Salvatore D'Anna

"A marzo c’e’ una vasta tornata elettorale", un "test politico importante, una sorta di elezioni di medio termine, piu’ o meno un referndum sul governo. Ma poi basta: si apre un periodo di quasi 3 anni di tregua elettorale. Un tempo politicamente lunghissimo, il tempo delle riforme". E quella fiscale e’ "la riforma delle riforme" perche’ e’ "fondamentale sia per lo Stato sia per l’economia". Il titolare del dicastero di Via XX Settembre, Giulio Tremonti, in un’intervista ‘Il Sole 24 Ore’, non lascia equivoci su quella che ritiene una priorita’. "Il senso della discussione che ho fatto con il presidente del consiglio, e sul quale pienamente concordiamo -spiega- e’ che abbiamo tre anni per fare una riforma fiscale. Una riforma che puo’ e deve essere fatta, e sara’ fatta non in termini di speculazione elettorale o di avventurismo demenziale, ma in termini di vero riformismo". Innazitutto, sara’ finanziata anche al suo interno, puntera’ sullo spostamento delle imposte dalle persone alle cose e sulla semplificazione ed avra’ tempi lunghi: chi va piano -dice il ministro- va sano e lontano".

"Il sistema fiscale italiano -rileva- e’ stato disegnato negli anni 60, messo in legge negli anni 70 e da allora continuamente rattoppato. Fondamentalmente riflette un mondo che non c’e’ piu’: e’ cambiato il modello produttivo" (falla grande fabbrica alle pmi).

 

Insomma, evidenzia Tremonti, "non possiamo entrare nel nuovo secolo con una macchina di 50 anni fa". E le attuali "153 voci" di imposte che gravano sui cittadini "restano misteriose ed odiose e questo fa crescere la sfiducia verso lo Stato". Oltre al fatto che "il centralismo fiscale impedisce di vedere dove vanno effettivamente tutti i soldi". In una frase "serve la grande riforma": i rattoppi non bastano piu’.

 

 

"Non e’ affatto escluso che nel tempo a venire si possano aprire all’improvviso, prima del tempo previsto, finestre di opportunita’ per riduzioni fiscali, ma queste devono essere sottoposte ad un vincolo fondamentale: quello della disciplina di bilancio". La pensa cosi’ il titolare dell’Economia, Giulio Tremonti, che, intervistato da ‘Il Sole 24 Ore’, aggiuge: "In ogni caso e’ certo, fin d’oggi, che gli effetti della ripresa dell’economia, del contrasto dell’evasione fiscale e della riduzione della spesa pubblica saranno, a partire dal federalismo fiscale, destinati alla riduzione delle tasse". Federalismo che, tiene a sottolineare, avra’ come effetto "il contenimento della spesa corrente". I costi standard, infatti, "ridurranno nell’efficienza, la spesa pubblica, dal comparto sanitario fino a quello delle pensioni di invalidita’, perche’ anche queste dovranno entrare negli standard, individuando chi non ne ha diritto".

 

Quanto invece alla lotta all’evasione, dice il ministro, "e’ un’azione che stiamo sviluppando con il determinato impegno dell’Agenzia delle entrate e della Guardia di finanza. Nel contrasto ai paradisi fiscali, lo scudo non e’ la fine ma il principio. Ma anche il contrasto all’evasione si sviluppera’ – rileva – soprattutto con il federalismo fiscale. In un paese con 8mila comuni e 8 milioni di partite iva un’azione vincente in questo ambito puo’ essere prodotta solo con la partecipazione dei comuni. E il federalismo fara’ si’ che questi saranno direttamente interessati a rafformare le proprie entrate".

 

"Ricordo la lettera" inviata nel 94 dagli Stati Uniti da Carlo Maria Cipolla che "mi incitava ad andare avanti sul progetto" di riforma contenuto nel Libro Bianco. Libro in cui "erano indicate – dice Tremonti – le direttrici di fondo che con il presidente del consiglio riteniamo ancora valide: dal complesso al semplice, dal centro alla periferia, dalle persone alle cose. Sull’Irpef – non c’erano indicate due sole aliquote, ma si diceva che ‘si presentano quattro curve tra cui scegliere, una di centro, due borghesi, una proletaria. Sara’ il dibattito ad indivduare la piu’ opportuna’. Un modo un po’ scherzoso per prorre un problema vero. C’era poi l’ipotesi di un sistema ad otto tributi con cui si cervaca di entrare nella modernita’". Nel ’94, rammenta ancora il ministro, "la ‘cittadella’ del pensiero consolidato reagi’ male all’idea di un attentato al primato dell’imposta personale. Ma l’ultimo congresso celebrato dalla Cisl si e’ espresso, all’opposto, proprio sul principio del favore per un passaggio dalle persone alle cose. E l’ho trovato straordinariamente lungimirante. Le tre direttrici di riforma allora erano visionarie, ora c’e’ un crescente consenso. Vede che il tempo serve e che tutto non si puo’ sincopare nelle polemiche e nelle invettive. Naturalmente c’e’ da discutere quando per esempio da sinistra si chiede di rivedere l’imposizione sulle persone aumentando quelle sulle rendite. L’idea era gia’ nel Libro del ’94, ma ricordo che un conto sono le ‘rendite’, e se vuole la speculazione finanziaria, un conto e’ il risparmio della gente comune".