Salvatore Parlagreco

Al via il dibattito sul legittimo impedimento a Montecitorio. È una corsa ad ostacoli che si sta correndo in Italia. Una cosa mai vista. Il Parlamento è impegnato in una rincorsa affannosa sue più piste: una legge di riforma costituzionale, il disegno di legge ordinario sul processo breve e il disegno di legge sul legittimo impedimento. Nelle aule dei tribunali in “stand by” il processo Mills (in appello), Mediatrade, il processo Dell’Utri (rivelazioni Spatuzza).

 

Vicino al traguardo il disegno di legge sul legittimo impedimento, appena due articoli. Il presidente del Consiglio e i ministri della Repubblica possono autocertificare la propria impossibilità di partecipare alle udienze in tribunale tutte le volte che vogliono per diciotto mesi in attesa di una riforma costituzionale che salvaguardi i membri del governo dalle iniziative dei magistrati. In pratica la norma blocca tutti i processi in corso. Non riguarda il futuro, ma ciò che sta avvenendo nelle aule giudiziarie. Il vantaggio del Parlamento sulle Aule di giustizia è nei fatti.

 

Ma non è finita. Coloro che autocertificano la loro impossibilità a partecipare ai processi in cui vanno nella veste di imputati, possono tutte le volte che vogliono recarsi in tribunale per difendere se stessi, nella veste di parte lesa. Insomma, ti possono mandare in galera, farti condannare, interdirti dal pubblico ufficio, adoperarsi con la loro azione penale perché subisca una pena, ma non gli si può togliere un capello, perché il disegno di legge in discussione alla Camera dei Deputati, non lo consente.

 

Perché l’impedimento è legittimo? La risposta della maggioranza di governo è semplice: coloro che governano non possono impegnarsi nella difesa di se stessi. Se lo facessero toglierebbero tempo, attenzione e tutto il resto al lavoro che fanno per conto degli italiani. La “distrazione” costituisce un danno, perciò va privilegiato il buon governo piuttosto che l’uguaglianza di fronte alla legge, di tutti i cittadini. E se i processi accertassero la punibilità dei ministri e, quindi, la loro – chiamiamola così – “inattendibilità” come amministratori e governanti?

 

Questa domanda non deve essere posta, perché il popolo ha fatto la sua scelta, affidando il suo mandato a coloro che hanno vinto le elezioni. In definitiva, fino a che non si torna alle urne – buoni o cattivi – bisogna tenerseli. Siamo ad una svolta epocale e l’Italia è all’avanguardia.