Salvatore Parlagreco

I successi più importanti alle ultime amministrative, per le opposizioni, sono arrivati da Napoli, Milano e Torino. In ognuna di questa città, tuttavia, si sono realizzate condizioni politiche diverse. Tre modelli, dunque, per un risultato favorevole. Pisapia, De Magistris e Fassino hanno vinto ognuno a loro modo.

Qual è il “modello” scelto da Rita Borsellino e dall’alleanza che dovrebbe sostenerla?

Pisapia a Milano è stato scelto dalle primarie, il sindaco è espressione di Sinistra ecologia e libertà, ma non è un quadro politico, piuttosto un professionista molto stimato da amici ed avversari. Dalla sua parte si è schierata la borghesia milanese, gli imprenditori e gli uomini delle professioni e dell’industria che hanno fatto in qualche modo la storia della città meneghina. Il Pd, che aveva un suo candidato alle primarie, sconfitto da Pisapia, ha lavorato con determinazione in campagna elettorale. Pisapia, tuttavia, ha avuto punti di forza nei comitati spontanei, nei movimenti e nelle associazioni. Determinante la campagna elettorale di Berlusconi, che ci ha messo la faccia, scegliendo come avversari i PM della Procura. Anche il premier, dunque, ha contribuito al successo di Pisapia.

Altra storia, il risultato, del tutto inaspettato, di Luigi De Magistris a Napoli. Il candidato è stato espresso dall’Idv, ma anche De Magistris come Pisapia, è un non-allineato. Non “condivide” Antonio Di Pietro in alcune sue opzioni. E’ apparso fin dall’inizio un solista, un outsider, che correva per conto suo. I napoletani che non ne potevano più di monnezza e di apparati hanno percepito questa distanza dai partiti e dai leader e l’hanno preferito. Uscito come secondo suffragato al primo turno per la sconfitta del candidato Pd, al ballottaggio ha stracciato il candidato Pdl ottenendo un plebiscito. E’ stato votato dal centrosinistra e dalla sinistra radicale, ma anche da una Napoli incazzata senza colore e senza partito.

Torino, infine. Fassino è un quadro politico arcinoto nella sinistra italiana. E’ stato segretario del Pd, il simbolo degli ex comunisti che si sono trovati a loro agio in una formazione politica, il Partito democratico, che ha ben poco da spartire con il vecchio Pci. E’ duttile, moderato. Un “gentiluomo”, talvolta duro e tenace. A Torino non c’è stata storia, ha vinto a piene mani a conclusione di una campagna elettorale tradizionale, in cui i partiti si sono confrontati alla vecchia maniera. I torinesi hanno avuto fiducia nel candidato e nel partito che lo sosteneva più di ogni altro, il Pd. Ha potuto contare sul sostegno del sindaco uscente, Chiamparino, molto apprezzato e benvoluto. In qualche modo è stato “trainato” anche dalla stima goduta dal sindaco uscente, ma ci ha messo del suo, eccome.

Quale dei tre “modelli” – Fassino, De Magistris e Pisapia – verrà adottato da Rita Borsellino? E sarà possibile adottarne uno?

Rita Borsellino è stata proposta dal Pd, partito che l’ha eletta eurodeputato. Gode di buona reputazione personale, guida un movimento che si chiama “Un’Altra storia”, è vicina al dissenso Pd, e all’Idv di Leoluca Orlando, che però avrebbe avuto (o ha ancora?) l’intenzione di ritornare a Palazzo delle Aquile.

I movimenti sorti a Palermo alla vigilia della campagna elettorale sono tanti ed ognuno pare seguire un’opzione diversa, anche se tutti mirano a “disarcionare” la destra che amministra il comune. Ninni Terminelli nel Pd, Fabrizio Ferrandelli nell’Idv e Davide Faraone, ancora nel Pd, sono scesi nell’agone con l’intenzione di misurarsi alle primarie. Sarà dura per loro.

La candidata “ufficiale” del Pd, tuttavia, non sta dentro la linea prevalente del suo partito che cerca di presentarsi agli appuntamenti elettorali con larghe intese che possano battere la destra. Il Terzo polo è disposto a sostenerla a patto che questo sostegno, in buona sostanza, venga richiesto e riconosciuto.

La candidata Borsellino, dunque, non è allo stato assimilabile ad alcuno dei modelli vincenti sopra richiamati: né Napoli, perché non ha rotto con il Pd; né Milano, perché non è il candidato di un partito della sinistra (e la borghesia palermitana, di fatto, non esiste), né Torino, perché non è un quadro di partito. E’ una partita diversa, non c’è dubbio.