La “vicenda dei rifiuti” a Palermo, ha assunto le sembianze di una sorta di vorace tumore “maligno”, giunto in metastasi. Un male che procede e si espande senza sosta. Divorando cellula dopo cellula il corpo dell’amministrazione comunale, senza nulla risparmiare. Si estende in ogni dove, dal settore finanziario, con un rimborso Tarsu da capogiro ri-dovuto ai cittadini (anni 2006-07-08-09), sino al sempre più probabile fallimento dell’Amia Spa.
Cammarata ripete ai “suoi amici di sempre” che, adesso, forse, si è stancato e sarebbe disponibile ad andarsene. Ma, solo dopo che avrà portato in porto, al più presto, almeno due cose: la privatizzazione delle società e dei servizi comunali e le aree bersaglio. Un programma surreale, per un sindaco che, fisicamente, non c’è mai al suo posto, dove dovrebbe essere ogni giorno. Girando per Palazzo delle Aquile si ha la sensazione di stare sul set del film “Il deserto dei tartari” di Valerio Zurlini. Il palazzo è assediato da “fantasmi”, ed è difeso da“spiriti immateriali”. Si sa che c’è la guerra.
Si sa che, stavolta, lo scontro sarà molto duro; non saranno fatti prigionieri. Ma non si sa quando ci sarà questa battaglia finale. Comunque, molti di questi combattenti, se li cerchi, sono assenti : temporaneamente fuori stanza, a prendere un caffè. Gli è, che da 48 ore girano, rombando, tra gli “addetti ai livori”della politica comunale, dei boatos inquietanti ed, ahinoi, incontrollabili. Si attribuisce al Sindaco la volontà di voler – in realtà e contro le apparenze – far fallire l’Amia, per permetterne poi a terzi l’acquisto, “pulito” ed “a poco”, direttamente dal Tribunale, senza soverchi problemi. I boatos, raccontano di tre cordate imprenditoriali in corsa, berlusconiane ed extraregionali, che da qualche tempo, a mo’ di avvoltoi, sorvolano il disastro Amia. Azienda, che comunque la si voglia vedere,essendo monopolista di settore, in mano a managers veri e capaci, rimane una gallina “dalle uova d’oro”.
Sempre i boatos indicano nel professor Bavetta (assessore al bilancio) e nell’ing. Lo Cicero (DG al Comune e Presidente dell’Amia), le due persone di fiducia, i due “operativi” su cui il sindaco fa particolare affidamento. Bavetta, discreto frequentatore della comunità finanziaria di Milano. Lo Cicero, invece, nel tempo, si è costruito alcuni noti rapporti di fraterna amicizia nell’area delle imprese che contano a Roma. In Consiglio comunale, a guardare le spalle al Sindaco dovrebbe essere il solito capogruppo “PDL-lealista”, Giulio Tantillo. Considerato che l’altro amico politico di Cammarata, Alberto Campagna, il Presidente del Consiglio, su questa operazione “sopra le righe” dell’Amia, vuole apparire più cauto e defilato, conscio di quanto non sia priva di brutte insidie.
Non a caso, sul progetto di “ricapitalizzazione dell’Amia”, immaginato dall’ing. Lo Cicero – l’apporto nelle casse dell’Amia del 49% di AMG più la “storiella” dei due (o tre ?) palazzi ristrutturati – comincia a registrare un fuoco di sbarramento ed una folata di sospetti niente male. L’altro giorno hanno dato il là a questa opera di sbarramento, per primi, i revisori dei conti del Municipio. Il giudizio contenuto nel loro parere sulla “ricapitalizzazione” di Lo Cicero è secco: ”inutile e dannoso”. Nel senso di finanziariamente insufficiente a fronteggiare la voragine di debiti accumulatisi all’Amia, nonché ancora privo di una formale valutazione del valore di questi beni che si vogliono conferire all’Azienda.
Ci va giù duro Manfredi Agnello, capogruppo del Pdl-Sicilia: “ Il pessimo piano di salvataggio dell’Amia presentato dal sindaco, che non ha superato l’esame né dei revisori dei conti, né del ragioniere generale, ci lascia fortemente perplessi. Non vorremmo che l’operazione di Cammarata, e di chi ancora lo segue, nasconda la volontà di portare l’Amia al fallimento per chissà quale scopo o interesse”. “Il Sindaco continua invece imperturbabile –incalza Agnello – a parlar d’altro,a deviare l’attenzione dell’opinione pubblica e dei giornali. Si erge a leader politico che bacchetta il Presidente della Regione e moraleggia su Micciché.
Si strappa le vesti, accusando i suoi oppositori in Consiglio comunale di aver bocciato l’inutile e dannosa proposta di assestamento di bilancio il 30 novembre scorso. Prova a deviare su altri l’ira dei lavoratori delle aziende controllate dal Comune, legittimamente preoccupati per il futuro del loro posto di lavoro,per far contestare quei consiglieri comunali che non lo appoggiano”.
“A nostro avviso – conclude Agnello- il sindaco sta tirando troppo la corda, anzi la "cima" vista la sua passione per le barche. Sta dando vita da una ammunina fragorosa, per nascondere i suoi folli progetti di privatizzazioni a tappeto, preannunciate, incredibilmente alcune settimane fa, già dal prof. Bavetta sul Corriere della Sera. Progetti, più che discutibili, che il Sindaco & company, devono semplicemente togliersi dalla testa. Sbaglia se pensa di avere a che fare con degli sprovveduti così come da tempo, erroneamente, pensa!”
E sempre sulla fragile ipotesi di ricapitalizzazione dell’Amia, esprime dubbi ed inquietudine pure Davide Faraone, capogruppo del PD: “Mi chiedo, carte alla mano, se il vero obiettivo di Cammarata sia veramente quello di salvare l’Amia. L’approssimazione contenuta nel piano di Lo Cicero lascia spazio al dubbio che in realtà si voglia, semplicemente, far fallire l’Amia. Per smentirmi e far stare più tranquilli sia la città che i lavoratori delle aziende, ci aspettiamo che Lo Cicero si ravveda. Predisponendo un concreto e reale progetto di ricapitalizzazione dell’Amia, che risulti fondato su soldi veri e adeguati. Dando vita a quello che io chiamo un Piano B. Una proposta, altra, seria e concreta, che faccia perno sul bilancio comunale preventivo 2010 (ed il relativo poliennale), che spalmi l’intervento finanziario speciale pro-Amia nell’arco dei prossimi tre anni. Una iniziativa che, immagino, potrebbe apparire più credibile, agli occhi del Tribunale fallimentare, che il 20 gennaio dovrà decidere sulla vita futura dell’Amia”.
“Purtroppo, ci ritroviamo ad affrontare una situazione economica disastrosa, senza precedenti – conclude amareggiato Faraone – per colpa di un Sindaco maneggione che si dimostra ogni giorno di più, in ogni sua azione, assolutamente inadeguato al ruolo che ricopre. Si deve dimettere immediatamente per andare ad elezioni in Primavera, e dare un governo politico e responsabile a questa città”. E che i dubbi sulla strada della ricapitalizzazione dell’Amia abbiano un loro fondamento lo conferma la notizia che ancora la Giunta non è in grado di dire se potrà sottoporre il relativo atto deliberativo al consiglio comunale lunedì prossimo o addirittura, in zona Cesarini, il 28 dicembre. Avrebbe commentato il buon Mike Bongiorno: “Ahi, Ahi, Ahi, ing. Lo Cicero, mi cade sulle palle!”
