Chi avrebbe potuto prevedere un faccia a faccia fra siciliani – Giulia Bongiorno e Angelino Alfano – sul tema più spinoso, intricato e politicamente influente per la stessa sopravvivenza del maggiore partito italiano, il disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche? Nessuno.
Giulia Bongiorno è entrata in politica, restando fuori dalla politica. E’ un caso più unico che raro, una specie di paradosso. Com’è potuto accadere? Si è ritagliata uno spazio che sta dentro alle sue competenze professionali, siede su una poltrona che sembra fatta a posta per lei, la presidenza della commissione giustizia della Camera, e pur essendo catalogata come una fedelissima del presidente della Camera, Gianfranco Fini, le sue decisioni non vengono addebitate al suo leader, ma alle scelte che fa, alle opinioni che matura, alle conoscenze di cui è accreditata unanimemente.
Giulia Bongiorno è, infatti, l’avvocato di Giulio Andreotti, il più longevo e il più processato (processato davvero…) dei politici italiani, uscito dal tunnel senza danni. Qualunque cosa accade, lei rimarrà nell’immaginario collettivo, una donna del miracolo, o – nell’ottica di chi la conosce e non la ama – un culo di pietra che a differenza dei suoi colleghi è capace di studiare migliaia di pagine, una dopo l’altra, e vincere la partita per il solo fato che ne sa più degli altri.
Nell’incontro-confronto (o disputa-scontro, chiamatelo come volete), al di là del merito, il suo profilo non è quello di chi ha ricevuto la delega a trattare ed ha una sovranità limitata, ma quello di un avvocato ed un giuristi che sa tante cose e che nel delicato frangente svolge un ruolo di preziosa mediazione su una materia che non riguarda solo il Pdl, Fini, il Parlamento ma l’informazione, cardine della democrazia, ciò che, com’è stato appena ricordato autorevolmente, ci consente di essere cittadini e non sudditi.
Qualunque sia la conclusione, la presidente della Commissione giustizia rappresenta quanti sono fuori dai Palazzi, pur stando nel Palazzo senza sentirsi fuori posto.
Di fronte a lei, il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. Cresciuto nella famiglia democristiana di Agrigento, figlio d’arte, politico ma non politicante, giovane quant’altri mai, forse coetaneo di Giulia Bongiorno, avvocato come lei, seduto sulla poltrona più ambita e difficile del governo. Qualsiasi governo che abbia come Premier uno come Silvio Berlusconi che con la magistratura gioca una partita lunga quasi venti anni, trasformatasi recentemente in un ping-pong fra Parlamento e giudici. Ogni volta che la giustizia muove le sue pedine per celebrare il processo al Premier, il Parlamento vara una norma o decide di varare una norma, che liberi da questa incombenza l’imputato.
Che cosa potrebbe capitare di più e di peggio ad un ministro della Giustizia, costretto a trasformarsi in un tutore del suo Presidente, invece che rappresentare, come chiunque al suo posto ambirebbe a fare, l’ordine giudiziario? E’ una specie di ordalia, una camminata senza tempo sui carboni ardenti, un tunnel, se volete, in fondo al quale c’è una luce. Chi l’incoraggia proseguire nel suo cammino di salvezza del Premier, è certo che l’uscita dal tunnel coincida con la scalata al paradiso. Non quello dell’al di là, ma il paradiso dell’al di qua, il delfinato, insomma.
Non tutti la pensano così, naturalmente, ma non c’è chi abbia interesse ad esternare questo scetticismo perché altrimenti bisognerebbe cercare con il lanternino qualcuno che abbia tanta competenza, perseveranza e spirito di sopportazione simili al ministro siciliano della Giustizia.
Il fatto che sia siciliano, secondo molti, non è casuale, perché le virtù dei siciliani allignano laddove la partita fra potere romano e locale abbisogna di cervelli fini, umili quanto basta per non essere temuti da chi sta in alto, ambiziosi quanto basta per essere temuti da chi sta giù.
Non hanno niente in comune Giulia Bongiorno e Angelino Alfano? Sembra impossibile che sia così. Giulia e Angelino sono persone di alto concetto. Danno il meglio di sé nelle circostanze più difficili, negli spazi stretti, nelle dispute sottili.
Qualunque sia la conclusione, siamo pronti a scommettere, ogni partita che disputano non perde nessuno. Vincono entrambi. Com’è possibile, vi state chiedendo?
La risposta ve la daranno loro, ogni volta. Basta ascoltarli e leggerli, vedrete che vi riferiranno con dovizia di dettagli le ragioni del successo ottenuto da entrambi.
