Giuseppe Di Bella

Alcuni elementi tecnici strutturali del francobollo, hanno assunto negli ultimi decenni un improprio e sproporzionato rilievo collezionistico e commerciale.

 

Queste esagerazioni attengono principalmente allo stato della gomma nei francobolli nuovi ed alla “centratura” della vignetta e sono state favorite dalla carenza di una cultura del francobollo quale “documento”.

Contemporaneamente, il mercato ha emarginato i francobolli nuovi senza gomma per i quali manca una specifica catalogazione dei valori postali del Novecento.

 

Queste circostanze hanno determinato una distorsione nel collezionismo e nel mercato, che ha prodotto un aumento esagerato del prezzo dei francobolli nuovi con “gomma integra” e la rigommatura, più o meno fraudolenta, ovvero la timbratura con annulli falsi di centinaia di migliaia di francobolli senza gomma, ovvero lavati perché “ossidati”.

Il risultato è il depauperamento di una parte significativa del patrimonio documentale e collezionistico filatelico.

 

Un problema da affrontare

 

Esaminiamo la problematica più dettagliatamente, utilizzando un metodo oggettivo e avulso da logiche commerciali.

 

La gomma (o colla) è un elemento  tecnico e funzionale del francobollo. Essa viene stesa ab origine al retro dei valori postali per renderne più immediato e facile l’utilizzo primario ovvero l’applicazione sulle missive. Nei lavori preparatori dello stesso Penny black, si parla appunto di “francobollo adesivo”.

 

La gomma è dunque tecnicamente un elemento esclusivamente funzionale che esaurisce il suo compito e la sua utilità, nel momento in cui il francobollo viene adoperato ovvero applicato ad una missiva.

 

Il francobollo è in linea di diritto, un “documento ufficiale dello Stato” ed in quanto tale i suoi “contenuti” assumono rilievo giuridico e politico sostanziale: si ricordi in proposito la vicenda del Gronchi rosa, il cui ritiro è da imputare proprio alla valenza di documento di Stato che il francobollo rivestiva ed al suo conseguente significato politico ufficiale.

 

L’Incaricato d’affari peruviano a Roma, Alfonso Arias Schreiber Pezet, protestò vibratamente e chiese il ritiro del celebre francobollo, proprio perché esso rappresentava un atto ufficiale dello Stato italiano, che non riportava gli esatti confini dello Stato andino, non includendo proprio quel “triangolo amazzonico” conteso dall’Ecuador.

 

Il Perù sostanzialmente temeva che il francobollo esprimesse una posizione politica italiana a favore delle rivendicazioni dell’Ecuador o che qualcuno approfittasse dell’errore per riaprire l’annosa vicenda politica.

 

Ben si comprende che la gomma, dal punto di vista squisitamente giuridico è un elemento poco rilevante tanto che di essa e delle sue caratteristiche, non si fa mai menzione nei documenti normativi che autorizzano l’emissione di carte valori.

 

Altrettanto trascurabile è la gomma dal punto di vista artistico, storico e culturale se si eccettua l’uso di componenti particolari in periodi di penuria di materiali (in Italia “gomma di guerra” 1942 – 1948).

 

Neanche dal punto di vista puramente estetico la gomma assume rilievo, come invece avviene per la centratura della vignetta, che almeno riveste questa minimale qualità.

 

Integrità strutturale ed integrità documentale

 

Se si parte dall’assunto che la collezione dei francobolli nuovi deve essere costituita da francobolli allo stato qualitativo posseduto al momento dell’emissione, è innegabile che la gomma, quale elemento originario e costitutivo del francobollo, è partecipe della sua “integrità” strutturale, come la carta, la stampa, la filigrana e la dentellatura. Ma mentre un difetto nella carta (strappo, abrasione) o nella dentellatura (mancanze) riduce l’integrità fisica di una carta valori nella sua tipicità, danneggiando il francobollo nella sua materialità documentale, l’assenza di gomma non ne riduce la significatività giuridica, storica e culturale, ma solo quella “collezionistica” in senso stretto.

 

Nonostante la sua irrilevanza dal punto di vista documentale, storico e collezionistico, alla gomma ed alla sua qualità, è stata attribuita nel tempo una sempre maggiore importanza, sia commerciale che collezionistica, che ha determinato una sproporzionata incidenza del suo status qualitativo nella valutazione commerciale del francobollo nuovo.

 

Questo fenomeno, comune oggi a molti altri settori merceologici, ha sostanzialmente una genesi di origine commerciale e va sotto il nome di “RAREFAZIONE”. In pratica l’operazione, che si è sviluppata e consolidata nel corso degli ultimi 50 anni, tende a rendere raro ciò che oggettivamente non lo è attraverso l’esaltazione di una caratteristica secondaria, che assume l’improprio ruolo di “indice di qualità e rarità assoluta” che invero non ha. 

Questa lenta ma progressiva enucleazione qualitativa di “materiali eletti”, che conferisce solo “benefici commerciali”, ha portato a valutare oggi i francobolli con “gomma integra” anche 3 o 4 volte i corrispondenti con traccia di linguella.

