(essepì) “La Medusa? No, grazie. Non so che farmene, non fa parte dei miei interessi”. Barbara Berlusconi ha smentito in modo netto e con nonchalance, la notizia, ventilata dai giornali, di una prossima nomina a presidente della prestigiosa azienda del padre, spiegando che le sue attese sono di altra natura. Vuole la grande holding dell’editoria libraria italiana, la Mondadori, non la Medusa.
Venticinque anni, laureata, figlia di secondo letto del premier, Barbara è una donna spigliata e senza peli sulla lingua, ma giudiziosa e cauta. Le sue idee talvolta non collimano con quella del padre; quando ciò avviene, Barbara evita parole sconvenienti. Fin che è possibile, s’intende. Su di lei, Veronica esercita una qualche influenza, ma non più di tanto; Barbara, in realtà, ha il carattere forte, ma non spigoloso, della madre. Dal giorno in cui è esplosa la crisi familiare, se n’è stata per conto suo, acquattata, ma pronta a dire la sua in caso di necessità. Un comportamento riservato, ma niente silenzi.
Qualche battuta, quando ci vuole, per fare sapere che c’è e non ha intenzione di stare fuori dalle cose che contano. Ha evitato frizioni sia con il padre quanto con i fratelli, senza reprimere la sua vivacità. Pare che non sia in gran spolvero con Marina, la primogenita, che insieme a Piersilvio sono stati i maggiori beneficiari dell’impero paterno. Ma ha salvato le forme, almeno finora.
Pare che Silvio straveda per Marina e Piersilvio, il secondogenito. Marina è da tempo presidente della Fininvest, la holding di riferimento di tutte le attività imprenditoriali del Premier. Piersilvio è vice presidente di Mediaset, il gruppo che si occupa dei network televisivi, presieduto da Federico Confalonieri.
Sono loro, Marina e Piersilvio – soprattutto Marina – di fato gli eredi del patrimonio paterno. Questo non piace a Veronica Lario e viene accettato con qualche mal di pancia dai tre figli di secondo letto: Barbara (nata nel 1984), Eleonora (1986) e Luigi (1988), il cucciolo di casa Berlusconi, devoto al padre. Per completare il quadro delle spettanze bisogna ricordare che Veronica Lario possiede beni immobili stimati in 27 milioni di euro, appartamenti a Londra e in Sardegna, e una quota del 38% del quotidiano Il Foglio diretto da Giuliano Ferrara. Le anticipazioni sulla stampa della nomina a presidente della Medusa film hanno dato l’opportunità a Barbara di fare sapere pubblicamente quali siano le sue attese.
Il suo non è stato un rifiuto sdegnoso, piuttosto avvertimento, un messaggio inequivocabile: a me, ricorda sostanzialmente Barbara, è stata promessa la Mondadori, non la Medusa, quindi è questo che voglio. Certo, per i comuni mortali, il gesto di Barbara sorprende. È come se avesse rifiutato il regalo di una bella borsetta. Voglio quella griffata Versace e non la Vuitton, insomma.
Esprimere un “no, grazie” al regalo di un’azienda leader nella cinematografia italiana ed europea, presuppone audacia, nervi saldi e grande sicurezza. E la certezza che c’è molto di meglio che la Medusa nel patrimonio paterno. Barbara non ama mezze misure e le manda a dire senza nascondersi la testa. A chi? Al padre, naturalmente, che da qui a poco, accanto alle questioni politiche e giudiziarie, dovrà affrontare le questioni familiari, legate al patrimonio. I figli sono cresciuti e alcuni di loro mordo il freno, la moglie aspetta dietro l’angolo una scelta che metta a posto ogni cosa, altrimenti…
Dovrà metterci mano dunque, perché il trattamento riservato a Marina e Piersilvio è sfacciatamente più favorevole rispetto a quello concesso agli altri tre ragazzi. Marina ha più anni ed esperienza, si osserva. Ma Barbara ha 25 anni, sembra in grado di intendere e di volere quanto la sorella Marina ed il fratello Piersilvio. Gli avvocati delle parti si occupano del divorzio con l’occhio al patrimonio da distribuire secondo le volontà paterne e le “pretese” materne.
L’ex moglie di Berlusconi pretende che i suoi tre figli abbiano quanto gli altri due e su questo non sembra transigere. Si arriverà ad un divorzio consensuale, solo se la “distribuzione” sarà equanime. Oggi, la coppia parla solo tramite avvocati. Silvio non vuole incontrare Veronica senza avere ricevuto da lei le scuse pubbliche. Le addebita, infatti, di averlo offeso con le sue note accuse di avere frequentato minorenni ed avere permesso che il Pdl, del quale è leader, traccheggiasse con le candidature di belle donne.
Veronica, dal canto suo, non gli ha perdonato comportamenti stravaganti che avrebbero offeso la sua dignità di donna. Siccome gli errori del marito erano commessi in pubblico, con danno d’immagine per lei, le sue uscite sono state pubbliche. Pan per focaccia, insomma. Una donna amareggiata, insomma, che deve avere avuto una storia difficile.
Tutto questo interessa agli italiani? Almeno quanto interessarono agli italiani le vicende della famiglia Agnelli, dei Pirelli, dei Benetton, dei Merloni, Olivetti, tanto per citarne alcune. La saga dei Berlusconi, prevedibilmente, entrerà nella storia del Paese. Nel nostro futuro sono loro i Buddenbrook del terzo millennio. Curiosamente, delle grandi famiglie si è occupato Il Foglio, giornale di Berlusconi versione Veronica, con un interessante affresco scritto da Stefano Cingolani, dedicato alle famiglie con il marchio di fabbrica. Scorrendo i nomi delle famiglie citate, tuttavia, viene il magone. Siamo passati dall’Avvocato al Cavaliere.
Le grandi famiglie del dopoguerra erano incommensurabilmente meno potenti dei Berlusconi. Sull’impero del Premier il sole non cala mai. Berlusconi possiede di tutto: dalla finanza alle assicurazione, alla grande distribuzione, al turismo, l’edilizia, il cinema, lo sport, l’editoria, le televisioni. E un partito che governa il Paese. Come faccia ad evitare, con i provvedimenti che assume, di favorire le sue attività imprenditoriali e finanziarie, è un mistero.
Qualunque decisione prenda, qualunque legge firmi, può teoricamente avvantaggiare, o svantaggiare, le sue aziende. Eppure, secondo quanto egli afferma, sembra riuscirci brillantemente. Coloro che gli stanno accanto giurano che è così. Il conflitto d’interessi sarebbe insomma un conflitto “privato”, tutto interno al Premier, il quale è obbligato a vigilare costantemente perché dal governo del Paese Marina, Piersilvio e gli altri non traggano alcun vantaggio. Provate a mettervi nei suoi panni, invece che criticare.
