Roberto Rizzuto

“Il franchismo? Prende il nome dal dittatore Pippo Franco”. “Plotino? Era figlio di Platone”. “I dannati all’inferno della Divina Commedia? Subiscono la pena del contrabbasso”. La nuova antologia di castronerie studentesche redatta da Gianmarco Pierboni, pseudonimo di un docente toscano, mette in luce, senza perdere il gusto per l’ironia, una realtà tutt’altro che confortante.

 

Perle – 280 sublimi strafalcioni, ovvero c’è del genio nell’ignoranza crassa (Rizzoli, 194 pagine, 11,90 euro) è il titolo del libro di Perboni, che fa il paio con il precedente Perle ai porci. Un compendio di ignoranza e superficialità, alla base delle quali, spiega l’autore, “c’è la perdita di prestigio della scuola italiana. Un declino – dice – cominciato nel dopoguerra e che dipende da tanti fattori. Uno su tutti: l’affermazione della società dell’apparenza a scapito di quella dell’essere”.

 

Sfogliando il libro di Perboni si scopre che è possibile “approssimare per decesso”,  che “Solgenitsin viveva in Russia in un gulash” e che “un corpo immerso in un liquido si bagna”. Davanti a tutto ciò che ruolo hanno gli insegnanti? “Un tempo – continua il professore – erano modelli di riferimento che godevano di una certa considerazione. Il loro discredito e la crescita dell’ignoranza, a mio avviso, procedono di pari passo”.

 

Ma se per alcuni studenti furono gli etruschi a fondare la Fiorentina, qualche responsabilità, forse, sarebbe da addebitare anche alle famiglie. “Oggi – conclude Perboni – il ragazzo che torna a casa con una nota, anziché essere redarguito, viene spesso difeso dai genitori che si calano nel ruolo di avvocati”. Un concorso di colpa, insomma, che si traduce nella realtà fotografata dal libro. Una realtà che getta più di un’ombra sul futuro della nostra società.