Si apre l’ennesima settimana decisiva per il governo regionale e le sorti della legislatura del Parlamento siciliano. Ennesima, perché ne sono state annunciate tante senza che accadesse alcunché. Stavolta, tuttavia, ci sono delle novità. Che vengono da Roma e da Palazzo Chigi, dove ci si è accorti che il Pdl Sicilia ha fatto più danno di quanto non si pensasse perché ha messo in pista l’area finiana facendo deflagrare la crisi. E siccome uno dei protagonisti della scissione del Pdl e dell’implosione del centrodestra è stato, ed è, Gianfranco Miccichè, il Presidente del Consiglio, seppure con toni a quanto pare pacati (ma decisi), ha chiesto di darsi una mossa e di rientrare nei ranghi. Nessun monito, nessuna minaccia di sanzioni, ma un invito alla ragionevolezza, cui l’eclettico sottosegretario siciliano ha risposto con un sostanziale “obbedisco”, perché nel suo blog è apparsa una dichiarazione inequivocabile. Silvio Berlusconi, scrive Miccichè, è l’uomo politico più avveduto, moderno e riformista che l’Italia abbia mai avuto. “Questo è il momento in cui ogni scelta può essere quella definitiva”, afferma Miccichè, “Io scelgo in modo inequivocabile di stare insieme a chi, con lealtà, fiducia e intelligenza, intende portare avanti un programma di riforme e modernizzazione della propria terra. In Italia è Berlusconi”.
Addio, dunque al partito del sud, al partito del popolo siciliano, alla rivoluzione siciliana e a tutto il resto? E chi lo sa, Miccichè ci ha abituati a rendere compatibili le sue performances con il quadro politico contingente, qualunque esso sia, e soprattutto a presentarle come iniziative “berlusconiane” o quasi.
Ma oggi sono cambiate tante cose: 1) la rottura con Gianfranco Fini provoca nel Pdl Sicilia una “verifica” le cui conseguenze sono ancora incerte e potrebbero incidere sul governo regionale; 2) il Mpa di Raffaele Lombardo, con il suo piccolo drappello di deputati e senatori in Parlamento, a causa dei numeri angusti della maggioranza (senza finiani) è diventato ago della bilancia; 3) il feeling di Fini con Lombardo può segnare alcuni passaggi importanti in Sicilia, specie in direzione di un’alleanza di centro fra Udc, Mpa e “Futuro e Libertà per l’Italia”, la formazione del Presidente della Camera; 4) Miccichè aveva chiuso la porta al Pd nel governo con il suo “no” al centrosinistra, ma ora ha aperto un portone con il suo giuramento berlusconiano; 5) Lombardo ha intenzione di proporre a Pd e Udc un’alleanza elettorale e di governo. L’alleato privilegiato, il Pdl Sicilia, non è più tale; 6) il peso politico della Lega, non estranea allo strappo nel Pdl, è ulteriormente cresciuto, perché Berlusconi non ha alcuna sponda alle volontà di Bossi.
Questi elementi nuovi s’intrecciano con valutazioni politiche ed equilibri di cui non si può non tenere conto in Sicilia: a) l’attuale filiera di comando parte da Lombardo e arriva alla Lega, attraverso Miccichè e Berlusconi. Ciò che la Sicilia chiede passa per Miccichè e Berlusconi, ma si decide ad Arcore con Tremonti e Bossi. Non più solo il veto, ma l’agenda delle proposte, la qualità del federalismo viene decisa dalla Lega, che ha in mano la sopravvivenza del governo; b) il Mpa ha bisogno di preparare le politiche con un’alleanza solida e, possibilmente, coerente. Lombardo ha sondato ed ottenuto assicurazioni da Pierferdinando Casini, pensiamo che possa contare su Gianfranco Fini quando la collocazione del nuovo schieramento finiano sarà più chiara; c) il Pd ha una strada da percorrere, la costruzione di una coalizione in grado di battere il Pdl in Sicilia. L’Idv è un alleato che lo cannibalizza e non gli consente alcuna chance di successo elettorale, deve esplorare altre strade. L’Idv, invece, ha tutto l’interesse che il Pd rimanga quello che è, fuori dalla maggioranza e “condannato” ad un’opposizione marginale (i numeri del Pd sono destinati ad assottigliarsi nella prossima legislatura). Il peso della classe dirigente democratica in Sicilia dipende dal ruolo che riesce a conquistarsi sul campo.
Se l’Udc siciliano si allinea a Casini, l’alternativa al Pdl siciliano è cosa fatta, se prevalessero i dissapori fra Lombardo e Cuffaro, salterebbe tutto, anche il quadro politico che lo stesso Casini ipotizza.
Il Pdl siciliano, infine. Il ritorno a casa di Miccichè è impervio. E questo non dipende solo da Miccichè e le sue ambizioni, giustificate o meno, ma da un’accoglienza presumibilmente molto ostile, della quale si sono avuti le prime avvisaglie con dichiarazioni di Leontini, Castiglione, Cascio e Vizzini ( e non solo). Sta casa aspetta te, insomma, ma il posto che ti spetta non è in prima fila.
Dovrà essere Silvio Berlusconi a garantire Miccichè. Fino a che punto potrà e vorrà farlo?