 

Stessa operazione di rarefazione è stata realizzata in merito alla centratura della vignetta che, negli ultimi 25 anni, ha assunto un esagerato rilievo collezionistico e commerciale.

 

La verticalizzazione dell’importanza dello status della colla, ha sostanzialmente emarginato dal mercato e dal collezionismo, che questo concetto squisitamente commerciale ha pedissequamente seguito, i francobolli senza gomma che vengono quotati solo fino al 1900. Di fatto le politiche commerciali tendono ancora oggi a privilegiare i materiali artificiosamente rarefatti che consentono maggiori volumi d’affari e quindi lucrativi, e ad ignorare questi francobolli, non presenti nelle vendite, salvo gli esemplari molto rari e fino al 1900. Corollario di quanto precede è la loro bassa quotazione.

 

Va inoltre considerato che lo status della gomma va incontro a valutazioni molto soggettive e accade spesso che una gomma sia “perfetta” al momento dell’acquisto e non lo sia al momento della vendita. Risulta evidente che più è ampia una forbice di apprezzamento soggettivo, più è ampio il possibile divario tra prezzo di vendita e prezzo di acquisto …

 

 

Come evitare la degenerazione della gomma

 

A prescindere dalle considerazioni sulla bassa rilevanza documentale della gomma, vi è da considerare che essa non solo è “culturalmente” poco utile e poco interessante, ma può rendere problematica la conservazione del francobollo.

 

In presenza di talune condizioni ambientali , la gomma “invecchia” molto più velocemente della carta ed ha la tendenza a scurirsi o a degenerare attraverso “ossidazioni” di origine batterica (a colonia) e mutazioni chimico fisiche che determinano cambiamenti di colore più o meno uniformi. La gomma degenera tanto più rapidamente quanto più sono presenti fattori di rischio che attengono in buona parte allo stato ed all’ambiente in cui vengono conservate le collezioni di francobolli nuovi.

 

I fattori di rischio principali, cui si raccomanda ai collezionisti di prestare particolare attenzione, sono:

 

1 – il tasso di umidità dell’ambiente in cui vengono conservati i francobolli, da considerare il “nemico” principale della gomma;

2 – la luce naturale diretta o molto intensa, in quanto tale (anche se l’album è chiuso);

3 – i batteri;

4 – gli insetti xilofagi ed in particolare il Lepisma saccharina meglio conosciuto come  pesciolino d’argento, molto attratto dalla gomma dei francobolli. Infatti il suo nome deriva dal fatto che questo insetto si nutre preferibilmente di carboidrati come lo zucchero. Il  lepisma predilige le sostanze che contengono amido o polisaccaridi come la destrina usata negli adesivi, ama quindi cibarsi di colla, delle legature dei libri, di foto, di francobolli con gomma;

5 – la presenza di linguella o di parte dei essa;

6 – la presenza di aderenze di materiale estraneo;

7 – la presenza di corpi estranei nell’impasto della carta del francobollo o nella stessa  gomma;

8 – la conservazione dei francobolli nuovi all’interno di taschine di plastica ermeticamente chiuse con fondo di carta o cartoncino;

9 – il permanere la gomma a contatto diretto con carta o cartoncino (peggio se nero), in classificatori e non in pergamino o plastica di adeguata qualità.

 

In merito a questo ultimo punto, a fronte delle frequenti degenerazioni osservate nelle collezioni nuove, conservate in album senza doppia taschina di plastica, tutte le ditte che realizzano album per francobolli, hanno adottato ormai questo standard produttivo.

 

Tra le migliaia di collezioni di francobolli nuovi che ho visionato, spesso ho purtroppo riscontrato uno stato di conservazione non ottimale, proprio perché inficiato da uno o più fattori di rischio tra quelli sopra delineati: ne ricordo in particolare una che mi venne mostrata nel 1984.

 

L’importante collezione, dopo la morte del proprietario, era stata relegata per anni in un ripostiglio alquanto umido. L’intera raccolta, sistemata con linguelle su vecchi album, si era totalmente ossidata. Oltre ai francobolli singoli di Regno e Repubblica, vi era una accumulazione di fogli interi a partire dalla serie dell’UPU del 1949. La gomma aveva assunto un colore bruno scuro ed era inoltre costellata da ossidazioni a macchia ed a colonia che ormai comparivano anche sulla parte anteriore del francobollo. I pesciolini d’argento avevano aggredito i fogli in più punti. Il danno era irreparabile, secondo i parametri ordinari, e seppi in seguito che il tutto era stato miseramente … svenduto.

 

E’ noto che negli ultimi 40 anni, a causa delle sopra cennate problematiche di conservazione, centinaia di migliaia di francobolli nuovi con gomma si sono “ossidati” o comunque hanno subito gravi degenerazioni della colla, divenuta bruna o bicolore, proprio a causa del cattivo stato di conservazione.

