(essea) La pausa estiva sta per terminare ma per i precari delle scuole siciliane il mese più caldo dell’anno probabilmente deve ancora arrivare. C’era molta tensione fra il personale della scuola riunito questo pomeriggio in una sala del Provveditorato agli studi di via Praga a Palermo. Tutti, indistintamente, si esprimono contro la legge 133 del 2008 che secondo i docenti ha seriamente compromesso l’offerta formativa nelle scuole dell’obbligo siciliane, quelle tradizionalmente più soggette al fenomeno della dispersione scolastica.
"Non è una riforma, perché la qualità della scuola pubblica non è aumentata – dichiara Francesca Ognissanti, precaria da oltre 16 anni – Si tratta solo di un ridimensionamento selvaggio del personale docente". Secondo Francesca infatti, si tratterebbe di un "gioco politico" mirato a favorire le scuole private: "Sono aumentate le sovvenzioni per le scuole private ma mancano i soldi per le scuole pubbliche. Un esempio? Se un ragazzo viene bocciato in prima superiore, per ripetere l’anno può accedere ad un istituto privato pagato dalla Regione Sicilia. Non ci meravigliamo che ci siano sempre meno iscritti nelle scuole pubbliche, ma la Regione dove li ha presi i soldi per pagare gli istituti privati?".
I precari delle scuole siciliane chiedono con forza l’istituzione di un tavolo pedagogico, tecnico e politico sia a livello regionale che nazionale per iniziare un confronto sugli effetti dei provvedimenti legislativi del governo (non solo la riforma Gelmini dunque, sotto accusa c’è anche la manovra finanziaria che taglia ulteriormente le risorse della scuola pubblica).
"I bambini non hanno più punti di riferimento perché cambiano insegnanti di continuo e i dirigenti se ne fregano pur di rientrare nel budget – continua Francesca Ognissanti - Ai genitori interessa solo di poter lasciare i figli alle otto a scuola e venire a riprenderli alle due. Hanno ridotto le ore di italiano e poi si lamentano che i ragazzi arrivino all’università senza conoscere la grammatica. Fino a 10 anni fa – conclude – riuscivo a preparare bene i ragazzi. Adesso non ho più gli strumenti, non sono aiutata. Sono anche stanca e demotivata, ma continuo a fare il mio lavoro con la coscienza di chi sa che i giovani non dovrebbero pagare per gli errori degli altri. La situazione è drammatica perché pensando al futuro delle nuove generazioni, ci si rende conto che un cittadino che non è messo nelle condizioni di studiare non potrà avere una visione critica di ciò che accade e sarà facilmente manipolabile".
All’assemblea, organizzata dal Coordinamento precari FLC CGIL Palermo, ha preso parte anche Salvo Altadonna, il docente che dal 17 agosto scorso è in sciopero della fame nel tentativo di richiamare l’attenzione dei media e della cittadinanza in difesa della formazione delle giovani generazioni.
E’ stato sottolineato il gravissimo gap esistente tra le scuole del nord e sud d’Italia. Un problema forse preesistente ma che si rivela in tutta la sua drammaticità nella quasi totale mancanza di classi a tempo pieno o prolungato in Sicilia. "Non è accettabile che i bambini siciliani – scrivono i precari in un documento – debbano continuare ad avere un’offerta formativa di 27 ore settimanali a fronte delle 40 ore di cui usufruiscono i bambini del centro-nord".
Come conferma Francesca Ognissanti: "Noi precari andiamo a finire in scuole in cui si fa più assistenza sociale che insegnamento. I bambini avrebbero bisogno del tempo pieno perché quando escono da scuola vanno direttamente in strada. I genitori non sono motivati a mandarli, gli assistenti sociali non riescono neppure a rintracciarli perché non si fanno trovare. Una situazione drammatica in cui tutti sanno e tutti tacciono". Dal punto di vista del personale delle scuole pubbliche, settembre sarà un mese rovente.
