‘Classe seconda B,
il nostro amore è cominciato lì.’

(Lisa dagli occhi blu, Mario Tessuto)

Sui banchi di scuola non è cominciato soltanto il nostro primo amore, non ci siamo soltanto scambiati il primo bacio sulla bocca con la compagna di classe nel corridoio sotto gli occhi indiscreti della bidella. A scuola si cominciava già, ci ricorda Antonello Venditti, alle

‘otto e venti, prima campana
"e spegni quella sigaretta"
e migliaia di gambe e di occhiali
di corsa sulle scale.
Le otto e mezza tutti in piedi
il presidente, la croce e il professore
che ti legge sempre la stessa storia
sullo stesso libro, nello stesso modo,
con le stesse parole da quarant’anni di onesta professione.’

Oltre a quella di Venditti, sono poche le canzoni che gli artisti hanno dedicato alla scuola. Sempre Venditti, continuando ‘Compagno di scuola’’, ci canta che poi a

‘Mezzogiorno, tutto scompare,
"avanti! tutti al bar".
Dove Nietsche e Marx si davano la mano
e parlavano insieme dell’ultima festa
e del vestito nuovo, fatto apposta
e sempre di quella ragazza che filava tutti (meno che te)
e le assemblee e i cineforum i dibattiti ‘

Le canzoni che hanno narrato la scuola non devono essere necessariamente canzoni d’ispirazione scolastica. Ci sono quelle legate al mondo giovanile, che vanno sostituendosi e sovrapponendo, da generazione a generazione, cambiando i gusti e le tendenze musicali dei giovani. Tutti abbiamo avuto canzoni legate ai nostri vari periodi scolastici dalle Elementari, al Liceo, all’Università. Da Morandi (Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte), a Rita Pavone, (Come te non c’è nessuno), a Fabrizio De Andrè, a Vasco Rossi, Claudio Baglioni, fino a Ligabue e Jovanotti, ai Luna pop, e via via cantando.

Il mio ricordo personale degli anni sessanta della notte prima, diciamo della sera prima, è legato a Villa Boscogrande, allora night – discoteca. Ballai, fino all’una di notte, e ricordo ancora che le casse dell’amplificazione diffondevano le note di ‘Una rotonda sul mare’ di Fred Bongusto, Portavo, anche se era un caldo mese di luglio, il classico abito blu estivo, sempre quello che l’indomani avrei indossato per andare scuola per sostenere gli esami. Era ancora il periodo in cui davanti alle commissioni d’esami, ci si presentava con giacca e cravatta. Cosa che non farò io, in seguito, quando, per qualche anno, all’Università, sedetti dall’altra parte della cattedra. Ma questo avvenne dopo la rivoluzione culturale del sessantotto.

Antonello Venditti, il cantore della frequenza scolastica, nell’altra sua canzone ‘La notte prima degli esami’, ci rappresenta un’emozione chi, quella notte prima, pensa che

‘Gli esami sono vicini, e tu sei troppo lontana dalla mia stanza.
Tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto,
stasera al solito posto, la luna sembra strana
sarà che non ti vedo da una settimana.’

La scuola è stata ed è il momento più importante di socializzazione tra ragazzi e ragazze e la musica è stata ed è il momento più importante di questo fenomeno. La chitarra fu il primo strumento musicale utilizzato per cantare in coro dal vivo. Si cantava nelle scuole e nelle Università occupate, si cantava durante i cortei e, allora, le colonne sonore e i canti erano di ispirazione sociale e politica o di artisti impegnati. Ma la sera quando ci si ritrovava con la ragazza in spiaggia si cambiavano le note e le parole. Paolo Pietrangeli e l’internazionale (Compagni avanti il gran partito) venivano messi da parte, per passare a Claudio Baglioni che coinvolgeva tutti, quando alla sua ragazza cantava

‘Quella tua maglietta fina tanto stretta al punto che m’immaginavo tutto e quell’aria da bambina che non gliel’ho detto mai, ma io ci andavo matto ‘

Una pausa nazional popolare, per aggiungere una nota di colore a questo breve ricordo delle canzoni scolastiche, la merita la canzone ‘A pagella, canzone napoletana strappalacrime in cui si narra l’uccisione, durante una rapina in gioielleria di uno studente modello, orgoglio di una famiglia povera e disagiata, che va col padre a comprare un orologio meritato a suon di buoni voti. L’autore è un altro grande della canzone e della sceneggiata napoletana, Mario Trevi.

E sempre Venditti ritornando al suo compagno di scuola, una scuola fatta di

‘….fughe vigliacche davanti al cancello
e le botte nel cortile e nel corridoio,
primi vagiti di un ’68
ancora lungo da venire e troppo breve, da dimenticare!
E il tuo impegno che cresceva sempre più forte in te… ‘

 

gli chiede con nostalgia

"Compagno di scuola, compagno di niente
ti sei salvato dal fumo delle barricate?
Compagno di scuola, compagno per niente
ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?’

E in conclusione questa notte sarà una

‘Notte di lacrime e preghiere,
la matematica non sarà mai il mio mestiere.’

Non resterà che una bella foto ricordo e il viso sbiadito di Lisa dagli occhi blu che cantava Mario Tessuto

‘Eppure quasi fino a ieri
mi chiamavi amore, tu,
ma nei tuoi pensieri
oggi non ci sono più.’