Giuseppe Di Bella

Per la necessità di avere rapporti costanti con la “madre patria”, fu attivato nel 1611 un servizio regolare marittimo tra Cagliari e Barcellona, per mezzo di una feluca. Il servizio fu affidato al cittadino francese Lorenzo Andibert per un compenso mensile di 30 ducati, che aveva il compito di trasportare i dispacci viceregi a Madrid.

 

Il 19 maggio 1638 fu stipulato a Madrid un accordo tra il sovrano e il procuratore di Giovanni Doria Landi, principe di Melfi, per la costruzione di otto galere: le prime due a carico dei Doria e le restanti sei a carico delle regie finanze.

Le prime tre entrarono in servizio: la Capitana nel 1638, la Patrona nel 1641 e la San Francesco nel 1660.

 

Il 3 agosto 1649 il luogotenente cardinale Teodoro principe Trivulzio, impartì l’ordine di pubblicare nella città di Sassari un Pregone con cui si ordinava di avviare anche le lettere dei privati cittadini che andavano fuori del Regno.

In questo periodo si erano consolidati regolari rapporti di corrispondenza tra la Sardegna e la Spagna, come si evince anche dalla corrispondenza epistolare del re.

 

9 Aprile 1647, illustre duca di Montaldo, mio primo Luogotenente e Capitano generale, Nobili magnifici ed amati Consiglieri Don Bernardo la Capra, Arcivescovo di questa chiesa di Cagliari, ho scritto con lettera del 24 gennaio 1647, manifestando la novità rappresentata dall’introduzione delle carte esortatorie che sono state introdotte e che vengono inviate da questa Reale Udienza (Tribunale), in particole mi riferisco alle copie esortatorie e alla lettera che si spedì il 21 gennaio con la quale mi si rimettevano tale incarico, io il Re”.

 

21 gennaio 1656, il conte di Lemos, mio luogotenente e Capitano generale di questo regno, il cui nome risulta nella lettera unita a questa, è stato da me incaricato a tal fine chiedo la vostra collaborazione affinché possiate aiutarlo ed assisterlo in tutto ciò che sarà possibile affinché possa disporre delle due galere di questo regno, in modo che siano in grado entrambe di prendere il largo la prossima estate con i benefici che ne deriveranno per il suddetto regno.

 

Con l’approdo delle galere in Catalogna e Valencia, furono stabilite nuove tariffe per il trasporto dei dispacci che il re ritenne molto costose. In considerazione di ciò dispose, con l’ordinanza 21 novembre 1679, che i dispacci in partenza dalla Sardegna per la Spagna venissero inviati a Napoli, Roma, Palermo e Genova, in modo che la posta potesse giungere tutti i mesi insieme a quella italiana. Inoltre dispose che tutti i dispacci fossero duplicati in occasione del passaggio in questo regno.

In seguito, per rendere i collegamenti più frequenti, furono ordinate due ulteriori galere, la prima di 2000 scudi e l’altra di 1600, come si apprende dal documento, che si riporta.

  

Il re,

il Nobile Magnifico e amato Consigliere ha visto la vostra lettera con la quale mi si informa che non si ha notizia dell’attività delle diligenze (trainate da muli o cavalli) di questo regno, il cui resoconto è stato richiesto dai loro Padroni che sono attualmente utilizzate da Don Antonio de Velasco, a cui era stato commissionato il lavoro, alle quali sono state aggiunte in un anno due seconde galere, la prima di duemila scudi e l’altra di milleseicento; proprio perché non si è mai reso conto della loro attività, sarà molto conveniente che ciascun mese gli si dia un margine di dieci giorni dal termine del lavoro quando si trovano ancora nel porto ed uno di trenta quando invece sono fuori dal porto.

Ho quindi deciso di ordinare e comandare (come faccio) che si offra l’opportunità di portare a termine i conti delle galere e si proseguano le richieste di coloro che portano la corrispondenza alla ricerca di alcuni individui o si abbia la garanzia che questi per il futuro siano obbligati ciascun mese, nei dieci giorni successivi al termine della loro attività (quando si trovano in questo porto), e nell’ipotesi in cui provengano da fuori devono farlo entra trenta giorni nella forma specificata perché questa è la mia volontà. Dato in Madrid il 20 dicembre 1679.

