Il pregevole studio condotto da Fernando Caboni, GianCarlo Caddeo, Giuseppe Di Bella e Giovanni Licata, unifica ed aggiorna le conoscenze relative alla storia postale dell’isola di Sardegna e la classificazione e valutazione delle impronte e degli annullamenti utilizzati dalla fine del Settecento al 1920.
Uno progetto ambizioso che ha comportato cinque anni di lavoro e che muove dalla ricognizione del materiale esistente, attraverso la consultazione delle maggiori collezioni e raccolte note.
Il catalogo è inoltre basato sulla certosina memoria scritta del materiale apparso nelle vendite e sul mercato locale e nazionale, che gli autori hanno meticolosamente formato e conservato nel corso degli ultimi venti anni.
Lo studio perviene infine ad un ampia ed articolata visione della storia postale della Sardegna e ad un “censimento” di quanto ad oggi conosciuto: i dati confermano la rarità del materiale postale viaggiato nell’Isola e dall’Isola per il Continente.
Una realizzazione complessa, coronata da un successo che già si riscontra con la sostenuta richiesta del volume, stampato in proprio e disponibile al momento solo presso l’Associazione filatelica di Cagliari di cui i quattro autori sono soci.
Elemento di assoluta novità è la classificazione dell’uso dell’annullo a doppio cerchio, nel periodo di transizione tra gli annullamenti a punti e quelli a sbarre. Lo studio infatti “scopre” un nuovo capitolo della storia postale delineando i motivi che tra il 1877 ed il 1878, portarono a questo anomalo annullamento che si riscontra in molte regioni italiane. Le nuove conoscenze oggi di dominio pubblico, determineranno certamente nuovi approfondimenti nella storia postale nazionale.
Spiegano infatti gli Autori che “Col 30 giugno 1877 si riscontra in tutta l’Isola la cessazione dell’uso dell’annullatore a punti. È verosimile ipotizzare l’esistenza di una circolare in questo senso, vista la generale applicazione di tale prassi, riscontrata anche in Sicilia e in altri parti d’Italia.
Quella di utilizzare un solo timbro era una vecchia aspirazione degli Ufficiali Postali, perché questo facilitava ed abbreviava il lavoro. L’uso del solo bollo a doppio cerchio, in attesa di quello a sbarre, trovò terreno fertile in molti Ufficiali Postali.
Pertanto, a fronte dei ritardi nella fornitura dei nuovi annullamenti a sbarre, molti uffici misero da parte o restituirono alla Direzione Provinciale l’annullatore a punti e utilizzarono, il doppio cerchio in dotazione, quale unico annullatore sul francobollo.
Questa prassi fu abbastanza diffusa ed è riscontrabile per un periodo massimo che va dal luglio 1877 al settembre 1878. È evidente che il periodo d’uso del doppio cerchio, quale unico annullatore, può essere molto più limitato in relazione alla fornitura più o meno tempestiva dell’annullatore a sbarre.
Sussistono dei casi, molto rari, in cui addirittura fu fornito il nominale a grande cerchio, ma non ancora l’annullatore a sbarre (Carloforte e Torralba).
Si è ritenuto utile, vista la rilevanza storico-postale e l’interesse che questo periodo transitorio riveste, catalogare questi annullamenti come tipologia autonoma”.
Altra novità introdotta dagli autori nella classificazione degli annulli, è l’inedita partizione dei periodi storico-filatelici, ai fini della classificazione e valutazione degli annulli. Sono state superate alcune impostazioni che valutavano gli annulli a doppio cerchio in modo diverso, secondo il tipo di francobollo su cui erano stati apposti. In questo lavoro i periodi sono stati raggruppati seguendo una logica storica e di sviluppo demografico, sociale e postale che si apprezza in relazione al tempo in assoluto e non alle emissioni che si sono susseguite dal 1851 fino al 1863.
Infine, per l’interesse specifico e per la sintetica chiarezza di espressione, riportiamo, la presentazione del volume a cura di Paolo Vollmeier studioso di prefilatelia e storia postale di fama internazionale.
“In apparenza isolata, nella realtà partecipe delle vicende della penisola, la Sardegna ha avuto una storia postale non semplice ma interessante sin dai tempi antichi; passata la parentesi napoleonica, i Savoia che si erano rifugiati nell’isola, avuta come regno nel 1718 dopo lo scambio con la Sicilia, ritornarono a Torino, ripristinando lo status quo precedente.
Nella Sardegna isola le comunicazioni si svilupparono, seppure lentamente, dando luogo a situazioni ed eventi che hanno lasciato il segno nei bolli di vario genere usati nel corso di due secoli.
Dal cursus pubblicus romano alla modernità, il testo che gli autori propongono ad un pubblico sicuramente più ampio di quello degli appassionati di storia postale, funge da guida in un viaggio attraverso la complessa storia dell’Isola e nel cuore dell’organizzazione del servizio postale. E proprio i segni postali, le impronte e gli annullamenti, sono spesso la prova documentale dell’esistenza di una fitta rete di collegamenti postali e sociali che si estende e si sviluppa in modo lento ma costante nel corso del XIX secolo, di pari passo con la crescita culturale, economica e sociale dell’Isola.
Caso limite nel panorama del mondo occidentale, osserviamo che a fronte di una rete postale molto sviluppata, specie per quanto riguarda quella rurale, la mole delle corrispondenze viaggiate in Sardegna e dalla Sardegna per il Continente, a noi pervenuta, è veramente esigua. I motivi vengono chiaramente identificati nel testo ed è dato di comune esperienza la difficoltà di reperire documenti postali e corrispondenze con annulli degli Uffici postali sardi.
Ben si comprendono le difficoltà incontrate nella realizzazione di questo testo e del relativo catalogo delle impronte e degli annullamenti, che ha richiesto anni di paziente ricerca, catalogazione e studio di migliaia di documenti. Il risultato è un compendio che aggiorna e unifica le conoscenze fin qui acquisite circa la storia postale di questa meravigliosa Isola al centro del Mediterraneo, sulla rotta spagnola de las islas, come al centro della storia seppure per larghi tratti imprigionata nel suo splendido isolamento.
La storia delle comunicazioni e le sue testimonianze materiali, costituiscono una memoria tangibile e indelebile dei fatti storici e delle relazioni sociali e commerciali: preziosa al di là degli interessi specifici del settore, poiché si basa esclusivamente sull’oggettività delle fonti. Leggendo questa, come tante altre opere sulla storia postale, sorprende che nelle Università italiane, e non solo, la storia “ufficiale” ignori questo settore così obiettivo e ricco di spunti e testimonianze.
Riunendo in un discorso esauriente le fonti a loro disposizione e integrandole con la documentazione reperita negli archivi statali, gli Autori hanno dato vita ad una catalogazione delle impronte e degli annullamenti dal 1792 al 1929, la più aggiornata possibile sia nelle notizie storico-postali che nelle valutazioni: il collezionista, lo storico, il cultore di storia patria vi troveranno indicazioni utili ad ampliare l’orizzonte dei propri studi. È questo lo scopo di queste pubblicazioni settoriali: aiutare la conoscenza storica specifica ed allargare la conoscenza della “grande” storia”.
