Giuseppe Di Bella

Le prime notizie certe sul servizio di posta nell’Isola, risalgono al periodo dell’occupazione romana (237 a.C. – 455 d.C.). Le ragioni che indussero Roma a conquistare l’Isola erano di natura economica e politica. La Sardegna, oltre al grano e ai minerali, era ricca di legname e di lino, materiali che servivano ai Romani per costruire nuove navi e realizzare nuove vele. Il conflitto con Cartagine per la supremazia nel Mediterraneo richiedeva, infatti, un continuo incremento della flotta.

 

Roma era collegata con la Sardegna attraverso i porti di “Karalis” (Cagliari) e “Turris Libissonis” (Portotorres), che avevano una propria flotta commerciale per il commercio con il porto laziale di Ostia. Qui, nel piazzale delle corporazioni, si trovano i mosaici delle due località sarde che testimoniano i collegamenti col porto laziale. Dai porti sardi partivano i galeoni carichi di grano, olio, vino, pesce e altre derrate con destinazione Roma.

 

Come sopra ricordato, notizie sul “Cursus Publicus” ci pervengono dall’opera “Codex Theodosianus cum perpetuis commentariis”, di Jacobus Gothofredus, stampata a Lione nel 1865, che contiene le leggi del Codice Teodosiano con alcuni commenti dell’autore.

Il tomo secondo dell’opera riporta, al titolo quinto, la legge che istituiva il “Cursus Publicus”. Il servizio di posta, partendo da Roma, si diffuse nei territori italiani, compresa la provincia sarda, per estendersi attraverso le strade principali, nelle province romane dell’Occidente e dell’estremo Oriente.

 

Il Codice Teodosiano contiene una norma dal titolo “De bubus aratoriis ad cursum publicum non abstrahendis”, emanata dall’imperatore Teodosio e datata “Karalis” (Cagliari) feb. 315, con la quale veniva vietato l’impiego per il servizio del “Cursus” dei buoi adibiti ai lavori di aratura, questo per non compromettere la semina e il raccolto del grano, elemento essenziale e vitale per sfamare il numeroso esercito romano. Questa norma d’altro canto ci consente di affermare che in quel periodo esisteva un regolare “Cursus Publicus” anche se verosimilmente limitato ai carri trainati. Nel 363 d.C. l’imperatore Giuliano pubblicò un’altra norma, contenuta nel Codice Teodosiano, che limitava l’uso dei “veredi” (cavalli di posta).

 

I percorsi che venivano compiuti per il servizio di posta sono indicati nell’Itinerario Antonino, che ha dato un contributo importante per lo studio delle comunicazioni romane. Un aiuto, in questo caso, ci viene dall’opera scritta di P. Meloni, “La Sardegna romana”, Sassari 1980, che indica le quattro direzioni sulle quali si svolgeva il “Cursus Publicus” nell’Isola: la Karalis-Turris Libissonis, l’Olbia-Karalis, la Turris Libissonis-Karalis e la Tibula-Olbia-Karalis, che era a esclusivo uso di militari, funzionari dell’impero e patrizi romani.

 

Nel 375 d.C. Costorius compilò un “Itinerarium scriptum” su un rotolo di pergamena, lungo circa sette metri e largo 34 centimetri, che prese il nome di “Tabula o Charta Peutingeriana”, dall’antiquario Konrad Peutinger di Norimberga, che ne curò la divulgazione. La Carta rappresenta la documentazione grafica della rete stradale durante l’impero romano. La Sardegna è rappresentata con una forma schiacciata in cui è indicata la stazione di posta di “Turris Libissonis”.

Con la caduta dell’impero romano la Sardegna subì l’invasione di altri conquistatori, che spazzarono via la civiltà latina e quindi venne privata per secoli di un servizio regolare di posta pubblica.

Si dovrà attendere la nascita dei Giudicati per avere una relativa stabilità politica e commerciale, che purtroppo era messa in crisi dalle continue scorribande sulle coste da parte dei barbareschi. Un aiuto per la difesa dell’Isola fu prestato dalle due Repubbliche marinare di Genova e Pisa. Sconfitto il nemico, le due città marinare intrecciarono una fitta rete di rapporti commerciali che fecero rifiorire l’economia sarda.

Dopo tanti secoli bui, la Sardegna non era più isolata e sulle imbarcazioni commerciali poteva viaggiare anche la corrispondenza privata, mentre le comunicazioni militari erano inviate per mezzo di fregate e galere.

 

Notizie di un regolare servizio postale nell’Isola si hanno durante l’occupazione spagnola (1323-1714). La ricerca effettuata da uno degli autori presso l’Archivio di Stato di Cagliari ci ha permesso di conoscere, almeno in parte, come era organizzato il servizio postale in quell’epoca.

