Che il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini non fosse quello che si dice una "secchiona", lo si era appreso già da tempo. Ma una laurea in Giurisprudenza e una, seppur chiacchierata, abilitazione all’esercizio della professione di avvocato avrebbero dovuto aiutarla a ravvisare un principio d’incostituzionalità nella norma che eliminava la migrazione dei docenti nelle scuole delle regioni settentrionali.
Mentre al Miur stanno ancora cercando di capire come applicare la sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato illegittimo l’aver mandato i precari provenienti da province diverse in fondo alla coda nelle graduatorie e che apre la questione della validità delle graduatorie 2009/2011, il partito di Bossi – ormai ispiratore di tutte le proposte che riguardano la scuola – sperava di far passare l’emendamento nel decreto Milleproroghe con cui impedire, almeno fino a settembre 2012, il trasferimento dei docenti meridionali nelle graduatorie del nord.
Anche questa volta è andata male: l’emendamento del senatore leghista Mario Pittoni, che avrebbe penalizzato migliaia di insegnanti meridionali, è saltato e dal prossimo anno scolastico i precari potranno aggiornare il punteggio e inserirsi nella provincia che vorranno.
Ma non tutti gli insegnanti sono uguali: proprio mentre il mondo della scuola è stravolto dai tagli al personale docente che manderanno a casa migliaia di precari, esiste una particolare categoria che non teme licenziamenti, anzi.
Nel desolante panorama della scuola italiana si assiste infatti ad un aumento ingiustificato di docenti di religione cattolica. Nonostante la materia, non obbligatoria, sia sempre meno favorita (il numero di alunni che seguono l’ora cattolica è sceso dell’1%), nel 2010 gli insegnanti di religione sono aumentati di oltre 1.100 unità.
Non è difficile indovinare il perché di queste disparità di trattamento nell’accesso al lavoro a favore degli insegnanti di religione cattolica rispetto a quelli delle altre materie. Nominati direttamente dal Vaticano, i prof di religione continuano a godere di privilegi all’interno del sistema nazionale di reclutamento degli insegnanti.
La Lega nord da una parte vota contro gli emendamenti a favore dei lavoratori, degli operatori dello spettacolo, dei precari della scuola, dall’altra ottiene 30 milioni di euro per favorire un centinaio di evasori delle quote latte. E pensare che per salvare dalla disoccupazione migliaia di operatori dello spettacolo, Tremonti di milioni ne aveva trovati appena quindici.
