Salvatore D'Anna

Nove, dieci, dodici, quattordici? Forse anche qualcuno di più. Il disegno di legge che riforma la gestione dei rifiuti in Sicilia si è impantanato su uno dei punti più delicati, vale a dire il numero deli Ambiti territoriali ottimali, quegli Ato ritenuti tra i principali artefici del tracollo del sistema della raccolta e dello smaltimento dell’immondizia nell’Isola. Si ripartirà così dall’articolo 5, quello che ne fissa il numero. Il ddl originario ne prevede nove, uno per provincia, diventati però dodici nell’emendamento dell’Mpa, che introduce tre Ato metropolitani per le città di Palermo, Catania e Messina. Siamo a dodici. Su questo punto ci sarebbe un assenso  di massima del governo, anche se l’assessore all’Energia Pier Carmelo Russo ha ribadito in aula che per lui gli Ato sono e devono rimanere nove. Al massimo dieci, includendo quello delle isole minori. Russo ha fretta perché il ddl diventi legge, visto che gli Ato sono al collasso e le discariche a rischio chiusura. Diverse società d’ambito stanno chiedendo anticipazioni di cassa alla  Regione per milioni di euro perché non riescono a fare fronte alle spese, in primo luogo quelle del personale e per la raccolta dei rifiuti.

 

A turbare gli animi c’è anche l’emendamento del Partito democratico che recupera gli Ato "virtuosi" (pochi per la verità), vale a dire quelli con i conti in regola e che abbiano realizzato nel 2008 una percentuale di raccolta differenziata superiori al doppio della media conseguita negli altri Ato della stessa provincia. Anche il Pdl, versante lealista, prova a fare aumentare il numero degli ambiti territoriali ottimali. Se un emendamento inserisce come decimo Ato quello per le isole minori, un altro stabilisce quali sono i virtuosi. Si tratta di quelli che, all’interno delle tre aree metropolitane, abbiano chiuso i bilanci in pareggio, raggiungendo una quota di raccolta differenziata superiore al 25%, o del 35% superiore rispetto agli altri della stessa provincia. A questi si aggiungono tutta una serie di emendamenti, anche dell’Udc, che premiano gli Ato virtuosi o che permettono ai comuni di associarsi e costituire nuovi ambiti territoriali ottimali. Ma il governo non vuole allargare il campo alla "virtuosità", difendendo il principio della territorialità degli Ato per evitare assalti alla diligenza.

 

Un pomeriggio di trattative frenetiche. L’articolo 3 si era bloccato su un emendamento dell’Mpa, che prevedeva la creazione di accordi interprovinciali sull’organizzazione delle discariche e la gestione dei rifiuti, il 4 su uno del Pd, che riscriveva l’intero articolo dando maggiori poteri ai comuni. Tanto che a un certo punto il presidente dell’Ars Francesco Cascio ha sospeso la seduta per quasi due ore per convocare una riunione dei capigruppo alla ricerca di una sintesi dell’articolo 4, quello che indica le competenze dei comuni. Per accelerare i  lavori la maggioranza, compreso il Pd, ha deciso di ritirare gli emendamenti al testo di legge. Alla fine l’Ars ha approvato gli articoli 3, quello che indica le competenze delle Province, e il 4. "Vogliamo approvare questa riforma – ha detto il capogruppo del  Pdl Sicilia, Giulia Adamo – per questo motivo, come proposto anche dall’Udc, ritiriamo i nostri emendamenti". "Dietro le enunciazioni di principio si manifesta il vero volto di questa pseudo maggioranza che proclama riforme a tutto spiano salvo poi a dissolversi al più piccolo ostacolo. E’ successo così all’articolo 4 della legge sui rifiuti, quando ben cinque interventi di esponenti della maggioranza hanno espresso ciascuno un pensiero diverso sulle funzioni che dovrebbero essere attribuite ai Comuni", afferma Marco Falcone del Pdl.

 

"E’ in atto una sceneggiata da parte dei gruppi politici che sostengono il governo Lombardo. Per giorni la maggioranza formata da Mpa, Pd e Pdl Sicilia ha chiesto una sintesi politica per giungere al varo della nuova legge sui rifiuti obbligando al ritiro di molti emendamenti, ma in aula ci troviamo davanti a ben 69 nuovi emendamenti presentati proprio dai partiti del che sostengono il governo", dice Toto Cordaro, vice capogruppo Udc. "Nonostante sia evidente che l’assessore Pier Carmelo Russo abbia a cuore questa legge di riordino degli Ato e creda fermamente – conclude Cordaro – nella centralità delle province per le nuove politiche di igiene ambientale, questa maggioranza invece non sa ancora come porsi rispetto alle competenze da assegnare ai comuni ovvero al mantenimento degli Ato virtuosi".