Il 31 luglio 1546, il re Carlo, con atto del notaio Pietro Sabater, con sigillo pendente apposto a Ratisbona, nominò Maestro delle poste in Sardegna Biagio di San Martino. Egli svolgeva già nell’Isola la funzione di cursore, per conto di Raimondo de Tassis, con il compito di ricevere e spedire i messaggi e le lettere da e per la Spagna.

Raimondo de Tassis era incaricato di effettuare, in tutto il regno spagnolo, per conto della corona, il servizio di trasporto della corrispondenza con il titolo di Maestro di posta; incarico affidatogli per la celerità delle spedizioni e per la fiducia che gli aveva accordato il Re e che si era guadagnato per tale servizio a favore di altri Stati.

 

Biagio di San Martino fu incaricato di mantenere, reggere ed esercitare l’ufficio di posta, con facoltà di scegliere le persone di fiducia necessarie per lo svolgimento del servizio, persone che avrebbero poi dovuto giurare fedeltà nelle mani del viceré o di altra persona incaricata con gli stessi poteri. Tutto il personale, compresi i corrieri a cavallo, che avrebbero dovuto assicurare il servizio postale nella strada centrale, era retribuito dalla corona. I governatori del capo di Cagliari, di Gallura e del Logudoro erano tenuti a versare all’Erario un contributo per la realizzazione del servizio postale di 1000 fiorini d’oro d’Aragona. Si riporta, di seguito, il documento originale.

 

“Noi Carlo imperatore dei Romani col favore della clemenza divina sempre Augusto re della Germania, Giovanna sua madre e lo stesso Carlo per grazia divina re di Castiglia, Aragona, delle due Sicilie, di Gerusalemme, di Ungheria, di Dalmazia, di Croazia, della regione di Navarra, di Granata, di Toledo, di Valenza, di Galiazia, delle Maiorche, di Hispalis, di Sardegna, di Cordoba, di Corsica, della Murcia, […] di Algarve, di Algezire, di Gibilterra, delle isole Canarie, nonché delle isole indiane e dell’omonima costa, arciduca d’Austria, duca di Borgogna e del Bramante, conte di Barcellona, della Fiandra e Tirolo e signore di Biscaglia e Moline e duca di Atene e Neopatrie, conte di Rossilione e Ceritanie, marchese di Oristano e del Goceano, dal momento che il magnifico e diletto nostro Raimondo de Tassis, soldato dell’ordine di San Giacomo della Spada, nostro supremo cursore ossia Maestro delle poste dei nostri regni e domini, considerando che svolge bene il suo lavoro sia quello che effettua per nostro conto sia quello che gli viene affidato da altri, poiché è molto celere nelle spedizioni ed in considerazione del fatto che in Sardegna c’è un solo cursore ossia il Maestro delle poste a cui è affidata la consegna della posta  ossia di spedire i messaggi e le lettere in questo stesso regno, così come di solito accade negli altri nostri regni, tu o diletto nostro Blasio di San Martino devi mantenere, reggere ed esercitare questo ufficio ossia devi sottostare a questo impegno ed esercitarlo confidando nella tua tenacia e nella tua diligenza, poiché hai esperienze di queste cose in altri incarichi ed impegni a te affidati e sarà stato supplicato tanto da parte di quelli quanto da parte tua con reverenza affinché la suddetta elezione e nomina non solo noi degniamo di approvare e lodare, ma inoltre secondo la nostra solita benevolenza degniamo concederti questo impegno e ufficio finché vivrai.

 

Noi in verità a quelle stesse affermazioni con le quali il detto Raimondo de Tassis fu spinto a sceglierti e a nominare in virtù dei molti meriti e servizi a noi prestati e assolti in molte spedizioni di guerra in considerazione della fiducia e vigilanza prestata riguardo gli incarichi a te affidati su richiesta del detto Raimondo liberamente approviamo, col tenore delle presenti, per nostra sicura, espressa e deliberata volontà e per nostra regia autorità, la nomina e l’elezione suddetta sicura e favorevole decidiamo, ordiniamo, crediamo che tu Blasio di San Martino sia cursore ossia Maestro delle Poste nel Regno di Sardegna presso il nostro viceré e capitano generale che ora è nel nostro regno o lo era pro-tempore, e ti concediamo questo incarico finché vivrai e non ci sia nessun altro cursore nel Regno di Sardegna e nessun altro ottenga tale incarico sinché tu sei vivo e tu lo eserciti fedelmente e legalmente e con i tuoi sostituti di cui tu ti assumi la responsabilità, tanto per le questioni reali pubbliche che private e lo eserciti in tutte le parti e luoghi del regno utilizzando come strumenti i cavalli e gli altri mezzi necessari e con persone opportune ossia sostituti, che tu avrai cura di scegliere, ordinando le armi, le regalie con altri simboli e figure, come è solito accadere negli altri uffici postali. Esponendo pubblicamente degli oggetti pendenti dinanzi alle porte di quelle case e adempiendo a tutti gli altri servizi ed esercitando liberamente in tal modo che si mostrino pertinenti al detto ufficio, alla sua cura ed esercizio.

