Il monito lanciato dalla Corte dei Conti giunge forte ed immediato, “il ricorso all’indebitamento da parte degli enti locali è in costante crescita”. Il rischio, stando ai giudici contabili, è il default di comuni e province, con nessuna eccezione fra nord e sud. Solo per i comuni italiani, infatti, si giunge a toccare la vetta dei 62 miliardi di euro di passivo.
Nella relazione sulla gestione degli enti locali per il biennio 2008-2009, la stessa Corte aggiunge che “sono in aumento le amministrazioni locali con squilibri economico-finanziari”. In netto avanzamento anche il passivo delle provincie, giunto a 11,5 miliardi di euro. I debiti contratti dagli enti locali, stando alla relazione, si traslano, quasi automaticamente, in direzione dei cittadini. Ciascun residente all’interno dei comuni italiani, infatti, si trova a fronteggiare un impegno economico, diretta conseguenza dei passivi istituzionali, di 1.100 euro pro-capite.
Discorso analogo per quanto concerne la province: in questo caso, ogni cittadino risponde per 200 euro. Lo squilibrio dei comuni italiani, inoltre, pesa per il 3,97% sul Pil nazionale, mentre quello delle provincie si attesta intorno allo 0,75%. Le cause scatenanti, secondo i giudici, sono molteplici: dal ricorso a strumenti finanziari articolati ai tagli imposti dal governo centrale. Anche la definitiva approvazione dello schema federalista, concludono, “potrebbe aggravare una situazione già molto delicata”.
