I Savoia, venuti in possesso della Sardegna nel 1720 a seguito del trattato di Londra del 1718, nel rispetto degli impegni assunti, conservarono le usanze dei loro sudditi e instaurarono un clima di rinnovamento sociale e culturale preordinato ad uno sviluppo delle attività commerciali.
Giovanni Battista Bogino, stimato ministro del Parlamento sabaudo e incaricato dal re per il rilancio economico della Sardegna, si adoperò in primo luogo di incrementare l’istruzione pubblica: riaprì le Università di Cagliari e Sassari e istituì l’Archivio di Stato e la Stamperia Reale di Cagliari. Successivamente incaricò i Gesuiti perché provvedessero all’istruzione inferiore e quindi all’insegnamento della lingua italiana. Seguì un piano di rinascita dell’Isola e quindi il rilancio del commercio con la terraferma.
In questo contesto si rese necessario ricostituire il servizio postale, ormai completamente decaduto. Come primo atto fu istituito il collegamento marittimo tra l’Isola e la terraferma, con la corsa Cagliari-Villafranca (Nizza), per il trasporto della corrispondenza.
Nel 1739, come abbiamo in precedenza illustrato, furono istituiti i cinque banchi di posta: Alghero, Cagliari, Bosa, Oristano e Sassari. Le città di Cagliari e Sassari erano collegate da un servizio di corrieri a cavallo. La posta in partenza era accentrata nell’ufficio postale di Cagliari e da qui inviata con feluche alla Terraferma.
Il Regio Biglietto del 12 ottobre 1766 stabiliva le tariffe e gli affrancamenti per le lettere dirette dalla Terraferma nel Regno di Sardegna o viceversa, ecco il testo:
Il re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme. Fedele ed amato nostro. Sulle rappresentanze fatteci che la tassa stabilita per le lettere dirette da terraferma nel Regno di Sardegna o da essa procedenti per terraferma, potesse servire d’ostacolo all’avviamento della posta e del commercio, che abbiamo con la medesima pensato anche di promuovere fra detto Regno ed i paesi di quà dal mare, ci siamo determinati di diminuirla e fissarne i rispettivi diritti di tassa ed affranchimento alla misura espressa nella tariffa di cui vi facciamo rimettere copia vistata dall’infrascritto nostro Ministro.
Nel mentre […] vi diciamo essere mente nostra che diate le disposizioni perché non solo gli ufficii di Torino e di Roma vi si uniformino nelle esazioni dei diritti ed affranchimenti delle lettere che influiranno rispettivamente nei medesimi, ma eziandio nella tassa delle altre dirette in Sardegna, per dove vogliamo che venga sempre ragguagliata a moneta sarda conformemente alla stessa tariffa. E preghiamo senza più il Signore che vi conservi. Carlo Emanuele.
Al Direttore generale delle poste Borgarello.
Il tariffario allegato prevedeva che le lettere dirette alla terraferma o agli Stati esteri convenzionati fossero soggette alle seguenti tariffe postali in Lire Sarde: lettere semplici soldi 2 e denari 6, lettere coperte soldi 3, lettere doppie soldi 4, lettere fino ad un’oncia soldi 10, pieghi di scrittura per ogni oncia soldi 6. Le tariffe non tenevano conto delle distanze e i costi di trasporto marittimo gravavano sull’Amministrazione, con il risultato che le tasse di spedizione erano molto più convenienti degli altri territori dello Stato; mentre il servizio postale all’interno dell’Isola era totalmente gratuito.
Nel 1767 il servizio postale venne esteso ad altri quattro centri: San Gavino, Iglesias, Castell’Aragonese (Castelsardo) e Tempio (Tempio Pausania). I contatti con il continente vennero potenziati con collegamenti settimanali tra Portotorres-Livorno e viceversa.
Nel 1782 i Savoia, ritenendo il servizio svolto dal patron di barca Signor Sarzana, lento e soggetto a continui ritardi, gli revocarono l’autorizzazione ed intrapresero il servizio con due altri legni agili ed idonei, con spese a carico delle finanze del Regno. Il Regio Biglietto del 13 settembre 1782 così disponeva.
