Purtroppo a noi tocca di guardare attraverso l’oblò, non abbiamo il diritto di sorprenderci e di fare paternali ad alcuno. Il simbolo del potere italiano ha mostrato al mondo intero le sue debolezze e dopo averle mostrate, avrebbe voluto che fossero accettate come la normalità. Uno stile di vita compatibile con il ruolo e le responsabilità del capo di una nazione civile.
Ma questa diminutio non può sacrificare il diritto di pensare e, magari, cercare di ragionare su ciò che accade ai potenti, qualunque sia la loro nazionalità, colore della pelle, religione e ideologia.
Mentre altri maitre à penser di gran nome discettano sulla qualità e la riconoscibilità della trappola tesa all’ex direttore del Fondo Monetario internazionale, Dominique Strauss Khan, sulle disgrazie che gli sono piovute addosso, sui bug della giustizia americane (ma anche la sua capacità di redenzione), sull’opportunità che torni in lizza per l’Eliseo, da una parte, o sull’inevitabile conclusione di una battaglia impari fra la cameriera africana e uno dei più potenti uomini al mondo, mentre ci si interroga su tutto questo, noi preferiamo porre sotto i riflettori ciò di cui si parla meno. E cioè la preferenza dei potenti verso i rapporti sessuali orali e sulla saggezza, positiva disposizione d’animo, pazienza e indulgenza delle mogli, generalmente ricche e potenti quanto i mariti (se non di più).
Intendiamo richiamare alla memoria i due casi eclatanti della storia recente, il caso Lewinsky-Clinton e quello, recente Dsk- Ophélia (o Nafissatu), per mettere in giusta luce alcune singolari concomitanze. Il rapporto sessuale fra il Presidente Clinton e Monica Lewinsky si svolse in un lasso di tempo brevissimo. Fu un rapporto orale, arrangiato nel corso di una giornata lavorativa fra una incombenza e l’altra. Niente di più disamorato e irriverente. Monica Lewisky conservò i segni di quel rapporto con l’aiuto della madre, depositando in un frigorifero, se non andiamo errati, il suo soprabito, o qualcosa di simile, in maniera che non andassero perdute le prove di ciò che avvenne.
Non conservò tutto, invece che lavare il soprabito, a futura memoria per mantenere il ricordo di quell’evento straordinario del quale era stata protagonista consenziente, consumato con l’uomo più potente del mondo, ma al fine di trarne beneficio per sé, e causare “maleficio” per il suo partner.
Il Presidente fu perseguito, accusato di spergiuro e si trovò sull’orlo dell’impeachment. Il nostro Giuliano Ferrara, spazientito, titolo a tutta pagina, in prima, sul Foglio: “Tanto casino per un pompino”, misurando la distanza siderale fra il nostro mondo e quello, puritano, dell’America.
La moglie del Presidente, Hillary Clinton, rimase accanto al marito, tenne botta, ne sposò la causa e gli consentì di superare la crisi sia dal punto di vista istituzionale quanto nell’immaginario collettivo. Grazie a Hillary, Bill Clinton continuò ad essere amato e rispettato nel suo Paese.
Anne Sinclair, consorte di Strauss Khan, ha mantenuto lo stesso atteggiamento ed ha “salvato” il nome del marito nel momento più difficile, quando è apparso in manette, accanto ai poliziotti, con la barba lunga, il tono dimesso, un uomo distrutto.
Sia Hillary quanto Anne Sinclair contano quanto i mariti: sono ricche, potenti, straordinariamente efficienti e potrebbero fare a meno dei rispettivi partner. Non perderebbero nulla, lasciandoli al loro destino. Tuttavia, non ci guadagnerebbero niente, anzi. La loro vita sociale, non economica, ne risentirebbe e il loro futuro diverrebbe incerto.
Se Hillary non fosse rimasta accanto al marito, non avrebbe potuto concorrere con Obama per la candidatura alla Presidenza degli Usa, e soprattutto non sarebbe il segretario di Stato Usa, la poltrona più importante dopo quella del Presidente.
Che cosa ne verrebbe alla signora Sinclair in caso di abbandono del marito? A questo punto niente, perché Ophelia aveva architettato tutto per guadagnarci un poco di quattrini da quel rapporto orale, consenziente. Si tratta semmai ora di stabilire se abbia costruito con complici il suo trappolone o abbia fatto tutto da sé, come ancora qualcuno sostiene.
Le due signore hanno avuto lo stesso comportamento. I loro mariti avevano le stesse abitudini? L’amore “breve”, sbrigativo, disamorato, sarebbe nelle corde dei potenti? Strauss Khan ha suscitato tanti ricordi in alcune donne che l’hanno conosciuto “da vicino”. Pare che non controllasse i suoi impulsi sessuali ed abbia perciò insidiato più d’una. Nessuno l’aveva denunciato prima questo vizietto, ma c’è sempre tempo. Ne hanno approfittato per raccontare ciò che avevano nel petto da chissà quanto tempo.
E ora? Strauss Khan “vittima” non può essere deriso e “mascariato” come prima. E’ possibile che ritrovi la strada dell’Eliseo. Lo sporcaccione incallito, stando alle autorevoli testimonianze e i commenti severi delle femministe, è stato preso al laccio da Ophelia. Ha il diritto di rivendicare l’onore perduto e di riprendersi il posto che aveva nel contesto politico (ma non nel Fmi, dove è stato prontamente sostituito da una francese, la signora Laguarde).
Tuttavia, fermo restando il ruolo di vittima di un complotto, a questo punto probabile, resta il fatto che il signor Strauss Khan è un puttaniere, visto che si è recato nell’ormai celebre hotel al solo fine di sbrigare una pratica veloce con una cameriera. La qualcosa non farebbe onore ad alcuno, seppure non sia penalmente perseguibile.
Siccome potrebbe diventare il successore di Sarkozy, questa condizione non proprio “spendibile” del suo carattere va tenuta in conto oggi, e non domani.
