La forbice tende a chiudersi, il differenziale fra titoli sovrani italiani e bund tedeschi si accorcia. L’effetto Monti ridà fiducia al Paese, mentre Silvio Berlusconi si regala un passo avanti dopo essere stato costretto a farne tanti all’indietro. Invece che passare la mano ad Angelino Alfano avverte di “esserci” più di prima, promettendo nuovi titanici sforzi per modernizzare l’Italia e cancellare le incrostazioni che le impediscono di spiccare il volo. Non sono bastati diciotto anni, dunque. Ci vuole altro tempo.
Sembra non essersi reso conto di ciò che è accaduto. Non c’è istituzione, forza sociale che non abbia espresso l’auspicio di una svolta e non abbia lavorato per “ripulire” l’aria, secondo l’auspicio dell’Episcopato italiano. Non c’è organismo internazionale che non abbia tirato un sospiro di sollievo quando il capo dello Stato ha affidato a Mario Monti l’incarico di formare il nuovo governo.
L’appello all’abbandono delle faziosità e dello scontro fine a se stesso fatto dal Capo dello Stato nell’annunciare l’incarico a Monti, è stato accolto, e sarà difficile, molto difficile, guastare la festa, perché le conseguenze per chi tentasse di mettere i bastoni fra le ruote sarebbero esiziali.
Le opposizioni, con maggiore decisione degli altri schieramenti politici, hanno accompagnato con favore i tentativi del Presidente della Repubblica di ridare credibilità al paese. In questa opera di puntellamento delle “spallate” presidenziali, centrosinistra e Terzo polo, pur con accenti diversi, hanno percorso il cammino insieme, trovando le ragioni di una solidarietà che, a detta di molti, dovrebbe superare l’emergenza e il governo Monti.
Non sono tutte rose e fiori, i colpi di coda di chi ha perso la faccia sono fisiologici, ma il clima è cambiato e la rinuncia a “lucrare” sulle sconfitte dell’avversario, costretto al passo indietro, lascia credere che stia prevalendo il bene comune. I sondaggi, infatti, registrano un vantaggio di ben dieci punti percentuali nelle intenzioni di voto a favore del centrosinistra; un vantaggio che con il terzo polo crescerebbe notevolmente.
Ma questo clima di rinnovata fiducia e di coesione che caratterizza specialmente i moderati ed i progressisti, centrosinistra e Terza polo, non trova alcuna corrispondenza in Sicilia, dove un’enclave politicamente indefinibile, che attraversa orizzontalmente il Partito democratico, l’Idv e il “movimento” che ruota attorno alla figura di Rita Borsellino, e trova in Leoluca Orlando il massimo esegeta, rifiutano qualsiasi alleanza elettorale, annunciando di volere rivolgersi direttamente agli elettori.
La città di Palermo, dopo quasi dieci anni di amministrazione Cammarata, il sindaco di centrodestra “assistito” dal presidente del Consiglio in più circostanze, è la metafora minore dello sfascio romano. Gli schieramenti che a Roma hanno trovato le ragioni per voltare pagina, nel capoluogo siciliano sono soggiogati dal populismo narcisista. Non una parola su programmi, obiettivi, intenzioni, al di là della retorica trita e ritrita del patto con i palermitani.
Palermo muore di abbandono, mentre le schermaglie tengono alta la tensione sul nulla.
