Lorena Bobbit ha fatto scuola. A quasi venti anni dal clamoroso caso della donna che tagliò il pene al marito gettandolo via dall’auto in corsa (e che al processo la passò liscia per infermità mentale), un’altra donna statunitense ha gravemente mutilato il marito gettandone il membro nel cassonetto dei rifiuti. Perché non serviva a niente oppure perché si era dato troppo da fare? Non lo sapremo mai.
L’episodio risale a lunedì notte, quando Catherine Kieu, 48 anni, dopo un banale litigio con il marito sessantenne, ha deciso di fargliela pagare drogandolo e incatenandolo al letto. Quando l’uomo si è svegliato, si è trovato di fronte lo spiacevole spettacolo di un coltello da cucina di 25 centimetri.
La donna è accusata di tortura, lesioni gravi e uso improprio di arma bianca ( più improprio di così…) e adesso rischia il carcere a vita, anche se al momento è detenuta in un ospedale psichiatrico in attesa di “valutazione psicologica”.
Kieu e il marito vivevano insieme in un grazioso condominio nel sud della California, nonostante lui avesse chiesto il divorzio per “incompatibilità caratteriale” già lo scorso maggio. Separati in casa, insomma. Prima dell’aggressione avevano litigato per via di alcuni ospiti dell’uomo, evidentemente non graditi.
Al momento dell’arresto, Kieu ha dichiarato alla polizia che il marito "se lo meritava". Per ragioni di privacy la polizia non ha diffuso le generalità della vittima, che ha subìto una delicata operazione. Non è chiaro se il pene sia stato riattaccato o meno. “In caso di perdita del pene – ha però precisato il chirurgo – una struttura simile di limitata utilità può essere ricostruita usando carne e pelle dell’avambraccio".