La posta marittima che dal patron Pasquale Sarzana Caprajese fu finora esercitata con due di lui gondole tra gli Stati di terraferma, ed il Regno nostro di Sardegna, è divenuta, specialmente da due anni a questa parte, così lenta nel suo tragitto da Livorno a Porto Torres, e da colà a Livorno, che per li continui e lunghi ritardi delle valigie, si è sconvolto l’ordine della corrispondenza tra detti Stati cotanto necessaria al bene del nostro servizio e del pubblico. Per andare al riparo d’un siffatto inconveniente e rendere con un più pronto corso delle lettere, più regolare la corrispondenza, abbiamo stimato di far licenziare il suddetto patrone Sarzana colle sue gondole e far intraprendere per conto ed a carico delle nostre finanze l’esercizio di detta posta, con aver già a quest’effetto fatti provvedere nel porto di Livorno due altri legni agili e proprii al servizio della medesima li quali trovansi eziandio già messi in corso muniti della nostra bandiera ed equipaggiati di capitani, e marinai per la maggior parte sudditi nostri.
Nel significarvi queste nostre determinazioni […] ed affinché si possa dal vostro uffizio con maggiore celerità provvedere agl’inconvenienti od abusi che potessero introdurvisi, vi facciate regolarmente informare tanto dal Direttore della posta in Sassari, che dal nostro Console e Direttore in Livorno d’ogni emergente che potrà succedere così nella partenza di detti legni dai rispettivi porti, come nell’approdamento ai medesimi e pendente la loro navigazione, con partecipar d’ogni emergente di rilievo al nostro Ministro incaricato degli affari di Sardegna, se succederà nel regno e rispettivamente al ministro degli affari stranieri se né porti d’alieno dominio. E siccome pure informati della diversità delle pratiche, che si osservano dagli uffizii di posta in Cagliari e Sassari a riguardo del ricevimento e spedizione delle lettere, tanto per questi nostri Stati che per gli uffizii esteri di Livorno, Firenze e Roma, con cui li sudetti uffizii del Regno sono in regolare corrispondenza […] v’incarichiamo di dare ai suddetti Direttori in Cagliari e Sassari, le istruzioni, direzioni e regolamenti, che giudicherete convenienti relativamente a tal soggetto, ferma nel resto rimanendo la superiore ispezione ed autorità del nostro Viceré […].
Il 3 dicembre 1800 furono aperti, come in precedenza riportato, gli uffici postali di Mandas, Monastir, Muravera, Nuoro, Ozieri, Pauli Gerrei, Plaghe e Tortolì, e le distribuzioni postali di Bitti, Bolotona, Gavoi, Laconi, Nulvi, Orani, Orosei, Perfugas, Seui, Siniscola e Sorgono.
La rete postale fu ulteriormente incrementata nel 1802 con le Corse di Levante e di Ponente, che coinvolgeranno anche le ville interne e lontane dalle coste.
Gli eventi bellici coinvolsero la parte continentale del Regno di Sardegna ( ed in particolare il Piemonte ), apportando radicali mutamenti nel servizio postale. Napoleone, con la rioccupazione dei territori italiani e la vittoria di Marengo incaricò il generale Jourdan di costituire una nuova “Nazione Piemontese” sotto l’egida francese. I Francesi, parallelamente all’occupazione dei territori piemontesi, conquistarono il Parmense, la Toscana, il Lazio, che furono divisi in dipartimenti; ogni direzione postale prenderà un suo numero caratteristico.
Restavano escluse le due isole: la Sardegna, dove si erano rifugiati i Savoia, e la Sicilia, dove erano fuggiti i Borbone di Napoli.
L’8 luglio 1800 venne costituita la nazione Piemontese, sotto il comando dei Francesi, e ciò comportò la riorganizzazione dei servizi pubblici, compreso quello postale.
Tutti gli uffici di posta vennero dotati di un timbro recante in lingua italiana il nome della località, ciò per contrassegnare le lettere in partenza. Alla fine del mese di ottobre del 1800 comparve la prima impronta lineare di Torino e dal novembre in poi quelle degli altri uffici postali piemontesi.
