Le ambasciate degli Stati Uniti e della Gran Bretagna nello Yamen sono state chiuse in risposta alle minacce fatte da Al Qaida. Gli impiegati yemeniti della rappresentanza diplomatica Usa sono stati invitati a restare a casa fino a nuovo ordine. Lo ha reso noto la stessa ambasciata Usa con una nota nella quale e’ scritto che la sede di Sanaa ”e’ chiusa come risposta alle minacce fatte da Al Qaida nella Penisola Arabica (Aqap) di attacchi contro gli interessi americani in Yemen”.
FONTI, AMBASCIATA SPAGNA LIMITA ACCESSO – Una fonte diplomatica spagnola hanno riferito che la Spagna ha deciso di limitare l’accesso del pubblico alla sua ambasciata in Yemen, senza tuttavia chiuderla del tutto come sostenuto invece dal quotidiano El Mundo. La misura, ha riferito ancora la fonte anonima senza fornire indicazioni su dettagli e durata, e’ stata decisa ”per motivi di sicurezza”.
FARNESINA, OGNI DECISIONE IN RACCORDO UE – ”Qualsiasi decisione sulle attivita’ delle ambasciate europee, come e’ regola in questi casi, dovrebbe essere assunta in coordinamento con gli altri paesi Ue. Dovrebbe essere una decisione comune europea”. E’ quanto sottolinea il portavoce della Farnesina, Maurizio Massari, interpellato in merito a possibili iniziative sulle sedi diplomatiche in Yemen dopo l’annuncio della chiusura delle ambasciate Usa e Gb, in seguito a minacce di Al Qaida nella penisola arabica. ”La solidarieta’ europea nella lotta comune” al terrorismo globale ”e’ quanto previsto dalla strategia antiterrorismo adottata dall’Ue nel 2005 e che prevede – ricorda Massari – un forte coordinamento in sede sia di prevenzione, sia di protezione, sia di risposta agli attacchi e alle minacce terroristiche”.
BROWN, INASPRIRE LOTTA IN YEMEN E SOMALIA – Lo Yemen, cosi’ come la Somalia, ”e’ stato riconosciuto come una delle zone che si devono non solo tenere d’occhio ma dove dobbiamo fare di piu”’. Cosi’ il premier britannico Gordon Brown, in un’intervista alla Bbc, ha spiegato oggi le ragioni che hanno spinto la Gran Bretagna e gli Stati Uniti ad agire congiuntamente nella lotta al terrorismo internazionale in Yemen e Somalia, in seguito al fallito attentato del giorno di Natale al volo Amsterdam-Detroit. ”Collaboreremo con le autorita’ americane per migliorare la lotta contro il terrorismo condotta dalle autorita’ yemenite”, ha dichiarato Brown. Il ”fare di piu”’ cui ha accennato il premier britannico consistera’ nel ”rafforzare la cooperazione anti-terrorismo”, nel ”lavorare meglio negli sforzi dell’intelligence”. ”E naturalmente – ha aggiunto – riguardera’ il modo con cui prevenire la distorsione di una religione buona, l’Islam, da parte di un gruppo di persone che non si fermano davanti a nulla, in un’ideologia criminale che cerca di instaurare un califfato, e di diffondere l’idea che chiunque sia un nemico eccetto quelli che credono in una particolare versione dell’Islam”. Per discutere ”ad alto livello” della ”radicalizzazione” nello Yemen, Brown ha convocato a Londra il prossimo 28 gennaio un vertice internazionale da tenersi in parallelo alla conferenza gia’ prevista sull’Afghanistan. L’intenzione del premier britannico e’ anche di inserire le crescenti minacce terroristiche dallo Yemen e dalla Somalia nell’agenda del Consiglio europeo di questo mese.
CONSULENTE OBAMA, AL QAIDA STUDIA ATTACCO – Il consigliere del presidente americano Barack Obama per l’antiterrorismo, John Brennan, ha riferito dell’esistenza di ”indicazioni che Al Qaida stia pianificando un attentato contro un obiettivo a Sanaa”. Brennan, in dichiarazioni alla Cnn, ha confermato: ”Sappiamo che la’ c’e’ Al Qaida. Sappiamo che dobbiamo stare attenti”.
AMBASCIATA USA PIU’ VOLTE NEL MIRINO – L’ambasciata degli Stati Uniti in Yemen, chiusa oggi dopo le minacce di attentati di Al Qaida, e’ stata piu’ volte bersaglio di attacchi negli ultimi anni ed e’ stata chiusa ripetutamente per motivi di sicurezza. Nel marzo del 2003, il secondo giorno dell’offensiva Usa in Iraq, quattro persone erano morte e decine erano rimaste ferite in scontri tra la polizia e dimostranti che cercavano di assalire l’ambasciata di Sanaa. Tre colpi di mortaio nel marzo del 2008 erano stati sparati contro la rappresentanza diplomatica, mancando l’edificio e finendo su una scuola femminile: una guardia era rimasta uccisa. Nel settembre dello stesso anno c’era stato l’attacco piu’ sanguinoso. Due veicoli carichi di esplosivo e uomini armati di mitra avevano preso di mira l’ambasciata, senza colpirla, ma facendo 19 vittime all’esterno (nessuna lavorava per la rappresentanza diplomatica). Al Qaida aveva rivendicato l’attentato. L’anno scorso, a gennaio c’era stata una sparatoria senza feriti fra uomini armati e polizia a un posto di blocco vicino all’ambasciata. In Yemen, nel porto di Aden, nell’ottobre del 2000 un barchino esplosivo di Al Qaida esplose contro la chiglia del cacciatorpediniere Cole, uccidendo 17 marinai.