 

Avrai, riceverai e così pure avverrà per le persone da te deputate a tale ufficio i giusti diritti e compensi che normalmente ricevono i cursori dei nostri regni. Godrai inoltre e godranno i tuoi collaboratori di tutti i privilegi e prerogative di cui sono soliti usufruire i Maestri delle poste.

Nell’esercizio di tale ufficio queste persone dovranno giurare nelle mani del viceré o di un’altra persona dotata di tali poteri e che goda dei nostri favori. Inoltre sarai sottoposto al Serenissimo Filippo, principe delle Asturie e […], figlio primogenito e nostro nipote e legittimo successore, rivelando il nostro intento e sotto paterna autorità ordiniamo ai nostri consiglieri e fedeli, al luogotenente capitano generale del regno di Sardegna, al reggente della nostra cancelleria, ai governatori o riformatori del capo di Cagliari, Gallura, e Logudoro, ai vicari, alle potestà all’avvocato e procuratore fiscale, agli alguazeri, ai virgari, ai portari, e a tutti gli altri ufficiali sudditi nostri del regno, diciamo e ordiniamo, con la nostra autorità reale a pena di incorrere nella nostra indignazione ed ira al pagamento di 1000 fiorini d’oro d’Aragona da esigere assolutamente dal nostro erario, che mantengano, reputino e rispettino te, detto Blasio di San Martino finché vivrai e nessun altro rispettino quale cursore Maestro delle poste nel regno di Sardegna e ti pongano in reale e corporale possessione del detto ufficio, difendano ciò che è stato stabilito contro tutto e tutti e corrispondano i salari ed emolumenti per i quali è lecito che la nostra concessione in ogni singola circostanza sia soddisfatta.

Rispettino fermamente, osservino e facciano in modo che sia rispettata in modo assoluto e non contravvengano o permettano che qualcuno possa contravvenire per qualche ragione o causa a quanto stabilito il nostro principe.

 

Quest’ordine lo emaniamo in presenza di testimoni e con un documento munito di sigillo pendente, dato a Ratisbona l’ultimo giorno di luglio del 1546, nel 28° anno di regno di Castiglia e delle legioni di Granata, e nell’anno 33° di Navarra, nel 32° di Aragona, delle due Sicilie, Gerusalemme e del 31° negli altri regni.

Io e il re.

 

Fatto e visto dal tesoriere generale, da Sanchez reggente e Figueroa reggente. La Cattolica Maestà ordina a me Bartolomeo di Lobera per mezzo di Pere Figuerosa la Generale Tesoreria e per Sanchez reggente la Cancelleria.” 

 

 

Nel 1552 furono istituite lungo l’asse viario principale Cagliari-Sassari-Portotorres 16 stazioni per il trasporto della posta da un capo all’altro dell’isola. Le stazioni servivano per il ristoro dei corrieri e per il cambio dei cavalli. La tariffa per il trasporto della posta ufficiale e dei dispacci del viceré era di otto reali per stazione. Per i messaggi urgenti, per i quali si restava in attesa di una risposta, si applicava un sovrapprezzo di due reali a stazione per la posta ufficiale e di 3 reali per quella privata. Di conseguenza il costo per l’invio di un messaggio da Cagliari a Portotorres costava 48 reali.

 

Realizzato il collegamento tra le due città più importanti dell’Isola, era necessario istituire un servizio di collegamento per il ritiro e la consegna della posta negli altri centri dell’Isola. 

Le autorità spagnole, il 18 luglio 1598, nominarono messo ufficiale Gerolamo Fillol, cittadino di Cagliari, affinché gli uffici di posta di Cagliari e Sassari potessero essere di pubblica utilità sia per Sua Maestà il re che per i privati cittadini.

Il Fillol fu incaricato di nominare quattro uomini per la città di Cagliari e sobborghi, altri quattro uomini per la città di Sassari e due uomini per le restanti città dell’isola. Questi incaricati dovevano ricoprire le funzioni di messi, con l’uso di un cavallo, per consegnare i messaggi di Sua Maestà e dei funzionari della Corona, compresa la posta privata proveniente dalla terraferma o dall’interno. Tutto il personale era pagato dalla Regia Corte.