Nel 1808 i Francesi emanarono le istruzioni generali per disciplinare il servizio postale nei territori occupati. Si trattava di 800 articoli che contenevano le disposizioni riguardanti gli alloggi, gli uffici, le buche delle lettere, i bolli, la bilancia, il peso, i sigilli ecc.
La corrispondenza veniva spedita sia in porto prepagato (lettere franche) che in porto dovuto (lettere schiave). Nel primo caso, oltre alla bollatura in partenza, la tassa pagata dal mittente veniva segnata al retro della lettera. Nel secondo caso era obbligatorio bollare la lettera con il timbro dell’ufficio in partenza e segnare la tassa sul frontespizio con una cifra ben visibile.
Per le lettere raccomandate, che pagavano una tassa doppia di quella normale, fu introdotto un sistema d’identificazione: con la scritta N.B. (Nota Bene) oppure NB unite o N sola con due trattini sopra, e infine con la doppia croce di Sant’Andrea. Successivamente fu adottata la dizione CHARGÈ, ossia registrata, con il rilascio di una ricevuta al mittente che in caso di smarrimento gli permetteva di presentare un apposito reclamo e pretendere un indennizzo. La tassa per le raccomandate doveva essere pagata dal mittente e pertanto sulla lettera veniva apposta la scritta Port Payè (Porto Pagato).
Le lettere in corso particolare ricevevano, oltre al timbro dell’ufficio postale, un numero d’ordine progressivo, che veniva indicato su un lato del frontespizio. Questo numero corrispondeva al numero d’ordine del registro in cui la raccomandata era stata trascritta; in questo caso la tassa di spedizione veniva appunto riscossa in partenza.
Gli uffici postali Dipartimentali usarono i bolli con la data, che venivano applicati al verso delle lettere in arrivo o in transito.
Finita la campagna italiana di Napoleone Bonaparte, il re Vittorio Emanale, salito al trono nel 1802 a seguito dell’abdicazione del fratello Carlo Emanuele IV, lasciò l’Isola di Sardegna dove si era rifugiato e fece rientro a Torino il 21 maggio 1814.
I Savoia, non appena rientrati in possesso di quasi tutti i loro domini nella Terraferma, abrogarono le riforme francesi, comprese quelle in materia postale, ripristinando le disposizioni vigenti nel Regno alla data del 1798.
Il 4 marzo 1816 venne prescritta la ristampa e la pubblicazione del Regolamento postale facente parte delle Regie Patenti del 19 settembre 1772. In realtà non abolirono tutte le innovazioni apportate dai Francesi, restarono in uso i bolli nominativi in possesso di tutti gli uffici postali e si avvalsero di nuove e potenziate strade per il buon funzionamento del servizio postale.
LE PRIME IMPRONTE POSTALI
Per risalire all’uso di queste impronte è necessario far riferimento alle disposizioni emanate in materia postale, in quanto la corrispondenza spedita dall’Isola doveva integrarsi con le normative vigenti nella Terraferma.
Nel Regolamento del 19 settembre 1772 si parlava per la prima volta di bollare le lettere. Non si trattava di un bollo, ma vi era l’obbligo di apporre sul frontespizio della lettera la cifra manoscritta corrispondente all’importo della tassa da pagarsi per il recapito della posta.
In Sardegna, salvo la dicitura manoscritta “Franco”, usata negli anni 1792-1793, come riferito dal catalogo di Paolo Vollmeier, le prime impronte ad umido apposte sulla corrispondenza diretta per la Terraferma e viceversa, vennero usate a partire dal 1817. Si tratta di impronte lineari nominative in dotazione agli uffici postali, sia in cartella che senza contorno, normalmente apposte con inchiostro nero ed eccezionalmente in rosso. Usarono queste impronte gli uffici postali di Alghero, Bosa, Cagliari, Oristano, Nuoro e Sassari. Impronte lineari a caratteri più piccoli furono usate tra gli anni 1826-1837.
L’uso di queste impronte si rese necessario per indicare il luogo di spedizione della corrispondenza e quindi la tassa da pagarsi in partenza o a destino.
Tra le impronte accessorie si ricordano il “P.P.” (ovvero porto pagato), che veniva impresso sulle corrispondenze il cui costo di trasporto era stato pagato dal mittente all’atto della spedizione e il “P.D.” (ovvero porto a destino), con tassa a carico del destinatario.