 

Petrus Preses, visto da Pietro Villacampèa, da Michele de Calba Reggente, da Fernando Heredia Reggente, da Raffaele de Vilosa Reggente , dal Marchese di Castelnuovo Reggente, da [...], dal Marchese di Ossera.

Don Joseph de Haro e Lara Segretari in accordo con Antonio Lecca segretario.

 

7 Luglio 1690, Mio Signore rimetto nelle vostre mani il plico di sua Maestà, che Dio conservi in vita, con i dispacci che lo accompagnano che, benché siano diretti ai Signori il duca di Monteleone e il marchese di Castel Rodrigo, nell’ipotesi in cui nessuno di essi non si trovi in questo regno, lo aprirà vostra Maestà, che si assicurerà che tale plico sia effettivamente rimesso ai Prelati, agli Stamenti, alle Città, agli Abati [...] e si farà carico di avvisare dell’avvenuto ricevimento il Signor Don Francesco Cassanale, poiché attualmente si trova fuori della Corte [...]. 

 

Le continue guerre che coinvolsero la Spagna portarono al trattato di Utrecht del 1713, che assegnò la Sardegna all’Austria. Passarono quattro anni e le truppe spagnole, dopo aver riversato su Cagliari oltre cinquemila cannonate, ripresero possesso dell’Isola. Il ritorno degli Spagnoli durerà per poco tempo, poiché il trattato di Londra del 1718 pose fine alla guerra che vedeva coinvolta la Spagna e l’Austria. La Sardegna fu ceduta ai duchi di Savoia e il 4 agosto 1720 Vittorio Amedeo II di Savoia, assunse il titolo di “Re di Sardegna”: il 2 settembre prese possesso dell’Isola, nominando nove giorni dopo viceré della Sardegna il Barone di San Remy.

 

Cessarono così le invasioni e le occupazioni straniere, che avevano lasciato la Sardegna povera e in balia dei briganti, senza commercio, senza leggi certe, senza industrie e senza la coscienza di un destino proprio.

Il re cercò di rispettare le usanze dei suoi nuovi sudditi e, nello stesso tempo, fece eseguire numerose indagini sulle condizioni socio-economiche dei Sardi. Le informazioni ricevute da Cagliari mettevano in risalto una nobiltà povera e un paese misero con molti disoccupati, grande disponibilità di terra, in gran parte incolta e poco sfruttata, ma un numero esiguo di abitanti (circa 300.000). Il compito dei Savoia non era facile, si trattava di partire da zero e dare una nuova lingua, l’italiano, rafforzando l’istruzione, rilanciando l’agricoltura e riordinando le amministrazioni comunitarie. Il servizio postale era da riorganizzare completamente per mettere nelle condizioni le città sarde di poter migliorare e incrementare gli scambi commerciali con la terraferma.

 

Uno dei primi atti di Vittorio Amedeo fu di istituire un servizio postale marittimo tra Cagliari e Villafranca (Nizza) per mezzo di una feluca diretta da un certo Palatino di Cagliari (7 gennaio 1721); a proposito, si riporta quanto scritto dal re Vittorio Amedeo al viceré Barone di San Remy.

 

Il desiderio che abbiamo di ricevere più prontamente, e più spesso nell’avvenire li vostri dispacci, e di farvi pervenire i nostri, ci ha mossi a determinare che si stabilisca una buona feluca di cotesto Regno per portare e riportare la Malla delle lettere, […] affinché la medesima debba regolarmente far il suo viaggio d’andata, e di ritorno dal Regno nel porto di Villafranca, con trattenersi otto giorni in esso porto, et altrettanti costì. […] daremo perciò gl’ordini opportuni al Governatore di Nizza per la destinazione vicino alla darsena di Villafranca d’un luogo capace di dodici, o quindici persone, in cui possano trattenersi li marinai di detta feluca pendente il loro soggiorno[..]. 

 

I viaggi erano limitati esclusivamente ai periodi del bel tempo ed erano suscettibili a variazioni nei giorni di partenza e di rientro.

Il movimento della corrispondenza trasportata “fuori Regno” era di circa 950 lettere l’anno, un numero abbastanza esiguo, ma comunque imponeva ai Savoia di attivare nell’Isola un servizio postale che collegasse le città sarde più importanti con la terraferma.

