Non cessa di alimentare polemiche la recente uscita del leghista Pietro Fontanini, presidente della Provincia di Udine, che nel corso di un incontro pubblico aveva auspicato l’istituzione di percorsi didattici differenziati per gli studenti disabili. Secondo l’esponente del Carroccio, i ragazzi portatori di handicap rallenterebbero lo svolgimento dei programmi scolastici.
“L’idea della Lega Nord di dar luogo a classi differenziate costituisce l’ennesima raccapricciante provocazione offensiva verso le persone con disabilità e le loro famiglie”, commenta Nina Daita, responsabile dell’Ufficio politiche per la disabilità della Cgil Nazionale. “Si è capito chiaramente – aggiunge – quale sia la filosofia culturale del partito di Bossi: un partito di sani, ricchi, intelligenti e furbi”.
“Immaginare di tornare indietro alle classi differenziate – spiega ancora Daita – è raccapricciante. L’idea di segregare le persone “diverse” è indegna di una società civile e democratica. I bambini e le bambine con disabilità non hanno scelto di nascere così, una politica forte cura i deboli e li integra, non li condanna alla solitudine e a ulteriori sofferenze”.
La dirigente sindacale assicura che la Cgil, nella sua interezza, “contrasterà sempre qualsiasi tipo di politica oppressiva e razzista nei confronti dei cittadini più deboli, sostenendo quanto ribadito dalla Corte costituzionale, ovvero che l’inserimento scolastico nei cicli normali di studio, laddove non è possibile l’apprendimento, è finalizzato alla socializzazione. La Lega, piuttosto che vietare la scuola ai disabili, dovrebbe impegnarsi per garantire un maggior numero di insegnanti di sostegno, al fine di assicurare il diritto all’istruzione”.