 

Era previsto anche il servizio di trasporto di denaro in tutta l’Isola. Il messo viaggiatore, munito di cavallo, era designato dal messo ufficiale, su giudizio del Gran Consiglio, con l’incarico di espletare il servizio con la massima fedeltà, salvo una pena di cinque anni di galera o una multa di 500 ducati. Si riporta il documento originale della nomina del messo ufficiale Gerolamo Fillol.

  

Il re di Castiglia, di Aragona e di Sardegna

 

“L’Illustrissimo e Reverendissimo Signor Don Alonso Lasso in qualità di Arcivescovo di Cagliari e Vescovo delle Unioni, tra cui innanzitutto Sardegna e Corsica, Gonfalone della santa Romana Chiesa, Procuratore di San Saturnino, Signore delle baronie di Suelli e San Pantaleo, del Consiglio della Santa Romana Chiesa, magnifico del nostro Re e per sua Magnificenza Presidente e Capitano Generale nel presente regno di Sardegna, comunica a tutti gli uomini di qualsiasi nazione che in questo regno è stato oggi nominato come messo ufficiale la persona di Hieronj (Gerolamo) Fillol, cittadino di questa città, grazie a un reale privilegio affinché l’ufficio della posta possa ritenersi di pubblica utilità sia per sua maestà che per tutti coloro che appartengono a questo regno. Pertanto Sua santissima, Illustrissima e Reverendissima (Signor Don Alonso Lasso) sulla base delle richieste del detto Fillol ha deliberato e ordinato, all’interno del Reale Consiglio, le seguenti disposizioni:

 

Innanzitutto che il detto Hieronj Fillol, messo ufficiale, nomini quattro uomini per la presente città di Cagliari e per i suoi sobborghi, nonché altri quattro uomini per la città di Sassari e per le restanti città del regno altri due uomini, tutte persone degne, le quali devono ricoprire il ruolo di messi, ciascuno di essi deve essere dotato di un proprio cavallo ben lustrato e sellato in modo tale da essere sempre pronto per partire e consegnare la posta a qualsiasi ora che il messo ufficiale gli comunichi; devono quindi potersi recare sia nelle città che nei luoghi stabiliti dallo stesso messo in modo tale da poter così consegnare la posta.

 

Per tale lavoro, viaggi compresi, saranno pagati dalla Regia Corte, essi devono svolgere il loro incarico dimostrando lealtà in modo tale da onorare il loro compito senza piegarsi davanti a nessuno così come il messo ufficiale farà nelle tre principali città del regno e così sia il suddetto messo ufficiale che gli uomini da lui scelti assicureranno il servizio di consegna della posta nonché qualsiasi incarico che la Signoria Illustrissima, le guardie marittime, gli ufficiali, i ministri di giustizia e i militari e qualsiasi altra persona daranno loro, pena il pagamento di 500 ducati se non adempiranno a tali obblighi, ossia quello di essere pronti ad effettuare tali consegne a tutte le ore. Inoltre chiede che solo una persona degna ed onorabile, su giudizio del Gran Consiglio, possa svolgere tale incarico di consegna di denaro.

 

Quindi solo un individuo designato dal messo ufficiale può effettuare quest’incarico in qualsiasi luogo del regno con il suo cavallo e se non adempie a questa mansione sarà punito con 5 anni di galera o costretto al pagamento di una multa di 500 ducati o ad altre pene stabilite da Sua Signoria in base alle disposizioni delle città in cui tale consegna deve avvenire.

 

Inoltre dispone che tutte le precedenti condizioni relative sia ai messi che alla posta stessa si svolgano, come è d’abitudine farsi, sia nella presente città che in quelle del regno e che gli stessi siano disposti a consegnare la posta proveniente anche dal continente, nonché dispacci ad individui particolari e non, in modo da evitare le suddette pene o eventuali accuse. E affinché le suddette disposizioni possano essere eseguite, ordina che la Signoria Illustrissima faccia depositare la posta nei luoghi designati allo scopo che si trovano in questo regno, in modo che in essi, due cavalli con i relativi cavalieri siano sempre pronti per le consegne e quindi non siano a disposizione dei corpi militari o civili, poiché devono essere scevri da ogni altro impegno.

Ordina inoltre che li si paghi come è d’uso farsi, evitando così inadempienze e le conseguenti pene.

 

Al fine di evitare eventuali ignoranze, sua santissima Illustrissima e Reverendissima ordina che tali disposizioni siano affisse nei luoghi pubblici della presente città e dei suoi sobborghi, nonché nelle altre città e incontrade dell’attuale regno. Dato in Cagliari il 18 luglio del MDIII. L’Arcivescovo di Cagliari. (continua)

 

(di F. Caboni, G. Caddeo, G. Di Bella e G. Licata)