 

In un sistema culturale “normale”, ovvero razionale e non completamente condizionato da logiche commerciali, sarebbe stato sufficiente lavare i francobolli e continuare a collezionarli, perché da un punto di vista storico, culturale e collezionistico, essi continuano ad avere oggettivamente la stessa validità documentale (si badi, non LO STESSO “VALORE VENALE O COMMERCIALE O PREZZO” che sono concetti diversi e totalmente determinati dal mercato). Il semplice lavaggio, senza rigommatura o annullamento falso, li avrebbe inoltre recuperati al collezionismo e conservati per qualche secolo ancora.

 

Ma l’assenza di una quotazione propria, e quindi di uno stimolo a questo mercato ed anzi l’ostracismo del quale i francobolli senza gomma sono oggetto, hanno determinato il loro accantonamento o la loro “mutazione”.

 

Infatti la maggior parte di questi francobolli, al fine di farli rientrare in qualche modo nel circuito commerciale, sono stati muniti di annulli completamente falsi. Quelli di elevato costo sono stati spesso “rigommati” e non sempre rivenduti … come tali.

 

Questo fenomeno ha determinato, per fare un esempio pratico, lo snaturamento di una notevole parte dei francobolli del Regno d’Italia che ossidatisi in notevole quantità, sono stati muniti di annulli completamente falsi, spesso impressi con timbri di gomma che più che annullare hanno sporcato i francobolli.

 

Il fenomeno della “bollatura” dei francobolli lavati perché ossidati, ha assunto proporzioni tali, che oggi sul mercato è divenuto difficile trovare francobolli del ventennio fascista nuovi con traccia di linguella e ben conservati, mentre di quelli muniti di annulli falsi, non vi è ormai richiesta alcuna. Il danno per il patrimonio storico documentale e per il collezionismo in quanto tale, appare evidente.

 

A comprova della sostanziale bassa rilevanza collezionistica della gomma, vi è poi un’altra considerazione oggettiva: i regolamenti nazionali ed internazionali per le esposizioni a concorso, giustamente non prendono in considerazione l’esistenza e lo status della gomma come specifico parametro di giudizio delle collezioni. Al più, solo in presenza di collezioni di filatelia tradizionale aventi per oggetto “francobolli nuovi”, lo status della gomma e quindi la conservazione di questo elemento, potrebbe rientrare nel sub parametro “Condizioni”  (qualitative e di conservazione), punti 10 su 100.

 

Concludendo, a mio parere, sembra giunto il momento di una visione più matura del collezionismo e maggiormente legata agli aspetti storici e culturali del francobollo piuttosto che a quelli commerciali.

Dunque l’invito ai collezionisti è quello di prestare la massima attenzione alle condizioni ambientali in cui vengono conservate le collezioni di francobolli nuovi con gomma ed ai materiali utilizzati, e a non emarginare i francobolli senza gomma che conservano tutta la loro significatività, pur avendo attualmente un “valore” venale commerciale molto inferiore.

 

E’ quindi auspicabile che finalmente si valorizzino questi francobolli con una classificazione ed una valutazione specifica, almeno per le emissioni fino al 1950.

 

Considerato che in Europa ed in tutto l’Occidente, si collezionano principalmente francobolli nuovi “con piena gomma”, queste argomentazioni possono sembrare “lontane” dalla realtà operativa del mercato e dalle idee della maggior parte dei commercianti e dei collezionisti, ma ritengo che sia il mercato a dover seguire i collezionisti e non il contrario.

 

Un cambiamento culturale possibile … forse inevitabile

 

Anche se in Italia vi è la tendenza storica all’immobilismo ed alla cristallizzazione dei fenomeni sociali e culturali, assuefazione caratteristica delle società “vecchie” e decadenti nelle idee quanto nei costumi, nel settore filatelico si colgono alcuni segnali di cambiamento e una prospettiva nuova per i francobolli senza gomma, forse oggi è possibile.

 

Molti movimenti si registrano nell’ambiente filatelico. Commercianti, Editori e Periti, sono in fermento ed impegnati su diversi fronti per la soluzione di annose problematiche.

Forse tutto questo è l’effetto di alcuni fatti nuovi, accaduti nel 2010, che hanno “turbato“ equilibri consolidati da decenni.

La prima novità è rappresentata dalla creazione del Collegio nazionale dei Periti filatelici, che ha determinato una spaccatura e di fatto ha costretto anche la “vecchia guardia” a prendere posizione, ad “uscire allo scoperto” sulle notevoli problematiche del settore. Una “scossa” utile a razionalizzare il settore? Si vedrà.

 

Ma la novità più rilevante nel panorama filatelico italiano, perché di carattere generale e trasversale, è la fondazione del Club della Filatelia d’oro italiana, Organismo assolutamente autonomo, che con l’emissione di tre pareri/inviti, (su “investimenti”, prezzi di catalogo e perizie) è intervenuto nel merito di alcune problematiche di massimo rilievo collezionistico e culturale (vedasi meglio nel sito web www.clubfilateliaoro.it ).

 

Gli obiettivi del nuovo Sodalizio, profilano finalmente una visione diversa e non speculativa della filatelia, nella quale diventa preminente il collezionista e la sua ricerca culturale: un modo nuovo e maturo di fare filatelia, e direi finalmente innovativo, nel quale forse vi è posto anche per i francobolli senza gomma.