Giuseppe Di Bella

Giunti al centesimo appuntamento, sarebbe stato “naturale” approfondire la funzione celebrativa del francobollo, stante che i centenari sono tra gli eventi più commemorati dai francobolli.

 

Questa era l’intenzione. Ma a volte è piacevole rimescolare le carte, uscire dagli schemi precostituiti e lasciarsi guidare dalle emozioni.

Comprendo che utilizzare la parola “emozione” nell’ambito collezionistico, potrà sembrare ai più una forzatura, un’esagerazione. Ma non è così.

 

Il collezionista è, prima di ogni altra cosa, un appassionato e sappiamo per comune esperienza che subito dopo i bisogni primari, ovvero gli “istinti”, è proprio la passione il motore delle azioni degli uomini.

 

E non si può negare che la passionalità alimenta, ed è alimentata da forti emozioni.

L’emotività in senso lato, sta alla base di tantissime attività. Al vertice delle passioni e delle emozioni vi è ceramente l’innamoramento con le sue tempeste.

 

Ma prescindendo da questa primaria passione umana, funzionale al perpetuarsi della nostra specie, anche moltissime altre attività come lo sport, lo studio o la visione di un film, sono coinvolgenti, interessanti, spettacolari: ma sostanzialmente il modo di sentire e vivere gli avvenimenti, è sempre veicolato dalle emozioni, talvolta anche irrazionali, che essi riescono a suscitare.

 

Vi è in circolazione un interessante film sull’argomento dal titolo “Equilibrium”, che narra di una società post atomica in cui il potere cerca di eliminare per via farmacologia le emozioni, ritenute dannose e causa prima di tutti i mali: inutile dire che non ci riuscirà.

 

Ed il titolo è veramente indovinato perché in qualche modo l’emozione, pur essendone parte, “turba” l’equilibrio razionale, poiché la passionalità è collegata alla parte meno razionale dell’uomo. Ma provare emozioni e la ricerca di esse, anche come fatto fine a se stesso, è caratteristica incisa nel nostro patrimonio genetico.

 

Rovistando carte e cartelle, alla ricerca di non so più cosa, ieri mi è capitata tra le mani la cartolina di franchigia militare che vediamo (in due parziali accostati) in foto. Invero una “Cartolina postale per la forze armate, esente da tassa per l’Italia e sue colonie”.

   

Queste cartoline erano riservate all’uso dei militari in zona di operazioni, anche se talvolta vennero usate dai reparti non operativi e perfino dagli Uffici amministrativi. Erano esenti da affrancatura in quanto godevano della così detta franchigia militare: molto raramente si trovano affrancate ed eventualmente lo sono solo per la tariffa di sopratassa aerea, che non rientrava nella franchigia accordata e pertanto rimaneva a carico del mittente.

 

Mi sono soffermato non appena ho visto che la cartolina, contrariamente alla regola, era affrancata e per di più con un francobollo emesso a guerra finita, durante la Luogotenenza di Umberto II.

 

Pur avendo esaminato migliaia di documenti postali del dopoguerra, non mi era mai capitato di trovarmi davanti ad un caso simile.

In queste occasioni, l’appassionato di storia postale rimane ipnotizzato e si estranea dalla realtà fenomenologica, almeno fino a che non riesce a trovare la spiegazione, a “risolvere il caso”.

  

Sospesa quindi ogni altra attività, mi sono dedicato ad un esame più approfondito del documento che presenta invero notevoli peculiarità.

Il mittente, che è un privato cittadino, ha utilizzato impropriamente, quale supporto della comunicazione, una cartolina di franchigia militare, che ormai a guerra finita non aveva più ragione di essere in circolazione.

 

Verosimilmente la cartolina si trovava in casa perchè portata dal marito della mittente, reduce di guerra, e venne “riciclata” per risparmiare qualche centesimo.

Per cancellare i segni caratteristici della cartolina militare, e trasformarla in cartolina di uso “civile”, la Signora Caruso, questo il cognome della mittente, si è inoltre peritata di cancellare il fascio littorio posto al centro, la dicitura “Grado”, e quella “posta militare” che erano riferita al milite utilizzatore ed alla sua locazione nelle operazioni di guerra.

 

Venne inoltre abrasa la firma di Mussolini posta sotto la frase di propaganda bellica, stampata in alto a sinistra.

La tariffa utilizzata, ovvero Lire due, è manchevole di una Lira, poiché l’oggetto postale è assimilabile alla cartolina postale, la cui tariffa nel periodo era appunto di Lire tre. Nonostante il difetto di affrancatura, non venne tassata, anzi non venne neanche segnalata l’irregolarità.

  

Verosimilmente gli ufficiali postali, così come la mittente, ritennero la cartolina assimilabile ad una cartolina illustrata, utilizzando la relativa tariffa di Lire due, ma anche in questo caso, poiché la missiva conteneva ben più che saluti e convenevoli, avrebbe dovuto ugualmente essere assoggettata a tassazione. Questi i rilievi di ordine “postale”.

 

Esaminiamo ora quelli storici ben più complessi.

A guerra ampiamente persa ed archiviato frettolosamente il fascismo, divenuto un fantasma da esorcizzare, anche per coloro i quali fino al 24 Aprile vestivano la camicia nera, la cartolina circola con ben in vista un motto di Mussolini:

“L’avvenire è nostro, è nelle nostre mani sicure, poiché sarà il prodotto del nostro coraggio e della nostra inesauribile volontà di vita e di vittoria”. Ma come abbiamo visto, il mittente si è preoccupato di cancellare la firma del Duce.

 

Ma vi è di più: la cartolina viene spedita nell’ultimo giorno del regno di Umberto II, il 12 giugno 1946, ed arriva a Palermo il 13 giugno 1946, primo giorno “ufficiale” della Repubblica italiana.

 

Rimettendo insieme tutti i pezzi di questo mosaico storico postale, vediamo rappresentato su questa semplice corrispondenza, un pezzo importante della nostra storia:

1) Il fascismo con la frase del Duce;

2) La guerra, dalla stessa cartolina di franchigia miliare utilizzata dalle nostre truppe;

3) La fine del breve Regno di Umberto II, per la data di spedizione;

4) L’alba della Repubblica italiana, per la data di arrivo;

5) La Luogotenenza di Umberto, per conto del padre Vittorio Emanuele III, estremo tentativo di salvare la monarchia sabauda, per il francobollo emesso proprio in quel periodo;

6) La democrazia e la rinascita del Paese, metaforicamente rappresentata nel francobollo da due Lire della serie “democratica”, nel quale è effigiato un uomo che cura un nuovo virgulto;

7) Infine, elemento psico sociale e politico da non trascurare, l’occultamento dei simboli del deposto regime, ma non dei suoi contenuti.

 

Ed ancora un rilievo storico e sociale, che deriva dalla lettura della comunicazione scritta sul retro, dalla quale apprendiamo che il reduce che aveva portato la cartolina in casa, altri non era che il marito della Signora Caruso, che tornato dal fronte, trovata un’Italia distrutta, era poi emigrato negli USA. La moglie scrive appunto ad un Istituto bancario di Palermo, chiedendo notizie sulla rimessa di denaro effettuata dal consorte.

 

E devo dire che ritrovare questa cartolina postale, esaminarla, scoprirne tutti questi coesistenti significati storici, postali, sociali e umani, è stata per me un’emozione.

A presto.