(Salvatore Crispi) La recente notizia diffusa dagli organi di stampa in base alla quale il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) ha imposto all’Ufficio Scolastico Provinciale di Palermo e agli Enti Locali di fornire tutte le ore di sostegno preventivate ed indispensabili agli alunni con disabilità e l’assistenza specialistica per l’autonomia e la comunicazione impone alcune riflessioni.
Questo provvedimento assunto dal TAR della Sicilia occidentale in seguito ai numerosi ricorsi presentati dai familiari degli alunni con disabilità è un esempio di giurisprudenza che si ricollega con una conseguenzialità innegabile alla sentenza della Corte Costituzionale n. 80 del l’ottobre 2009 che sostanzialmente mette in secondo piano le difficoltà conclamate ed a volte strumentali di reperire risorse economiche affermando invece, prioritariamente, che deve essere tutelato e rispettato il diritto allo studio, all’istruzione ed all’integrazione con sostegno indispensabile degli alunni con le disabilità.
Nonostante gli sforzi dell’Ufficio Scolastico Regionale della Sicilia e di quelli Provinciali i tagli agli organici, in particolar modo dei docenti specializzati si sono fatti sentire in modo grave e inconcepibile.
Infatti alcuni alunni disabili, con evidente gravità, si sono visti ridurre di quasi la metà, rispetto all’anno scolastico precedente, le ore di sostegno, suscitando disagi, preoccupazioni e proteste, soprattutto dei familiari ed anche dei vari Istituti scolastici che, senza il previsto sostegno, rispecchiando le reali situazioni del contesto, o a volte strumentalmente, fanno difficoltà nel consentire la frequenza giornaliera e per tutte le ore scolastiche previste per lo stesso alunno con disabilità.
La sentenza del TAR, perciò, tenta di porre un argine a questa situazione precaria. La stessa sentenza, inoltre, condanna l’Amministrazione scolastica a pagare le spese processuali ed a prevedere un risarcimento nel caso in cui la stessa amministrazione non si omologasse alle decisioni del TAR.
Inevitabile, a questo punto, la riflessione che l’esborso dello Stato e dell’Amministrazione è pari, o superiore, rispetto alle ore di sostegno dovute che, in condizioni normali, dovrebbero essere erogate attraverso il congruo impiego di docenti specializzati.
Complessivamente bisogna anche dire che i tagli agli organici con la conseguente riduzione delle ore di sostegno è una palese violazione delle leggi esistenti sull’area scolastica e della disabilità da imputare soprattutto allo Stato ed al Governo nazionale che sembrano non tenere conto che l’istituzione scolastica è un pilastro fondamentale della nostra società che finora è stato un modello positivo che molte altre Regioni d’Europa, e del mondo, ci invidiano per come sono accolte e/o considerate la diversità e la disabilità attraverso un processo di integrazione in tutte le strutture “normali” della scuola.Soprattutto, però, si deve tenere conto che nel processo di integrazione è coinvolta la persona ed è, quindi, inconcepibile che, per ragioni meramente economiche o di politiche che si vuole, forse, creare altri punti di riferimento, siano condannati ulteriormente a forme di possibili emarginazioni le persone egli alunni che fino a questo momento hanno intrapreso processi e percorsi da cui si intravede una sicura integrazione con lo sviluppo della propria personalità, che mette alla prova anche la potenzialità di ciascuno, pure nella disabilità lieve, media o grave.
In Sicilia questa situazione pesa ancora di più, nel momento in cui le Istituzioni scolastiche non forniscono le prestazioni di sostegno che ci hanno abituati, poiché i servizi del territorio scarseggiano o, addirittura, non esistono.
Questo avviene perché non vengono rispettate, né la legislazione esistente né gli indirizzi e la programmazione che pure l’Amministrazione della Regione Siciliana e dei suoi Enti Locali si sono dati.
In effetti la mancanza di una reale e concreta programmazione provoca dei disagi negli apparati scolastici che dovrebbero avere servizi di supporto da parte degli Enti Locali.
Il caso eclatante dell’assistenza di base igienico-personale nelle scuole è emblematico; questo servizio in parte è fortemente carente a Palermo dove, per esempio, è esplicato con personale proprio, per altro non adeguatamente specializzato, ma quest’anno si è rivelato insufficiente in altri Comuni della Provincia , come, per esempio, Villabate dove, a causa della mancata approvazione nei tempi dovuti del Bilancio di previsione non è stato possibile convenzionarsi con le cooperative che con personale specializzato forniscono questo tipo di servizio.
Il risultato di questa mancata programmazione, elaborazione ed approvazione degli atti dovuti è che l’alunno con disabilità è costretto a non frequentare la scuola, o ad iniziare a frequentarla con mesi di ritardo sommando disagi e difficoltà per l’inserimento normale; senza contare che questi problemi con l’Amministrazione Pubblica ”normale” rispettosa delle proprie funzioni e delle attribuzioni che la legge delega per la tutela dei propri cittadini hanno risvolti pure occupazionali.
Un altro capitolo riguarda l’assistenza specialistica per l’autonomia e per la comunicazione che in Sicilia non viene quasi mai erogata, sia per un ritardo culturale, sia per la scarsa consapevolezza che la figura dell’assistente per l’autonomia e la comunicazione può essere l’anello di collegamento che fino ad ora è mancato tra docente/i curriculare/i ed il docente specializzato, l’assistente di base , l’intera classe ed anche l’Istituto scolastico nel suo complesso per “mediare” le difficoltà proprie dell’alunno con disabilità, le necessità di apprendimento e di sviluppo delle capacità e delle potenzialità in un corale ed organico coinvolgimento del tessuto scolastico e sociale di appartenenza.
In questo senso, la sentenza del TAR riporta alla ribalta il problema e stigmatizza l’incapacità degli Enti Locali (in questo caso il Comune di Palermo) di assumere i provvedimenti necessari per dare alla scuola, ma, soprattutto, all’alunno con disabilità, sicurezza ed identità per apprendere ed integrarsi.
In questo caso, i problemi dell’area scolastica e della disabilità sono complessi ed anche trasversali, che si risolvono solo con l’impegno di tutte le Istituzioni competenti sul territorio, attraverso un coinvolgimento globale ed un lavoro organico di rete, in grado di mettere da parte gli stereotipi per raggiungere i risultati voluti dalle attuali normative, ma anche lo Stato deve dare, in questo senso, un grosso aiuto riconoscendo, ulteriormente, alla scuola il ruolo che fino ad ora ha coperto, con estrema dignità, di formazione delle nuove generazioni e, soprattutto, di contenitore in grado di recepire tutte le istanze della società, dei familiari e degli alunni, attraverso anche la capacità di accogliere nel suo seno diversità e disabilità, per un processo forte di integrazione a tutti i livelli.
In sostanza, per superare questo momento di crisi e di gravi ritardi delle Amministrazioni Pubbliche che le varie sentenze dei Tribunali Civili ed Amministrativi non mancano mai di stigmatizzare, provocando interventi “tampone” che servono a poco; se non altro, in prospettiva, occorre che le Amministrazioni Statali, Regionali Provinciali, comunali, ecc. mettano in campo tutte le loro capacità in termini di idee, di esperienza, di progettazione , di risorse umane ed economiche, per fare in modo che l’Istituzione scolastica possa continuare, con gli indispensabili organi e con i necessari servizi di supporto, il processo di integrazione scolastica che tanto utile e fondamentale è per gli alunni con disabilità.
