Proseguiamo la pubblicazione della parte storica e descrittiva del libro scritto da Fernando Caboni, Giancarlo Caddeo, Giuseppe Di Bella e Giovanni Licata, che tanto interesse ha suscitato anche nell’ambiente collezionistico, per arrivare alla vigilia dell’introduzione del francobollo.
Per avere la misura dell’importanza attribuita ai trasporti postali e dei pericoli che i corrieri affrontavano quotidianamente in quell’epoca, basti pensare che papa Clemente VII minacciò di scomunica i disturbatori del servizio postale.
Nei primi anni del 1800 la grande organizzazione delle poste tassiane si avviò alla disgregazione, parallelamente all’impero teutonico; continuò ad eseguire il servizio in nove Stati della Confederazione tedesca fino al 1867, anno in cui i Tasso furono costretti a cedere i loro diritti di privativa postale all’Impero Prussiano.
Fondamento del sistema “tassiano”, come sopra ricordato, era il pagamento della tassa postale in arrivo, questa variava in funzione del peso del plico e della distanza percorsa per il recapito. Più tardi fu introdotta la possibilità del pagamento in partenza dei diritti dovuti, prevedendo le lettere “franche”. Questa possibilità, invero, era poco utilizzata perché nobili e borghesi ritenevano offensivo ricevere una missiva già pagata.
Per comprendere quanto questa consuetudine fosse radicata nella società fino alla metà dell’Ottocento, è utile ricordare che le poste elvetiche, quando furono introdotti i francobolli, diedero la doppia possibilità di affrancare o no la corrispondenza, con la conseguenza che i cittadini continuarono a spedire senza affrancatura. Successivamente offrirono uno sconto a chi avesse applicato i francobolli, ma anche questa iniziativa non convinse i cittadini a violare la secolare regola di buon costume. Infine visto vano ogni tentativo, l’Amministrazione fu costretta ad agire d’imperio e stabilì che potevano essere accettate solo missive affrancate.
In effetti, a fronte dell’evoluzione dei rapporti economici e dell’aumentato volume delle corrispondenze, il sistema “tassiano” divenne nel tempo troppo farraginoso, stante l’enorme sviluppo che il settore continuava ad avere. Infatti, la posta veniva usata sempre più a servizio dei traffici commerciali dalla borghesia mitteleuropea, e gli sviluppi che seguivano le nuove esigenze di allargamento della rete e del servizio erano d’ordine esponenziale, paragonabile a quanto avviene oggi con le reti informatiche del tipo internet.
Possiamo affermare che l’evoluzione storica delle società ha trasformato l’utilizzo dei servizi postali, che sono nati come strumento esclusivamente di controllo politico e strategico militare, per diventare l’asse portante degli scambi commerciali e culturali delle civiltà. Appare pertanto sorprendente che la storiografia generale abbia riservato poca attenzione allo studio delle vicende delle comunicazioni in genere e di quelle postali in particolare. Questa scelta non sembra andare nel senso della “obiettività” della storia, poiché è innegabile che l’evoluzione delle comunicazioni postali ha avuto un’incidenza essenziale nella storia dell’umanità.
Con riferimento all’adozione del francobollo quale strumento per il pagamento anticipato della tassa postale, fatto che mutò sostanzialmente il funzionamento del servizio, è possibile definire da un punto di vista tecnico un periodo “prefilatelico” e uno “precursorio”. Il primo sarebbe da identificare nel periodo precedente alla comparsa dei primi segni dell’idea del francobollo, ovvero di stampe rappresentative di un valore spendibile postalmente, come avvenne per i cavallini sardi. Il secondo è da taluni identificato nell’epoca in cui comparvero i primi segni manoscritti aventi significato postale stereotipato, come il così detto “segno di cavalcata”.
Su questa distinzione non vi sono pareri concordi perché è molto difficile stabilire quando, come e dove nacque l’idea di attribuire a un pezzetto di carta stampata la funzione del pagamento di una tassa. L’idea in realtà non era neanche originale, poiché dal punto di vista tecnico-fiscale, sono propriamente le marche da bollo ed i valori bollati gli antesignani del francobollo.
In effetti, il francobollo non rappresenta altro che la comprova dell’avvenuto pagamento di una tassa. Questo concetto, unito alla mobilità di questa “attestazione”, era già da diverso tempo presente nelle marche da bollo fiscali adottate in Gran Bretagna fin dal 1694, che sono definibili “mobili” perché non integrate con la stampa in un foglio di carta ove formare “l’atto tassabile”.
Risale ad epoca ancora precedente (XV secolo) l’utilizzo certo di una “carta bollata” fiscale. Alcune notizie, non supportate da elementi certi di riscontro, riferiscono di carte postali con valore prefissato esistenti in Cina fin dal XII secolo dopo Cristo.
Nel 1760, sempre nel Regno Unito, venne emessa una marca fiscale da uno Scellino di colore nero, in tutto simile a quelli che sarebbero stati in seguito i francobolli.
Tra i valori postali precursori dei francobolli, bisogna annoverare “il foglio postale per corrispondenza” che la compagnia dei corrieri di Venezia utilizzò dal 1608. Questo recava sul margine superiore lo stemma di Venezia, ovvero il leone di San Marco. Il foglio destinato a contenere il testo del messaggio aveva un costo rapportato alla distanza da coprire per consegnarlo al destinatario.
Nel 1819 furono emessi i cavallini del Regno di Sardegna, ovvero delle carte da lettera con impresso a centro della prima pagina un bollo raffigurante un “genietto” con un corno postale in sella a un cavallo in corsa. Nella regia patente che ne autorizzava l’emissione e l’uso, i cavallini di Sardegna sono definiti “carta postale bollata”. Con l’acquisto della “carta bollata postale” il privato acquisiva il diritto di far trasportare la propria corrispondenza da persona di fiducia, avendo già corrisposto allo Stato i diritti spettanti.
I cavallini possono essere in qualche modo considerati un anello di congiunzione tra le carte bollate fiscali e l’idea del francobollo; di fatto sono anche i precursori degli interi postali. L’uso dei cavallini cessò dal 30 maggio del 1836. In realtà l’utilizzo di queste carte bollate postali era già andato via via scemando.
La rimanenza dei fogli non venne ritirata e gli uffici la utilizzarono per vari scopi di servizio, in genere come carta per conti e per minute di uso interno.
I cavallini hanno svolto una funzione molto importante per lo sviluppo della corrispondenza ed essi possono essere considerati tra i veri antesignani dei francobolli e del servizio recapito autorizzato, oltre che degli interi postali.
Gli ultimi precursori in ordine di tempo furono emessi in Gran Bretagna, qualche giorno prima dell’emissione del primo francobollo: sono delle buste postali, dette “Mulready”, che recano impresso il valore di affrancatura.
Per quanto attiene ai segni postali non manuali, si ritiene comunemente che il primo segno postale “stereotipato” sia rappresentato da un bollo apposto sulle corrispondenze della posta interna londinese nell’anno 1661.
Segni postali manoscritti sulle missive, anche stereotipati e con diversi significati e motivazioni, sono conosciuti in epoche molto remote.
Dopo questo “excursus” sui lineamenti generali della storia del servizio postale, ci occuperemo più specificamente della storia postale dell’Isola di Sardegna. (continua)
