere che il ‘nulla’ e’ sempre e comunque meglio. Ma il nulla significa sopprimere la scintilla del pensiero, il nulla equivale all’abdicazione della ragione”.

 

”Davvero vogliamo fissare un muro vuoto? Sant’Agostino sosteneva che e’ l’amore il fondamento dell’umana convivenza. E l’amore – prosegue Cappellacci – sottintende sempre qualcuno o qualcosa a cui rivolgere i propri sentimenti. Se oggi si cede e si stacca il Crocifisso dalle pareti delle scuole, domani ci sara’ un altro "crocifisso" al quale si dovra’ rinunciare. Di questo passo verra’ meno il desiderio di voler bene a qualcuno o a qualcosa. Niente coscienza civica, nessun senso di appartenenza alla comunita’, negazione della solidarieta’: il nulla lascera’ l’individuo solo con se stesso. Il muro sara’ irrimediabilmente vuoto”.

 

”Tuttavia – conclude il suo intervento Cappellacci – credo non si debba accettare il guanto di sfida lanciato con la sentenza di Strasburgo. Non c’e’ bisogno di spiegare ne’ di parlare sul ‘niente privativo e primitivo’ di chi vuole cancellarci come si fa con un segno di gesso bianco lasciato sulla lavagna. Al relativismo moderno e’ preferibile il razionalismo della tradizione. Il Crocifisso appeso su un muro mi provoca emozione. Mi fa sentire vivo. Una parete spoglia no”.