Il ministero dell’Istruzione e il ministero dell’Economia, entro 120 giorni, dovranno emanare il Piano generale di edilizia scolastica. È quanto disposto dal Tar del Lazio, che ha accolto una class action proposta dal Codacons contro le cosiddette “classi-pollaio”, ovvero le aule scolastiche nelle quali il numero di studenti, che si attesta sulle 35-40 unità, supera i limiti fissati dalla legge.
“Ora il ministro Gelmini dovrà emettere un piano in grado di rendere sicure le aule ed evitare il formarsi di classi da 35 o 40 alunni ciascuna – dichiara Carlo Rienzi, presidente del Codacons – Se non lo farà saremo costretti a chiedere la nomina di un commissario ad acta che si sostituisca al ministro ed ottemperi a quanto disposto dal Tar. Grazie alla sentenza, inoltre, docenti e famiglie i cui figli sono stati costretti a studiare in aule pollaio, potranno chiedere un risarcimento fino a 2.500 euro in relazione al danno esistenziale subito”.
Un decreto del ministero dell’Interno, emanato nel 1992, sotto questo aspetto, fissa in 26 unità per classe il massimo affollamento ipotizzabile. Un limite, questo, difeso a spada tratta dai Vigili del fuoco, ma che fa a pugni con le disposizioni contenute in un altro decreto di emanazione più recente, che porta il nome del ministro Gelmini. Secondo la nuova normativa, infatti, le classi di nuova formazione devono essere costituite da almeno 27 allievi. Si pone dunque una questione sul piano della sicurezza pubblica.
A complicare la situazione, inoltre, ci sono i dati, non certo confortanti, relativi allo stato di salute dell’edilizia scolastica italiana. Un rapporto recentemente stilato da Legambiente, infatti, bolla inequivocabilmente come “vecchi” gli istituti italiani, visto che 60 su 100 hanno visto la luce prima del 1974. Dallo studio emerge, inoltre, che più del 30 per cento degli edifici necessiterebbe di interventi di manutenzione urgenti.
