"Uno sciopero politico". Cosiìil ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha definito l’iniziativa decisa dall’Associazione nazionale magistrati contro i tagli previsti dalla manovra del governo. Parole che hanno inasprito i rapporti già tesi tra esecutivo e toghe e che hanno scatenato anche le reazioni del mondo politico. Pd e Idv si sono schierati al fianco dei magistrati. L’Udc invece critica la decisione dell’Anm: "Lo sciopero è uno strumento estremo cui è bene non ricorra chi svolge una funzione cosìautorevole", ha osservato il centrista Michele Vietti. E Pier Ferdinando Casini rincara la dose. Secondo il leader dell’Udc i magistrati fanno un errore gravissimo a scioperare per il loro stipendio.
Ma all’interno del Pd ci sono perplessità. Per Luciano Violante, ad esempio, lo sciopero dei magistrati sarebbe giustificato solo se vi fossero tagli "di severità eccessiva" rispetto ad altre categorie. E proprio su questo punto, Alfano ha assicurato che "il governo chiede ai magistrati un sacrificio, cosi’ come lo chiede alle altre componenti del paese". Il Guardasigilli ha aggiunto che "su questo aspetto ce n’è uno su cui mi battero’, mi impegnerò a fianco dei giovani magistrati". Secondo Alfano, infatti, le misure contenute nella manvora che riguardano i giovani magistrati e l’avanzamento delle carriere sono "un ambito di un problema di più ampio.
Si chiede un costo individuale troppo alto a fronte di un gettito complessivo abbastanza basso per il paese", ha sottolineato il Guardasigilli, quindi "mi impegnerò per risolvere nel percorso di conversione questo aspetto del problema". L’Anm, da parte sua, ha replicato con durezza all’attacco del ministro. Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, ha accusato il governo di "tagli punitivi": in questo sciopero "c’è ben poco di politico: il sistema giudiziario -ha detto il presidente dell’Anm, Luca Palamara- versa in una grave crisi di credibilita’ e questa situazione Alfano la conosce molto bene, poiche’ e’ proprio la Costituzione che questo compito assegna al ministro. Vedendo la manovra sicuramente ci sono degli aspetti che ci portano a ritenere che, anziche’ solo recuperare, sia mossa da aspetti punitivi”.
Il responsabile Giustizia del Pd, Andrea Orlando, nel dare la solidarieta’ dei democratici all’Anm, ha replicato al ministro Alfano e alla sua accusa di ‘sciopero politico’: "Colpisce che il ministro definisca questa scelta ‘politica’. Alfano si interroghi piuttosto su quanto sono, stavolta si’, politici i tagli che la manovra contiene. Quando un’associazione come l’Anm decide di indire uno sciopero, puo’ piacere o meno, ma una cosa e’ certa: sta solo facendo il suo lavoro". Secondo Orlando si tratta di tagli "politici, in quanto punitivi in un settore come quello della giustizia che ha già subito nelle precedenti finanziarie tagli notevolissimi, che ne mettono in discussione lo stesso funzionamento. Tagli tanto piu’ gravi perché fatti in assenza di seri progetti di riorganizzazione di un servizio essenziale a tutti i cittadini come quello della giustizia”. Concorda Massimo D’Alema che vede nelle scelte del governo il tentativo di limitare l’autonomia dei magistrati. Distinta invece la posizione di Luciano Violante. "Credo che si debba fare un calcolo complessivo e se i tagli sono proporzionati per tutti, è giusto che anche i magistrati facciano la loro parte". Per Violante lo sciopero delle toghe sarebbe giustificato solo se vi fossero tagli superiori rispetto alle altre categorie: "Se vi fossero tagli in proporzione superiori a quelli previsti per altre funzioni pubbliche, se vi fosse un eccesso di severità, allora l’Anm avrebbe ragione. Se invece i tagli alla magistratura fossero uguali a quelli degli altri, allora non mi pare che lo sciopero sia giustificato".
Anche Antonio Di Pietro si è schierato con l’Anm. Per il leader dell’Idv la scelta del governo di inserire nella manovra tagli alla magistratura "non è dettata da alcuna ragione economica, ma si tratta di pura vendetta. Quindi, quello dei magistrati, è uno sciopero giusto. Si fa pagare il fio, la colpa di non aver saputo fin qui arginare la crisi economica alle persone per bene, a chi combatte la criminalità ogni giorno. E che si fa? Li si umilia perché questa è una scelta di pura vendetta contro l’indipendenza e l’autonomia della magistratura". L’Udc invece critica la decisione dell’Anm di indire lo sciopero. Ha osservato Michele Vietti: ”I magistrati hanno molte buone ragioni per protestare ma lo sciopero è uno strumento estremo cui è bene non ricorra chi svolge una funzione così autorevole.
Mi auguro che nel dibattito parlamentare -rimarca l’esponente centrista- ci siano gli spazi per intervenire sul meccanismo di progressione in carriera, che è una delle forme di garanzia dell’indipendenza della magistratura nel nostro paese”. Quando ai rilievi del Guardasigilli Angelino Alfano, che ha parlato di ‘sciopero politico’ dei magistrati, Vietti ha commentato: ”Per una volta che le ragioni sono chiaramente economiche, mi sembra fuori luogo invocare motivazioni politiche”. La vicepresidente del gruppo Pdl alla Camera, Jole Santelli, ha difeso il Guardasigilli e attaccato così i magistrati: "Lo sciopero dei magistrati è la scelta di una casta che pretende di mantenere inalterati i propri privilegi mentre tutti gli italiani sono chiamati a sacrifici. In nome di che e di cosa dovrebbero essere esclusi solo i magistrati da una manovra necessaria per l’Italia e che chiede un contributo a chi ha di piu’?".