 

Il 13 luglio 1739 il conte Francesco Luigi d’Alingé d’Apremont istituì cinque banchi di posta: Alghero, Cagliari, Bosa, Oristano e Sassari. Le città di Cagliari e Sassari erano collegate da un servizio di corrieri a cavallo, con partenze da Cagliari il giorno 5 alle 12,30 e arrivo a Sassari l’8; ritorno il giorno 10 alle 12.30 e arrivo il 13. Il compito dei corrieri era di ritirare e consegnare la corrispondenza da e per la terraferma ai direttori degli uffici postali che allestivano nella piazza principale un “banco” munito di buca, dove confluivano i pedoni delle ville vicine per la consegna e il ritiro della corrispondenza. La posta in partenza era accentrata nell’ufficio postale di Cagliari e da qui era inviata con feluche sulla terraferma, in orari e tempi non prefissati.

 

Il 23 maggio 1761 il Signor Giovanni Battista Rossi stipulò un contratto con il Governo piemontese per il trasporto di pacchetti e della posta dal porto di Villafranca (Nizza) ad Alghero o a Portotorres. Il Rossi prese a noleggio per sei mesi dal Patron Guglielmo Semeria, figlio di Giovanni Battista e nativo di San Remo, una tartana denominata “La Vergine del buon Consiglio”, equipaggiata con sei persone e con l’impegno di non trasportare altre lettere che non fossero quelle consegnate dai responsabili degli uffici delle tre località. Gli era consentito trasportare passeggeri e merci purché il fatto non creasse seri problemi alla navigazione, mentre l’Amministrazione postale si impegnava a fornire il vettovagliamento necessario per la navigazione, senza alcuna spesa di gabella e senza far pagare i diritti di ancoraggio nei porti citati.

 

Per migliorare i collegamenti marittimi con la terraferma, con viaggi meno lunghi e costosi, il viceré Carlo Giuseppe Solaro di Covone istituì il 1° luglio 1763 delle corse regolari mensili tra Portotorres e Livorno, da compiersi con i bastimenti della marina Reale, denominati “Uccello” e “Diligente”. Il servizio prevedeva che il preposto di fiducia a Portotorres, una volta ricevute in consegna le valigie e i plichi provenienti dalla terraferma, incaricasse i cavalieri (detti espressi) di trasportare la corrispondenza a Sassari. Da qui la corrispondenza proseguiva per Cagliari con “corrieri ordinari” attraverso le tappe intermedie di Alghero, Bosa e Oristano. La consegna della posta alle ville viciniori era effettuata con corrieri appiedati, con spese a carico dei comuni.

 

Il servizio postale marittimo fu reso più regolare con l’apertura dei nuovi uffici postali di Iglesias, San Gavino, Castelsardo e Tempio, istituiti da Ludovico Costa con Pregone del 3 febbraio 1767. Il collegamento di questi uffici era effettuato con corrieri appiedati, nel rigoroso rispetto degli orari prefissati, mentre la posta proveniente dalla terraferma e viceversa era trasportata da sei corrieri a cavallo, con un servizio celere, seguendo l’itinerario Alghero, Bosa, Oristano, San Gavino, Cagliari e viceversa.

 

Restavano confermate le tariffe di trasporto della corrispondenza via mare, istituite col Pregone del 1763 (lettere semplici centesimi 13, lettere chiuse centesimi 15 e lettere doppie centesimi 20), mentre le consegne all’interno dell’isola erano gratuite, salvo per le corrispondenze dirette fuori itinerario che restavano a carico dei comuni.

Il pagamento della tassa di spedizione era effettuato dal mittente o dal destinatario. Nel primo caso il direttore era tenuto ad apporre sulla corrispondenza la dicitura “franca”, scrivendo a tergo l’importo pagato e liberando chi consegnava da ogni impegno di riscossione.

 

Il 7 marzo 1764 il servizio tra Portotorres e Livorno fu affidato al patron Pasquale Sarzana di Capraia, con un contratto di cinque anni, da eseguirsi con quattro gondole denominate: l’Immacolata Concezione, la Diligente, l’Uccello del mare e la Santissima Pietà. L’equipaggio era composto da un comandante, uno scrivano e sette marinai (di questi due erano pagati dalle Regie Casse). Il viaggio aveva la durata di due settimane ed era regolato dalle disposizioni in materia postale, pubblicate a Cagliari il 1° luglio 1763.

