Giulio Giallombardo

“Questa notte ho sognato di ballare la samba con la stanza”. Non si è fatto prendere dal panico, Michele Benanti, palermitano che vive a Tokyo da due anni, mentre uno dei dieci più violenti terremoti che la storia ricordi devastava il Giappone. Testimone, suo malgrado, di una catastrofe epocale, Benanti, 30 anni a giugno, studente di politica all’Università di Tokyo, alle quattro (ora locale) della seconda mattina successiva al disastro, ci ha raccontato la sua esperienza, via chat, su Facebook.

 

Che aria si respira a Tokyo a quasi 48 ore dal terremoto?

 

“Qui, ad essere sinceri l’atmosferà è molto tranquilla. Più che per le scosse, la gente è preoccupata per il blocco del gas, della luce e in alcune zone anche dell’acqua. Per non parlare dell’interruzione delle linee ferroviarie. Ho visto in stazione la gente che aspettava, incolonnata in lunghe file, taxi e pullman che non arrivavano”.

 

Come ha vissuto gli attimi della prima scossa? Dove si trovava?

 

“Ero in casa. Subito ho cercato riparo sotto l’architrave. Dopo sono uscito fuori in strada. Le scosse, anche se più leggere, sono durate tutta la giornata, alcune perfino fino ad oggi. Nonostante in Giappone siano fenomeni molto frequenti, ieri un anziano mi ha detto che un terremoto del genere non l’aveva mai sentito. Io, non ho avuto paura fino a quando mi sono accorto che la scossa stava durando un po’ troppo. L’importante è non farsi prendere dal panico: sono rimasto fermo, ma cosciente del pericolo”.

 

La casa dove abita ha subito danni?

 

“No, per fortuna. Sono tutti edifici abbastanza recenti, costruiti con criteri antisismici”.

 

Come ha reagito la gente in strada dopo la scossa?

 

“Con grande compostezza. Non è stato creato il minimo disagio. Dal momento che i cellulari erano fuori uso, tutti aspettavano ordinati in fila il proprio turno davanti alle cabine telefoniche. Molti si erano concentrati alla stazione, dove ascoltavano gli aggiornamenti sul terremoto”.

 

Ricorda un episodio particolare a cui ha assistito?

 

“Ieri faceva freddo e la gente in strada voleva scaldarsi, quindi file interminabili nei locali dove i responsabili ricordavano a tutti di lasciare libero il posto ai clienti successivi. Quindi chi finiva di mangiare e di bere qualcosa di caldo, dopo essersi riposato per un po’, cedeva il posto a chi ne aveva più bisogno, insomma scene di vita poco probabili in Italia”.

 

La gente teme per l’allarme nucleare?

 

“Sì. Per rallentare la pressione all’interno di un reattore nella già malridotta Fukushima, hanno dovuto far uscire del vapore radiattivo che è stato disperso nell’aria. Di conseguenza, si parla diffusamente del pericolo di pioggie radioattive”.

 

Cosa pensa di fare adesso? Resterà a studiare in Giappone?

 

“Sì, assolutamente. Da qui non vado via”.