In questo caso veniva scritto a penna sul frontespizio della lettera il segno grafico in centesimi di lira della tassa da pagarsi a destino.
Di contro la corrispondenza viaggiata all’interno dell’Isola continuava a godere di un antico privilegio, ovvero l’esenzione dalle spese di spedizione: di conseguenza non era necessario apporre l’impronta del luogo di spedizione. In realtà alcuni uffici di posta, sulla base della corrispondenza pervenutaci, usarono sporadicamente alcune impronte prefilateliche sulle lettere spedite all’interno dell’Isola.
Si conosce un’unica impronta “ASSICURATO”, col numero di registro 203, su lettera viaggiata all’interno dell’Isola, spedita dall’Ufficio Regio di Giustizia di Sassari al Delegato di Giustizia di Sorso. Questa impronta di sicura origine postale è stata utilizzata verosimilmente a fronte del pagamento in partenza della tassa postale a carico del mittente per il particolare servizio svolto.
Esistono inoltre alcune lettere spedite nel 1828 dall’Ufficio Regio di Giustizia di Sassari al Delegato di Giustizia di Nulvi che riportano sul frontespizio l’impronta lineare di Sassari.
Un altro documento interessante riguarda una lettera spedita da Cagliari il 13 aprile 1825, mittente il Sig. Giuseppe Podda e destinatario l’avvocato Cambilargiu, Magistrato di Giustizia a Terranova Pausania (ora Olbia).
La Lettera giunse via mare, per motivi a noi sconosciuti, a La Maddalena; qui l’ufficio postale appose sulla lettera l’impronta in corsivo “La Maddalena” e inviò il documento alla sua reale destinazione di Terranova (attuale Olbia).
A partire dal 1838 furono utilizzate impronte su due righe, in alto viene riportato il lineare nominativo dell’ufficio e in basso la data di partenza (giorno e mese, senza indicare l’anno in quanto la posta doveva arrivare a destino in pochi giorni).
Di queste impronte, oltre alla solita di primo impiego, se ne conoscono altre con caratteri più piccoli usati negli anni 1840-1841.
A far data dal 1840 l’impronta lineare nominativa venne sostituita da un’altra impronta in corsivo a caratteri più piccoli della precedente, con la data (mese e giorno) allineata a destra.
Negli anni 1845-1847 venne introdotta un’impronta nominativa lineare con caratteri piccoli e più spaziati della precedente, con la data (giorno e mese) allineata al centro.
Sulle lettere spedite Via Mare con i piroscafi postali di linea dalla Terraferma alla Sardegna veniva impressa sul frontespizio dall’ufficio postale di Cagliari l’impronta “TERRAFERMA”.
Invece, su quelle in arrivo nella Penisola l’impronta “SARDEGNA” era impressa dall’ufficio postale di Genova. Le prime due date conosciute di queste impronte sono SARDEGNA (1819), TERRAFERMA apposta a penna (1835) e a timbro (1850).
L’Editto del 18 settembre 1848 prevedeva che le impronte di foggia lineare o corsiva venissero sostituite, con decorrenza 1° gennaio 1851, da un bollo a doppio cerchio con la data al centro (giorno, mese, anno). Si conosce l’uso di questi bolli anche nel periodo prefilatelico (1850) da parte degli uffici di Alghero, Cagliari, La Maddalena, Oristano e Sassari, poiché questi uffici ricevettero i bolli in anticipo rispetto alla data d’uso.
I bolli furono forniti pian piano a tutti gli uffici postali attivi e a quelli aperti successivamente: questi saranno i bolli annullatori dei francobolli relativi alle quattro emissioni di Sardegna e alle prime emissioni italiane. Per il periodo dal 1° maggio 1866 all’autunno 1878, verranno anche utilizzati come bolli nominali accoppiati agli annulli a numero (vedi capitolo 1.5).
A chiusura di questa breve dissertazione sul periodo prefilatelico, appare utile richiamare l’attenzione sulla esigua quantità della corrispondenza che ha viaggiato sia all’interno dell’Isola, sia per la Terraferma. continua