 

Il ricavato dei noli per il trasporto di beni e passeggeri era ripartito per un terzo al Sarzana e per due terzi alle Regie Casse. Il servizio di posta e dei passeggeri imbarcati per conto del Servizio Regio erano esenti da nolo.

Le gondole, per provvedere alla loro difesa, erano munite delle stesse armi in dotazione alle speronare regie. Gli introiti delle gondole ammontavano per il primo anno a lire 518,06, per il secondo a 1077,02, per il terzo a 1187,16 e per il quarto a 1273,11. Il contratto fu rinnovato per altri tre anni, ma in prossimità della nuova scadenza, a causa dell’insoddisfazione generale del servizio svolto dal Sarzana, furono ripristinati i collegamenti con le gondole della Marina Reale.

 

L’8 aprile 1780 la corsa Iglesias-Portoscuso, affidata a un corriere appiedato, fu resa più veloce e sicura con un postiglione a cavallo, facilitando così i collegamenti con Sant’Antioco e Carloforte.

Il 1° ottobre 1792 il Sarzana riprese i collegamenti tra la Sardegna e la Terraferma, ora con grossi legni, ora con feluche a quattordici remi (con doppio equipaggio) e dal 1° aprile 1795 con gondole, che consentivano un impiego maggiore di marinai. Il Sarzana trasportava regolari dispacci, compresi quelli straordinari del Governo, con partenza da Livorno per Portotorres e in alcuni casi anche per Carloforte. I trasporti, nei primi anni, furono eseguiti da due gondole, una comandata dal capitano Francesco Sussone e l’altra dal patron Olivieri.

 

Nel 1810 fu soppressa la linea Portotorres-Livorno e al suo posto fu attivata la linea quindicinale Portotorres-Genova e viceversa, con bastimenti della Marina Reale. Questo collegamento restò in vita solo quattro anni e il 26 marzo 1814 fu riattivata la linea per Livorno a cura del patron Giovanni Ghio di Maddalena, che si impegnava a eseguire il trasporto della posta da La Maddalena a Livorno, per mezzo della sua gondola a vela denominata “La concezione di Postala c. 200”. L’equipaggio era composto da nove marinai e il Ghio, per questo servizio, ricevette un nolo di 100 scudi sardi al mese col permesso di poter imbarcare merci e riscuoterne il nolo, mentre era fatto espresso divieto ai marinai di accettare lettere private.

 

Migliorati e resi regolari i collegamenti con la terraferma, fu necessario realizzare una rete postale interna, più articolata ed efficiente, che si estendesse in tutta l’isola. Il viceré Carlo Felice, dopo aver provveduto alla sistemazione di alcune strade, predispose un ampliamento del servizio postale con l’apertura degli uffici di Mandas, Monastir, Muravera, Nuoro, Ozieri, Pauli Gerrei, Ploaghe e Tortolì, e le distribuzioni postali di Bitti, Bolotona, Gavoi, Laconi, Nulvi, Orani, Orosei, Perfugas, Seui, Siniscola e Sorgono.

 

Le istruzioni sul servizio prevedevano che ogni comunità o villa, che si trovasse a poche ore dagli uffici di posta, potesse assumere a proprie spese un pedone per collegarsi con l’ufficio postale più vicino, fornendogli due borse, una per ricevere e l’altra per consegnare la corrispondenza in partenza. Il nuovo assetto della rete postale fu approvato nel 1802 e occorsero alcuni anni di preparativi, prima che fossero attivate completamente le Corse di Levante e di Ponente. Per meglio identificare il percorso dei corrieri addetti al trasporto della corrispondenza si riportano gli itinerari delle due corse.

 

La spedizione della corrispondenza all’interno dell’Isola era gratuita e l’onere del servizio postale era a carico delle ville e delle comunità facenti parte delle undici province del Regno, che pagavano un contributo in base al numero degli abitanti. Di contro la corrispondenza diretta alla terraferma e agli Stati esteri era soggetta al pagamento in partenza o in arrivo della tassa di spedizione. Per questo servizio furono usate delle impronte nominative a umido da apporsi sul frontespizio delle lettere con l’indicazione della tassa prepagata o da riscuotere alla consegna.

