Abbiamo già ricordato che talvolta sussiste un “significato politico” nell’annullamento dei francobolli, o meglio nel modo in cui questi vengono annullati.
Un caso emblematico è quello siciliano. La Sicilia fu l’ultimo territorio italiano pre unitario, ad adottare l’uso dei francobolli, esattamente il primo Gennaio 1859, con l’emissione di una serie di sette valori, recante l’effigie di Ferdinando II, Re delle Due Sicilie.
Per l’uso di questi francobolli insorse il problema di come annullarli senza “offendere e deturpare la sacra effigie del re” (vedi n.ro 16).
La soluzione venne trovata con l’adozione di un annullo speciale a festone detto a “ferro di cavallo”, disegnato artisticamente da Carlo La Barbera.
Questo speciale timbro, unico nel suo genere, consentiva di annullare il francobollo, lasciando libera la parte centrale ove si trovava l’effigie del re.
Numerose le truffe che vennero perpetrate proprio a causa di questa procedura che consentiva, come abbiamo spiegato, di riutilizzare talvolta i francobolli già usati: l’effigie del re era salva ma … il portafoglio no.
A proposito dell’annullamento dei francobolli di Sicilia, in qualche caso, nonostante le disposizioni lo vietassero, la fretta di alcuni impiegati postali, fece sì che l’annullo cadesse comunque proprio sul volto del sovrano.
Ma questo annullamento deturpante, talvolta non era casuale. Infatti il monarca non era certo simpatico a tutti i siciliani e per questo motivo, specialmente dopo lo sbarco di Garibaldi a Marsala, questa pratica ebbe una certa diffusione a significare l’odio di taluni per il sovrano.
Il problema dell’annullamento del francobollo si era subito presentato ancor prima dell’emissione del primo francobollo. Un Lungo studio aveva portato alla decisione di adottare annulli alquanto “oscuranti”, ritenendo la salvaguardia del volto della regina Vittoria, un problema secondario rispetto all’obiettivo di impedire il riutilizzo fraudolento dei francobolli.
Vennero inoltre sperimentati inchiostri indelebili ma che contemporaneamente non dovevano corrodere la carta. Venne addirittura scomodato il grande chimico Michael Faraday (1791 – 1867).
Alla fine l’inchiostro venne realizzato scegliendo una base oleosa, mentre gli annullamenti precedenti erano in genere su base acquosa.
Venne dato ordine agli impiegati postali di timbrare accuratamente i francobolli e così moltissimi francobolli inglesi furono rovinati da annulli deturpanti, simili a grosse macchie nere di inchiostro, poste proprio al centro, ove l’immagine della sovrana, non era più chiaramente visibile.
La sconvenienza di effigiare un sovrano nei francobolli, perché la sua sacra effigie non venisse colpita dal timbro postale, venne sollevata per la prima volta in Prussia nel 1849, poi come abbiamo visto, in Sicilia nel 1859 e quindi in Russia nel 1913.
Sembrano storie di un passato remoto, ma non è così.
Nel 1953, il Consiglio della Corona giapponese decise di non emettere francobolli con l’effige del giovane principe ereditario Aki-Hito, per evitare che un annullo potesse deturpare il volto del futuro imperatore del giapponese, oggi sul trono del crisantemo.
Nel 1971 Hiro-Hito, imperatore giapponese, intraprese un lungo viaggio in America ed in Europa. Era la prima volta che un sovrano del giappone lasciava il suo impero.
Dovendo celebrare l’avvenimento, per evitare che nei francobolli venisse colpita l’effigie dell’imperatore, si pensò all’emissione di francobolli simbolici.
Inoltre, le poste giapponesi, per l’occasione avevano raccomandato alle altre amministrazioni postali di non effigiarlo nei loro francobolli. Non tutte le nazioni però si attennero al comunicato, soprattutto tra i Paesi arabi.
Infine, in tema di uso politico e “sociale” degli annullamenti, ricordiamo che in Argentina, accadde un altro caso limite: venne emessa una serie di francobolli recante l’effige di Eva Peron, moglie del presidente argentino, molto amata dal popolo, prima donna che sia stata ricordata dalle poste argentine.
Rigorose disposizioni vennero impartite dal Ministero delle poste di Buenos Aires, affinché il leggendario volto di Evita Peron non venisse deturpato dagli annullamenti.
l’ordine venne attuato rigorosamente e ancora oggi è possibile osservare come tali francobolli emessi nel 1952, siano annullati solo leggermente in qualche angolo, senza mai toccare l’effige dell’affascinante Pasionaria, come vediamo nella busta riprodotta.
La bellissima Eva Duarte era divenuta celebre dopo il matrimonio con Perón, rientrato dall’Italia dove dal 38’ al 40’ aveva seguito un programma di aggiornamento militare (e politico) presso il comando delle truppe di montagna a Trento.
Peron era un ammiratore del fascismo e di Mussolini, ma … non ottenne il permesso di trasfersi a Roma.
Il loro legame sentimentale divenne poi anche un fatto politico quando Eva guidò la manifestazione per la liberazione del marito che era stato arrestato per non essersi piegato alle richieste dei militari.
Dopo una terribile ed impari lotta contro il cancro, Evita mori nel 1952 all’età di 33 anni. E le sue spoglie mortali non ebbero pace. Il suo corpo venne imbalsamato e rimase esposto al pubblico fino a che nel 1955 un golpe militare depose il marito.
La salma di Evita fu allora trasportata e sepolta a Milano sotto il falso nome di Maria Maggi per poi essere inumato in Spagna nel 1971, dove Peron scontava il suo esilio.
Col ritorno di Peron in Argentina nel 1974, anche il corpo di Evita venne riesumato e traslato in Sudamerica e qui esposto nuovamente al pubblico!
Evita fu sepolta finalmente e definitivamente nella cappella della famiglia Duarte nel cimitero della Roncoleta a Buenos Aires, dove ora riposa in pace.
Esiste anche il “caso contrario”. Quando nel 1952 in Egitto fu abolita la monarchia e instaurata la repubblica, i rivoluzionari non ebbero subito la possibilità di stampare nuovi francobolli, e furono costretti ad autorizzare ancora l’uso dei francobolli con l’effige di re Faruk.
Contemporaneamente gli impiegati delle poste egiziane ricevettero l’ordine categorico di annullare in maniera pesante i francobolli, in modo tale da nascondere il volto dell’ ex re.
Fu una vera gara a chi annullava di più: qualcuno ricorse addirittura all’uso di timbri di sughero che lasciavano un impronta deforme e nerissima. Un atto di avversione e disprezzo, posto in essere della giovane repubblica nei confronti della tramontata monarchia. Tant’è … i timbri li decidono i vincitori.
A presto
