Giuseppe Di Bella

A seguito dell’emanazione del secondo PARERE e del relativo INVITO, Italiainformazioni ha intervistato Emanuele Gabbini, Presidente del Club della Filatelia d’oro italiana, sui contenuti e sugli effetti dell’iniziativa.

 

Presidente, quale è il bilancio di questo primo semestre di vita del Club? 

 

Il Club rappresenta oltre 100 collezionisti italiani titolari di una medaglia d’oro in manifestazioni nazionali o internazionali, e altri cento simpatizzanti. Indirettamente rappresenta tutti gli appassionati che desiderano la crescita della filatelia e che vengano sanate alcune gravi incongruenze che sono di freno allo sviluppo e mettono a repentaglio la passione per questo stupendo hobby e le collezioni costruite con anni di fatica, ricerca, studio ed esborsi economici.

Da maggio a settembre, il sito del Club è stato visitato da ben 2.245 differenti visitatori, con 6.660 visite per la consultazione di 37.814 pagine.

Siamo veramente soddisfatti perché il Club in pochi mesi si è affermato come soggetto attivo e riconosciuto nel mondo del collezionismo italiano.

 

Su quali direttrici vi siete mossi?

 

Abbiamo realizzato con grande successo un primo intervento di prova a Martinengo lo scorso giugno, ovvero divulgare la filatelia ad adulti non collezionisti; abbiamo raccolto i fondi per avere gli strumenti necessari per effettuare degli eventi professionali e stiamo realizzando una splendida pubblicazione da distribuire gratuitamente ai partecipanti agli incontri divulgativi. 

 

I prossimi eventi?

 

Il primo sarà a Spotorno in dicembre, ma stiamo già lavorando per altri eventi che, con ogni probabilità, seguiranno nei primi mesi del 2011 a Bergamo e Venezia poi, il 2 giugno, nuovamente a Martinengo. 

 

Come sono stati accolti i vostri PARERI/INVITI? 

 

Abbiamo pubblicato “La filatelia italiana va rifondata” e “Inadeguatezza dei cataloghi dell’area italiana” seguiti da due Inviti “Invito a non usare il termine investimento in filatelia” e “Invito alla razionalizzazione dei francobolli dell’area italiana”. I due Pareri sono molto circostanziati e così pure gli Inviti e sono stati approvati dai soci e simpatizzanti all’unanimità dei consensi.

Gli effetti non possiamo ancora quantificarli, è troppo presto. Ma alcune reazioni sono già abbastanza delineate: buona parte dei collezionisti ci segue con attenzione e condivide la nostra azione, mentre altre componenti del mondo filatelico oscillano tra scetticismo e silenzio.

  

Quali sono i motivi di questo silenzio? 

 

Non è facile rispondere, ma verosimilmente non è ancora chiaro a tutti i soggetti che la nostra azione tende a “salvare” la filatelia da una morte annunciata.

Noi desideriamo che questa passione culturale continui e si sviluppi, altri verosimilmente non guardano al futuro, ma vedono nella filatelia solo un’occasione di speculazione. 

Noi non vogliamo danneggiare nessuno ma vogliamo anche tutelare i collezionisti da chi pensa solo agli incassi di oggi, non considerando che l’attuale situazione potrebbe portare nel giro di pochi anni alla scomparsa dell’intero settore, con gravissimo danno per la cultura, i collezionisti e per tutte le aziende che vivono di filatelia.

Sia chiaro a tutti: i collezionisti possono vivere senza collezionare, le aziende non possono vivere senza i collezionisti. 

 

La stampa filatelica vi affianca in questa operazione? 

 

Grande enfasi è stata data dalla stampa filatelica al comunicato stampa per la nascita del Club ed a quello per la pubblicazione del sito; già il comunicato stampa per il primo Parere ed Invito è stato ignorato da qualche organo di informazione. Assordante è stato il silenzio dopo il comunicato stampa del secondo Parere ed Invito, pubblicato solo da Italiainformazioni, dal sito del CIFO, da il Postalista e da quello dell’AISP. Per la carta stampata occorrerà attendere qualche settimana.

 

Quali reazioni dagli altri “soggetti istituzionali”?

 

La reazione ufficiale al primo Parere ed Invito da parte della Associazione filatelisti italiani professionisti e della Borsa filatelica nazionale è stata “Ne discuteremo in un prossimo Consiglio” poi … più nulla.

Nessuna reazione ufficiale, ad oggi, dagli Editori di Cataloghi sul secondo Parere ed Invito.

 

Perché? 

 

Siamo consci che con le nostre articolate ed oggettive argomentazioni, mettiamo in discussione posizioni di privilegio consolidate da decenni e notevoli interessi commerciali, ma siamo anche consapevoli che a noi interessa, legittimamente, solo lo sviluppo della filatelia e la trasparenza del mercato: due cose, oggi, apparentemente non conciliabili.

Eppure dovrebbe essere chiaro a tutti che il futuro per i commercianti, per gli editori, per i periti, per i giornalisti filatelici e per i collezionisti è legato ad un’unica prospettiva: lo sviluppo della filatelia che non può esserci senza trasparenza, senza pensare, investire e lavorare per un futuro possibile.

 

Cosa ne pensano i collezionisti? 

 

Molti mi hanno chiesto cosa si può fare. Ho risposto che è necessario e urgente far percepire a tutti che esiste un movimento di opinione che coinvolge migliaia di collezionisti, che sono poi quelli che mettono la mano in tasca, occorre farsi sentire, con garbo ma con fermezza, in modo tale da chiarire che la situazione attuale non può continuare. 

E’ necessario far capire che i collezionisti sono stanchi di essere in balia di interessi ad essi estranei se non contrapposti, e che, perdurando questa situazione, potrebbero smettere di collezionare, come tanti hanno purtroppo già fatto.

 

Insomma Presidente, Lei profila una rivolta dei peones?

 

Tutti dobbiamo fare la nostra parte, dai grandi collezionisti fino ai piccoli che comprano le novità alla Posta. Non è più ammissibile attendere che “altri” lavorino, parlino, scrivano, facciano, mentre noi stiamo a guardare, al più dondolando la testa per annuire! 

 

Si potrebbe arrivare a forme di “protesta” organizzata?

 

Non posso escluderlo. Noi affermiamo dei concetti oggettivi e circostanziati: ritengo che i collezionisti attenti comprendano quali comportamenti collezionistici ed economici è meglio tenere.

Se poi sarà necessario organizzare qualcosa di più complesso e articolato, non ci tireremo indietro.

 

Uno sciopero dei collezionisti? 

 

Perché no?