"Non è una nuova Tangentopoli" perché le "mele marce rubano per finanziare non il partito ma le tasche proprie". Lo ha detto il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. Il guardasigilli circoscrive la portata delle inchieste sulla corruzione: a chi chiede se non sia riduttivo parlare di mele marce dopo l’allarme lanciato dalla Corte dei Conti sul dilagare della corruzione, Alfano risponde che lo spartiacque è stato la discesa in campo nel ’94 di Berlusconi che "ha posto l’onestà come precondizione nell’attività politica".
Berlusconi – aggiunge – ha rappresentato il fatto nuovo perché da uomo ricco e di successo non aveva bisogno di prendere mazzette e dunque era e resta insospettabile di tangenti. La necessitàè di dare una risposta ai ”casi disdicevoli” di corruzione comunque resta.
"Riconosco il limite di una politica puramente sanzionatoria, che interviene quando la regola è stata violata – ammette Alfano – occorre lavorare su ciò che viene prima, sulla trasparenza nella P.A. e sulla semplificazione delle procedure". Ma c’è un aspetto che Alfano ritiene invalicabile nella ricerca di un punto di equilibrio tra sanzioni penali più severe, più trasparenza nella P.A. e più controlli negli enti locali: "Non bisogna mai scoraggiare l’agire degli amministratori onesti che anzi devono sentirsi rafforzati nella tutela dello Stato nei loro confronti", ha aggiunto.
