La questione vera è la seguente: in Italia si vendono due milioni e duecentomila vetture l’anno, solo seicentomila vengono prodotte nella penisola. La bilancia è sfavorevole. Avrebbe dovuto stimolare un piano di politica industriale indirizzato, appunto, al riequilibrio della produzione. Giuseppe Berta, economista, mette il dito su questo punto. l’assenza di una strategia industriale. Epifani, aveva invece, rimproverato i ritardi del governo nel tavolo delle trattative con la Fiat. Sono stati consegnati gli incentivi al settore auto senza chiedere impegni alla Fiat. Cremaschi, Cgil anche lui, leader dei metalmeccanici, ci va giù duro. Non vogliamo convincere Marchionne, vogliamo impedire a Marchionne di chiudere perché non ci sono alternativa. Lo stabilimento deve restare in piedi e produrre auto. Che siano Fiat, alla fin fine, non è una condizione necessaria, l’importante che resti in piedi. Ma anche lui, come aveva fatto Cordero di Montezemolo, non ha posto al centro della questione gli incentivi. Sostiene che non bisogna smitizzarli per un motivo abbastanza semplice, 30 auto su cento vendute in Italia sono Fiat, le altre auto sono straniere. Fra le trenta auto ce ne sono sette-otto che sono prodotte in Polonia. La qualcosa significa che il “ritorno” degli incentivi sull’industria italiana non è determinante.
Però non si può mollare nemmeno sugli incentivi – e su questo sia Berta quanto lo stesso Cremaschi- con il rischio di contraddirsi – sembrano pensarla allo steso modo. La Fiat, dice Cremaschi, deve essere messa nella condizione di scegliere, ma gli incentivi devono seguire la scelta e non precederla. Non ha rispettato gli accordi di programma, non può rivendicare né costi alti né produttività bassa. Ma senza incentivi, aggiunge, si corre il rischio di precipitare in una crisi drammatica, perché non si vendono più auto.
La matassa è complicata anche per gli addetti ai lavori. Veti incrociati, ognuno tira l’acqua al suo mulino. La ricerca di una via d’uscita è in atto, ma – come dimostra il tavolo tecnico, conclusosi con un nulla di fatto, ancora non è stata affatto avvistata.
L’importante è assumere decisioni. Il tira e molla sugli incentivi è responsabile della caduta delle vendite. Chi voleva acquistare ha preferito aspettare gli incentivi, che non sono arrivati, così il mercato dell’auto si è collassato.
La Regione siciliana ha fatto la sua parte, ma è un vaso di coccio in questo contesto. Ha messo sul piatto ben 350 milioni di euro da investire su Termini Imerese con una sola condizione, che si continui a produrre auto. Come vuole Cremaschi e, tutto sommato, anche gli altri protagonisti della vertenza, con l’eccezione della Fiat, la quale – com’è noto- si dice disposta a tutto ma non vuole concedere il know how, la qualcosa vuol dire che non bisogna chiedergli di aiutare la concorrenza in casa.
Le schermaglie fra governo e il Presidente della Fiat sono solo folklore. Montezemolo ha detto che da quando c’è lui alla Fiat non ha ricevuto un soldo dallo Stato, il Ministro Calderoli gli ha replicato che se si tratta di una barzelletta non fa ridere nessuno. Berlusconi, dal canto suo, accennando allo scarso interesse manifestato da Marchionne per gli incentivi, si è preso il gusto di stare al gioco, affermando che stando così le cose, il governo potrebbe ripensarci.
Schermaglie, niente di importante.
