All’Assemblea regionale siciliana si torna a discutere il ddl sul piano casa. Il governo presenterà un maxiemendamento, frutto della ritrovata sintonia con il Pdl Sicilia. Tra le novità la possibilità di ampliare anche gli edifici ad uso commerciale ed industriale. La cubatura degli immobili non residenziali potrà essere aumentata fino al 20%. Il ddl aveva marcato nei giorni scorsi la distanza tra gli uomini di Miccichè e Lombardo, soprattutto sulla possibilità di estendere il ddl non solo alle case ma anche agli edifici commerciali. Dopo l’intesa raggiunta tra il presidente della Regione Raffaele Lombardo e il capogruppo del Pdl Sicilia Giulia Adamo, potrebbero essere ritirati molti dei 400 emendamenti che avrebbero bloccato la legge in Aula, quelli di matrice miccicheiana. Restano però quelli del Pd, dei lealisti e dell’Udc. Gli ampliamenti per gli edifici commerciali non potranno superare i 400 metri quadri. Il maxi emendamento prevede anche il cambio di destinazione d’uso per le strutture costruite a meno di 150 metri dalla battigia a edifici di tipo alberghiero.
Polemici i sindacati. L’impasse in cui s’è imbattuto il piano casa, sommerso da una selva di emendamenti all’Ars e tirato per la giacca da ogni parte, mostra che “in Sicilia la politica e l’assenza di strategia anti-crisi del governo regionale non remano, nei fatti, in direzione del rilancio dell’economia”. A dirlo è la Cisl, preoccupata per il vicolo cieco in cui sembra essere scivolato un “provvedimento anti-ciclico e di rilancio dell’occupazione, adottato un anno fa da tutte le Regioni con l’unica eccezione di Sicilia e Calabria”. Calcola la Cisl che, se non deturpato come puntano a fare le lobby politiche e clientelari di ogni segno e se sostenuto con l’introduzione della Dia (la dichiarazione di inizio attività) in luogo della concessione edilizia che rischia di mescolare assieme ricatto burocratico e pressioni mafiose, il piano casa metterebbe in moto “investimenti e occupazione interessanti”. In pratica, quattro-cinque milioni di spese di privati per 450 mila “immobili mono e bi-familiari”. Questi, infatti, sono “al centro delle leggi di tutte le altre Regioni”, sottolinea il sindacato. Pertanto, rimarca Maurizio Bernava, segretario generale, che il 32% del patrimonio residenziale regionale genererebbe, nell’Isola, una “ricaduta occupazionale capace di una spinta significativa all’economia”. Invece, mentre nel paese si fa il bilancio a un anno dal varo del provvedimento e si prende atto del fallimento determinato da farraginosità delle procedure e logica dei meri interessi di bottega, in Sicilia ci si impantana sulla strada delle speculazioni edilizie, anche in dispregio dei centri storici e dei criteri antisismici e sulla sicurezza. “I centri storici in particolare – afferma la Cisl – sono stati lasciati fuori dalle altre leggi regionali perché vivono un equilibrio già precario e hanno un’alta densità edilizia”. Insomma, non sopporterebbero, insiste il sindacato, dilatazioni di cubatura che deturperebbero il patrimonio storico-culturale e azzererebbero sicurezza e vivibilità, nel cuore delle città. “A preoccuparci – punta il dito Bernava – è una politica-leviatano che non riesce ad andare oltre l’autoreferenzialità dei propri interessi, rischiando di svuotare di senso un provvedimento che il mondo del lavoro ha chiesto, insistentemente, in questi mesi”. E per Santino Barbera, segretario della Filca siciliana (la federazione degli edili Cisl), "la politica siciliana si renda conto che 20 mila lavoratori hanno perso il posto nelle imprese delle costruzioni e che l’edilizia è con l’acqua alla gola. Si faccia in fretta come hanno fatto le altre regioni, garantendo investimenti nella legalità, salvaguardia dell’ambiente e tutele sociali a chi lavora".
"La Uil chiede da settimane che l’Ars approvi il Piano casa. La Sicilia sarebbe altrimenti l’unica Regione a non varare questo importante strumento. Si tratta infatti di una legge che va incontro a esigenze reali dei cittadini e che permetterebbe di creare occupazione nel settore edilizio". A dirlo è Claudio Barone, segretario regionale della Uil Sicilia. "Spesso l’ottimo è nemico del bene, per questo chiediamo a tutte le forze politiche un’assunzione di responsabilità per trovare una mediazione fra le tante proposte in campo – aggiunge – Estendere i benefici agli edifici per le attività produttive è possibile ma la cosa più importante è comunque approvare la legge".
