Alessandro Bisconti

(Enzo Coniglio) Non si può certo dire che Mario Monti non si dia da fare per “salvare l’Italia” – come egli stesso ama ripetere – anche a costo di adottare “misure dovute” del tutto impopolari in ossequio agli impegni in precedenza assunti dal precedente Governo Berlusconi a livello europeo, di cui noi cittadini ne avremmo fatto ben volentieri a meno.

 

Finita la fase di tali “impegni dovuti” per 62 miliardi di Euro in tre anni, Mario Monti inizia ora la seconda fase denominata degli “impegni voluti” e che dovrebbero servire a rilanciare l’economia italiana e ad assicurare l’agognata crescita a dispetto di una fase recessiva che sembra sia addirittura iniziata.

 

Chi si aspettava che le misure adottate e l’indiscussa autorevolezza di Mario Monti avrebbero “convinto definitivamente i mercati” e far cadere lo spread e far cessare le turbolenze dei mercati, si è dovuto ricredere, come d’altronde avevamo costantemente ripetuto da questo quotidiano; e il motivo è molto semplice: siamo di fornte a dei mercati speculativi che hanno tutto l’interesse a mantenere depresso il mercato per poter lucrare un eccellente tasso usuraio del 7% su un Paese assolutamente solido e dai fondamentali non compromessi. Ciò significa in altre parole che ricchezze effettive indispensabili per annuillare il deficit e ridurre il debito, frutto di nostri sacrifici lacrime e samgue, stanno servendo soltanto a rimpinguare le tasche di vili speculatori che dovrebbero essere messi alla gogna ed espulsi senza mezzi termini dalla nostra società civile dopo un regolare processo e una radicale riforma degli strumenti finanziari.

Da questa esperienza dei mercati, ampiamente prevista e annunciata, ne deriva che il risanamento e il rilancio del nostro Paese devono necessariamente avvenire attraverso due serie di interventi:

una serie di interventi interni che annullino gli sprechi e i privilegi, combattano con assoluta risolutezza le illegalità che hanno raggiunto i 60 miliardi, l’economia sommersa e l’evasione fiscale per 200-250 miliardi; aumentino il valore dei salari e riducano drasticamente le rendite finanziarie; rimettano in moto gli incentivi, i prestiti e i mutui ai privati e alle imprese; favoriscano la ricerca e l’innovazione scientfica e tecnologica; permettano ai giovani di rientrare nel mondo del lavoro….
Ma tali misure, per essere efficaci, richiedono l’adozione di una serie di interventi fondamentali a livello europeo e a livello planetario essendo l’Italia a pieno titolo parte fondamentale dell’Unione Europea, della zona Euro e della cosiddetta “economia di mercato occidentale”.

 

Chi pensa che uscendo dall’Euro e dall’Europa si risolvono i nostri problemi, si sbaglia di grosso. Al contrario, bisogna assicurare in tempi relativamente brevi, l’adozione di una comune politica economica europea che ponga il lavoro e la Persona umana a fondamento del proprio sistema; che si opponga con forza ai condizionamenti e alle speculazioni delle società finanziarie e delle società di rating; che riveda il regolamento della Banca Centrale Europea (BCE); che adotti al proprio interno una drastica riduzione della burocrazia e dei privilegi che si stanno formando. Il tutto con l’intento di pervenire in tempi relativamente brevi alla adozione di una Europa politicamente, economicamente e finanziariamente unita.

 

L’Europa deve controllare ed esaltare i propri strumenti di sviluppo e non certo essere controllata e vilipesa dalle specuilazioni finanziarie internazionali.

Naturalmente una tale politica europea dovrà fare i conti con le economie degli altri Paesi, primi tra tutti, gli Stati Uniti e poi a seguire, il Giappone e i Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa), perchè fortemente legati alle nostre economie e ai nostri destini sia in ambito geopolitico che geoeconomico.

Ciò che ci divide è l’ambito geoculturale soprattutto se noi insistiamo come dobbiamo, sul modello umanistico assiologico e su quello della economia classica che privilegia il lavoro sul capitale.

E’ questa la politica del doppio binario che non solo Monti ma tutti noi elettori non possiamo non perseguire. Apprezziamo qiuindi e incoraggiamo gli incontri che Monti sta compiendo in queste ore a livello europeo a condizione che tali colloqui servano non certo a razionalizzare i mercati in funzione del loro profitto speculativo ma a riportarli alla loro funzione di strumento di promozione della qualità di vita dei cittadini.

Impresa quanto mai difficile che avrà bisogno per riuscire, di un capovolgimento della filosofia operativa e la messa a punto di un Nuovo Ordine Mondiale (NOM) che preveda, tra l’altro, la creazione di grandi reti europee e internazionali di cooperazione tra cittadini del tipo: gli Indignados; Occupy Wall Street e Tahrir Square, ecc.

 

Nei dieci anni che ho trascorso negli Usa, attraversando i 50 Stati da Ovest ad Est, mi chiedevo cosa sarebbero gli Stati del centro e del Sud del continente americano se non fossero inseriti all’interno del solido sistema statunitense e del sistena economico occidentale: un disastro. Pensavo per analogia all’Europa e mi convincevo sempre di più che un simile processo urge realizzarlo in Europa. Oggi più che mai a condizione che sia rigorosamente seguita la politica del doppio binario che rispetti appunto le identità nazionali-locali in un contesto internazionale.