Questo periodo postale è maggiormente illustrato nel capitolo sulle “Impronte prefilateliche” che segue.

 

L’ampliamento del servizio all’interno dell’Isola determinò nel 1815 un forte incremento della corrispondenza da e per la terraferma per un introito complessivo di lire sarde 2.294 (di cui Lire sarde 1.533 dalla Direzione di Cagliari e 761 da quella di Sassari).

 

Il servizio di trasporto della valigia postale da Palau alla Maddalena era compiuto dal 1810 dal corriere marittimo Filippo Martinetti che, oltre alla posta, trasportava militari e Carabinieri Reali all’isola di Santo Stefano.

Nel 1815, per rendere più sollecito il trasporto della posta con la terraferma, fu costituita dal Governo sardo la “Compagnia dei Trentuno”, in cui ogni cavaliere aveva un numero corrispondente al giorno del mese. Il giorno di arrivo del battello, il cavaliere col numero corrispondente partiva da Portotorres per raggiungere Cagliari in soli due giorni, senza cambiar cavallo.

 

Seguirono sostanziali miglioramenti nei collegamenti dell’Isola con la terraferma e tra le città di Cagliari e Sassari, rendendo le corse più veloci e sicure.

Con il Regio biglietto dell’8 febbraio 1823 furono disposte due golette della Regia Marina per il trasporto della corrispondenza da Genova per Portotorres e viceversa, che andavano a potenziare i collegamenti dell’Isola con la terraferma.

 

Il 16 giugno 1829, con il Pregone del viceré conte Tornelli di Vergano, fu riattivata la linea marittima Genova-Cagliari a cura di Giovanni Battista Torazza, negoziante di Genova, per il trasporto della corrispondenza, di passeggeri e merci. Il legno aveva una portata da 100 a 200 tonnellate effettive (escluso lo spazio occupato dalle macchine) e doveva compiere il tragitto di andata e ritorno nello spazio di otto giorni, salvo impedimenti di forza maggiore. Nelle due città era prevista l’apertura di un ufficio di agenzia marittima, con due impiegati che avevano il compito di far caricare e scaricare sollecitamente i passeggeri e le merci.

 

L’11 giugno 1835, con l’entrata in servizio del Regio Battello a vapore “La Gulnara” nella linea Genova-Portotorres e Cagliari, fu compiuto un passo in avanti nella celerità dei viaggi marittimi. Il battello, varato nel 1829, era di bandiera austriaca e fu ribattezzato con il nome di “Carlo Felice” in onore del re sardo. Il servizio iniziò con partenza da Genova il 6 giugno 1835 e arrivò a Cagliari il giorno 11.

Il battello aveva lo scopo principale di trasportare la corrispondenza ed era compito del “Piloto Scrivano” ritirare dagli uffizi postali le valigie e i pieghi contenenti i dispacci e di rimetterli ai medesimi al momento dell’arrivo nel porto. Erano accettate anche merci poco ingombranti.

 

Un netto miglioramento dei collegamenti interni si ebbe con l’istituzione, il 1° luglio 1837, di un regolare servizio di diligenze tra Cagliari-Sassari e Portotorres. Il servizio fu affidato ad Ain Salvan di Cornoux, che si impegnava a compiere due corse settimanali, il sabato e il martedì, con l’impiego di 36 ore per percorrere la Strada Reale da Cagliari a Portotorres e servire gli uffici postali posti lungo l’itinerario.

In seguito il servizio, con la rinuncia del Salvan, fu affidato all’impresa associata di Raimondo Manunta di Cagliari e a Filippo Senno di Sassari, che portarono le corse da due a tre. Con l’avvento delle diligenze, assunse una maggiore importanza il servizio dei corrieri a cavallo, che avevano il compito di collegare i paesi vicini e quelli lontani con le stazioni situate lungo la Strada Reale.

 

I Sardi, rinunciando all’autonomia amministrativa, perderanno nel 1848 i privilegi acquisiti nel tempo, quali: invio gratuito della corrispondenza all’interno dell’Isola, esenzione dal servizio militare, autonomia amministrativa e fiscale.

In compenso sarà loro esteso lo Statuto Albertino con l’opportunità di mettersi al passo e integrarsi con le altre regioni del Regno sabaudo.

 

(di F. Caboni, G. Caddeo, G. Di Bella e G. Licata)