Da oggi non ci sono più scuse per chi vuole evitare di indossare capi realizzati uccidendo animali. l’Unione europea ha stabilito che nelle etichette degli abiti dovrà essere specificato l’eventuale utilizzo di pellicce. E non solo.
Grazie al nuovo provvedimento, tutti i capi di abbigliamento dovranno riportare in etichetta anche l’eventuale presenza di pelle, cuoio e piume. Occhio quindi alla scritta: "contiene parti non tessili di origine animale".
I dati però indicano che anche se diminuisce il numero di persone che dichiara di indossare pellicce, gli animali dai quali si ricava la materia prima per realizzarle continuano a essere uccisi a milioni anno dopo anno. In Italia, ad esempio, le donne che dichiarano di possedere uno di questi capi sono diminuite dagli 8 milioni del 2002 a 2,6 milioni. Sulle passerelle delle principali maison però continuano a sfilare modelle avvolte in conturbanti pellicce ed accessori realizzati con pelle di animali.
Nella stessa Europa che ha appena approvato il provvedimento ci sono oltre settemila allevamenti che nel 2009 rappresentavano circa il 65 per cento della produzione mondiale di pellicce di visone (trenta milioni di animali) e il 55,6 per cento del mercato della pelliccia di volpe (due milioni di animali).
Fino a sei mesi dopo l’entrata in vigore della norma i prodotti tessili immessi sul mercato possono continuare a essere venduti ma solo per due anni e mezzo. Inoltre non sarà obbligatorio indicare la presenza di parti non tessili di origine animale.
